Nuovi modelli di governance, cost management e competenze per consolidare la crescita del cloud

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Attualità

Nuovi modelli di governance, cost management e competenze per consolidare la crescita del cloud

I benefici del cloud, in crescita del 18% nel 2022, sono sempre più percepiti a tutti i livelli delle organizzazioni, come evidenzia l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano. Il contributo del cloud alla sostenibilità economica della trasformazione digitale per le imprese e per la PA è però condizionato dalla capacità del suo complesso ecosistema di fare un salto culturale e di competenze, necessari per consentire alle organizzazioni di gestire in modo efficace e trasparente i costi. Necessaria in questa logica anche l’evoluzione delle piattaforme di cost management che l’Osservatorio ha classificato, attraverso un confronto fra offerta ed esigenze della domanda.

11 Nov 2022

di Elisabetta Bevilacqua

In un contesto caratterizzato dalla crescente incertezza economica, il paradigma cloud si avvicina sempre più al sorpasso, soprattutto per il contributo delle grandi imprese dove il 44% delle applicazioni è erogato nella nuvola. Anche le PMI fanno registrare un andamento positivo: il 52% utilizza almeno un servizio cloud, con il 7% di incremento in un anno, e un aumento di spesa previsto del 24% nel 2022. “La pandemia ha rappresentato un importante banco di prova, dimostrando che chi aveva investito in cloud poteva disporre di processi già pronti per offrire una risposta rapida all’emergenza”, sottolinea, commentando la fotografia dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il responsabile scientifico Stefano Mainetti.

Questo risultato ha assegnato al cloud una crescente popolarità nelle organizzazioni di ogni tipo. Nel 56% delle aziende che lo utilizzano, la spinta all’adozione deriva dalle LOB e, per alcune piattaforme, l’impulso viene direttamente dai vertici aziendali. Anche quando l’adozione viene effettuata in una logica tattica, è sempre più presente la consapevolezza di benefici strategici, come la reattività e la rapidità nel lanciare nuovi business (per il 63% delle organizzazioni), la capacità di coinvolgere diversamente i clienti interni e recepirne le esigenze (55%), l’aiuto per diffondere la cultura della digital transformation (54%).

Gli ostacoli per un ulteriore sviluppo del cloud

Dall’analisi dell’Osservatorio emergono tuttavia alcune criticità. Il 58% delle grandi imprese attribuisce i costi del cloud in modo centralizzato nell’IT, un modello poco adatto alla flessibilità e alla logica self-service della nuvola. Meno della metà (48%) delle grandi imprese ha avviato almeno un’azione organizzativa connessa all’adozione del cloud, orientandosi, in primo luogo, verso tool applicativi per il monitoraggio e il controllo dei costi. In seconda posizione si trovano azioni di revisione dei processi aziendali relativi alle financial operations IT per gestire la variabilità dei costi, mentre risultano molto limitate le azioni per aumentare la cultura e le competenze, in termini di FinOps, attraverso la formazione o l’inserimento di nuove figure professionali.

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Tuttavia, difficilmente le organizzazioni avrebbero potuto fare altrimenti per far fronte all’urgenza, elemento su cui si focalizza Michele Paolin Partner, Cloud Migration and Managed Services Leader di Deloitte nel suo intervento. “I CIO delle società italiane quotate, gran parte delle quali spendono mediamente due milioni di euro l’anno per il cloud, nel mettere a punto in questi mesi il budget, dovranno prevedere un incremento di mezzo milione di costi operativi, con ricadute sull’EBITDA e un impatto significativo sugli investitori”, esemplifica. È carente, a suo parere, la competenza interna non solo economica, finanziaria, valutaria, ma anche tecnica, degli strumenti per valutare e ottimizzare la gestione del cloud, competenza che non si improvvisa da un giorno all’altro.

“Il passaggio al cloud ha un impatto innanzi tutto sulla struttura IT in termini di competenze e figure professionali – sostiene a sua volta Davide Riso, Head of Solutions Centre of Expertise, Vodafone Business Italy – L’IT deve evolversi da struttura fatta di ‘esperti nell’uso del cacciavite’ a struttura di governance, capace di monitorare costi e valutare performance, SLA, KPI… oltre a gestire più aspetti trasversali connessi a contratti, ufficio acquisti, finance, sicurezza in ambito cloud e multicloud”.

Gestione finanziaria del cloud: le tecnologie a supporto delle organizzazioni

Una soluzione transitoria potrebbe consistere nell’affidare la gestione dei costi, eventualmente in una logica di success fee, al Managed Service Provider che già oggi gestisce per l’azienda le performance, l’affidabilità e la sicurezza. In prospettiva, però, le aziende dovranno essere in grado di portare internamente le competenze, andando a individuare un modello operativo e di governance in grado di sfruttare il cloud come una leva per la trasformazione digitale.

L’urgenza crescente di questa sfida, anche per il futuro, porta al centro l’interesse per metodologie come il FinOps e per strumenti tecnologici capaci di fare previsioni dei costi che aiutino a bilanciare tariffe bloccate e on demand con l’obiettivo di realizzare un sistema più efficiente ed economicamente sostenibile.

A partire da queste considerazioni, l’Osservatorio ha dedicato un’attenzione specifica ai tool per la gestione dei costi cloud, delineando uno scenario frammentato che vede tre diverse tipologie di strumenti:

  • sviluppati internamente, a cui le aziende ricorrono quando non trovano risposte sul mercato;
  • forniti dai cloud provider che, non potendo gestire ambienti multi-cloud, presentano il rischio di lock in;
  • cost management platform, offerte dal mercato e dotate di tool trasversali su più cloud provider, multifunzionalità e intelligenza per un’ottimizzazione automatica.

L’Osservatorio ha censito 57 realtà italiane dell’offerta (startup e player tradizionali), che mettono a disposizione piattaforme di cost management, generalmente capaci di supportare la metodologia FinOps e di offrire una molteplicità di funzioni, come classificazione del tagging delle applicazioni, monitoring continuativo, alert notification in caso di anomalie, fino all’ottimizzazione in termini di suggerimenti o di spegnimento automatico di risorse sottoutilizzate.

Nel confronto con il punto di vista della domanda, emerge però che le aziende lamentano la scarsa adattabilità ai diversi contesti di business di questi strumenti. “In una banca o in un’azienda manifatturiera il Capex e l’Opex sono percepiti in maniera differente”, spiega Marina Natalucci, Ricercatrice Senior, Osservatorio Cloud Transformation, notando che nelle piattaforme di cost management le aziende raramente trovano modelli di business appetibili e benefici chiari, con il rischio di percepirle come un inutile sovra-costo.

La partita si dovrà dunque giocare in partnership, fra aziende della domanda e dell’offerta, anche nel campo della Pubblica Amministrazione. Questa, nell’attuare la strategia Cloud Nazionale, non potrà concentrarsi solo sugli investimenti ma dovrà rivedere anche aspetti culturali e organizzativi per tenere conto del cambiamento nei modelli di procurement e delle financial operations IT.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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