Multi cloud, pilastro della digital transformation: a che punto sono le aziende italiane

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Multi cloud, pilastro della digital transformation: a che punto sono le aziende italiane

La possibilità di connettere e orchestrare risorse on-premise e nuvole pubbliche multi-brand è la chiave per il business digitale. L’offerta di TIM per la governance di ambienti multi cloud

20 Dic 2019

di Arianna Leonardi

Le infrastrutture IT devono fornire flessibilità e robustezza a supporto del business digitale, che richiede velocità di azione in risposta ai cambiamenti repentini del mercato. Il paradigma multi cloud permette di costruire un ecosistema informativo elastico, scalabile e sicuro come substrato per le iniziative aziendali di digitalizzazione.

Dal datacenter aziendale all’hybrid cloud

Da anni ormai il modello as-a-service si sta affermando come leva competitiva e fondamento per i progetti di innovazione. Dal datacenter proprietario di tipo tradizionale, la trasformazione degli ambienti IT ha visto la progressiva virtualizzazione, razionalizzazione e automazione delle componenti (server, sistemi storage, apparati di rete).

La modernizzazione interna è stata accompagnata dal ricorso a soluzioni di public IaaS (Infrastructure-as-a-service), che permettono di richiamare rapidamente risorse aggiuntive dall’esterno (ovvero dalla nuvola del provider) secondo le necessità contingenti. La scalabilità delle risorse è garantita anche verso il basso e all’interno di contratti a consumo (pay-per-use), che permettono di ridurre i costi dell’infrastruttura evitando gli sprechi.

La commistione di asset privati (all’interno del Ced aziendale) e pubblici (in ambienti cloud multi-tenant) permette di disegnare ambienti ibridi con vantaggi in termini di sicurezza ed elasticità. Si colgono infatti i vantaggi di entrambi i modelli: i sistemi on-premise offrono maggiore controllo sugli asset per applicazioni customizzate o dati soggetti a particolari vincoli di compliance; il public cloud permette di ottenere risorse scalabili e a costi inferiori, con garanzie sulla qualità dei servizi e la certezza di tecnologie sempre manutenute e allo stato dell’arte.

Una forma intermedia tra IaaS pubblico e nuvole on-premise è l’hosted private cloud, costruito all’interno dei datacenter del provider, ma su server esclusivamente dedicati al cliente. Si ottengono così tutti i vantaggi economici di un’infrastruttura gestita (nessun investimento per la costruzione e manutenzione), pur avendo maggiori garanzie in termini di disponibilità e riservatezza.

La flessibilità e la convenienza degli ecosistemi informativi sale ulteriormente di grado a supporto della digital transformation con il ricorso alle soluzioni SaaS (Software-as-a-Service), che permettono la fruizione delle applicazioni attraverso il cloud, e PaaS (Platform-as-a-service), che mettono a disposizione un insieme di risorse e un ambiente completo per lo sviluppo, il test, l’implementazione e la manutenzione dei programmi.

Il cambio di passo verso ecosistemi multi cloud

La consapevolezza delle aziende circa i benefici del cloud (hybrid in particolare) oggi ha raggiunto la fase avanzata di maturità. Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation della School Of Management del Politecnico di Milano, il 31% delle grandi aziende italiane considera la nuvola come la scelta preferibile per le nuove iniziative digitali, mentre l’11% pensa addirittura che sia l’unica opzione disponibile. Il 54% delle organizzazioni ha quindi implementato un ecosistema ibrido e il 21% si trova in una situazione full cloud.

Attualmente il cloud journey delle imprese sta proseguendo su nuove direttrici. Come sottolinea anche l’ateneo meneghino, il paradigma multi cloud acquista sempre maggiore popolarità, permettendo l’integrazione e il coordinamento di servizi erogati da diversi fornitori. Le statistiche rivelano infatti che il 68% delle large enterprise nazionali utilizza più di un cloud provider e mediamente 3.

Finisce quindi l’era della nuvola “mono-brand” per avvicinarsi a ecosistemi sempre più eterogenei, che permettono di connettere: l’hosted private cloud fornito dal service provider; le nuvole pubbliche dei maggiori vendor come Microsoft Azure o Amazon Web Services (AWS) o Google Cloud Platform (GCP); l’infrastruttura privata on-premise dell’azienda utente.

Secondo l’Osservatorio, i benefici attesi dagli ambienti ibridi e multi cloud sono innanzitutto la maggiore continuità di servizio, la scalabilità, il rischio minore di lock-in, l’ottimizzazione dei costi complessivi e delle funzionalità specifiche a supporto dei processi. Ulteriori motivazioni sono riconducibili alla ricerca di efficienza nell’erogazione dei servizi in territori distribuiti e al desiderio (però in progressivo calo) di mantenere le applicazioni critiche in ambienti privati.

Come scegliere il provider che supporta una strategia multi cloud

Tuttavia, nonostante il sensibile cambio di rotta in direzione multi cloud, concretizzare il nuovo modello cogliendone appieno i vantaggi non è un’operazione banale. Il punto dolente rimane la gestione sinergica, agile e automatizzata dell’intero ecosistema: sempre secondo le rilevazioni del Politecnico, solamente il 24% del campione dichiara di orchestrare in modo efficace e integrato le nuvole dei diversi provider, con strumenti e logiche appropriate.

Pertanto, un fornitore di servizi cloud che voglia supportare i propri clienti in un approccio multi cloud, dovrebbe mettere loro a disposizione una Cloud Management Platform per la gestione centralizzata dei diversi servizi, ovvero un portale che permette il monitoraggio e il controllo dell’intera architettura da dove si possa ottenere una vista d’insieme e di dettaglio sui costi, identificando anche eventuali sprechi o inefficienze in caso di risorse sovra o sotto-dimensionate.

Altri requisiti importanti sono: la rete di partnership con i fornitori di public cloud; l’erogazione di servizi gestiti per la manutenzione degli asset tecnologici lungo tutto il ciclo di vita; il possesso di datacenter ad alta affidabilità (con uptime elevato) preferibilmente ubicati vicino all’utente (per limitare la latenza ed eventuali problemi di compliance); la capacità di applicare economie di scala per ridurre il prezzo del servizio; le misure di sicurezza per la protezione degli asset It e dei dati; l’offerta di opportuni Service Level Agreements contrattualizzati; supporto 24/7 multilingua e personale qualificato; l’adozione di un modello organizzativo strutturato, efficiente e aggiornato.

L’offerta multi cloud di TIM con governance centralizzata

TIM Business rispetta i criteri sopraccitati portando sul mercato italiano un’autentica offerta multicloud che permette di combinare le risorse on-premise del cliente con il private cloud di TIM e le nuvole pubbliche dei principali provider Over The Top (Microsoft Azure, Amazon Web Services e Google Cloud Platform).

Tutti gli asset multi-brand possono essere gestiti e orchestrati attraverso un’unica Cloud Management Platform, che permette non solo di tenere costantemente sotto controllo i costi correlati all’intera architettura informativa, ma anche di effettuare un continuo “tuning” delle risorse.

L’offerta può essere sottoscritta in due modalità. L’opzione on-boarding prevede che TIM prenda in carico la gestione dell’intera infrastruttura aziendale esistente, dislocata su sistemi on-premise e piattaforme pubbliche. Per il cliente viene creata un’utenza sulla console unica di gestione servizi da cui è possibile richiedere assistenza e ulteriori Managed Services. In questa modalità, le voci di fatturazione addebitate includono esclusivamente la componente di Managed Services e di IaaS TIM.

La modalità di cloud brokering invece prevede che l’intero design dell’architettura su tutte le piattaforme cloud sia progettato da TIM, che di fatto eroga le soluzioni multicloud (on-premise e su cloud TIM, Google, Azure e AWS). Al cliente viene messa a disposizione un’unica console in cloud da cui gestire, monitorare, richiedere assistenza e operare in self-provisioning. Tutti i componenti dell’architettura cloud (fatta eccezione per la componente IaaS on-premise) sono fatturati direttamente da TIM.

Inoltre, sotto la denominazione Multicloud SaaS, TIM propone in modalità Managed Services le applicazioni SaaS di Google (GSuite) e Microsoft (Office 365).

Tra le offerte disponibili, Multicloud SaaS è la soluzione gestita dalla control room di TIM con personale interno certificato, per un numero di licenze superiore a 300. I servizi di assistenza forniti possono essere di tre categorie: Assistenza Base, per il supporto online gratuito e il dispaccio informazioni su licenze, configurazione e fault del servizio; Assistenza Premium (opzionale e a pagamento), per un’assistenza tecnica continuativa post-implementazione con interventi diretti sulla console del cliente; Servizi Professionali aggiuntivi a pagamento per attività di configurazione “one-shot” sul tenant del cliente TIM (configurazione degli utenti e assegnazione di licenze; configurazione di DNS e applicazioni; integrazione Active Directory e single Sign-On).

L’offerta TIM Multicloud consente la realizzazione di architetture ibride distribuite sul Cloud TIM, on premise dal cliente e su Public Cloud Google, Azure ed AWS. In particolare, TIM è in grado di proporre i servizi cloud dei public provider integrati dai propri Managed Services. Questo consente di offrire un servizio completo ai propri clienti: dalla progettazione della soluzione al delivery, dalla gestione dell’infrastruttura e degli applicativi alla consulenza.

Arianna Leonardi

Giornalista

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