Cloud di nuova generazione: le 5 caratterische che avrà secondo Microsoft

Microsoft: i ‘superpoteri’ del cloud per innovazione, lavoro, sicurezza

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Prospettive

Microsoft: i ‘superpoteri’ del cloud per innovazione, lavoro, sicurezza

In marzo, a Microsoft Ignite, la casa di Redmond ha immaginato e tratteggiato il futuro che l’evoluzione tecnologica del cloud renderà possibile nei prossimi dieci anni: come la transizione, accelerata dalla pandemia, verso il cosiddetto “lavoro ibrido”, capace d’integrare spazi fisici e virtuali

09 Apr 2021

di Giorgio Fusari

L’anno scorso il cloud è stato cruciale per aiutare il mondo, non solo ad adattarsi al cambiamento più significativo della nostra società ed economia nella storia moderna, ma anche per innovare: lo ha detto il CEO di Microsoft Satya Nadella nel keynote d’inizio dell’evento digitale Microsoft Ignite, sottolineando che, mentre il mondo sta riprendendosi dalla crisi pandemica, oggi è il momento di riflettere su quale sarà il cloud di nuova generazione e cioè su come questo paradigma dovrà innovarsi nei prossimi dieci anni, per supportare la crescita economica a cui ciascuno potrà partecipare.

Le 5 caratteristiche del cloud di nuova generazione

Nadella ha indicato cinque caratteristiche che identificheranno il cloud di nuova generazione: capacità di elaborazione decentralizzata e distribuita ovunque; ‘dati sovrani’ e ambient intelligence; abilità di potenziare i creatori e le comunità dappertutto; facoltà di creare opportunità economiche per la forza lavoro globale; ‘trust by design’ come paradigma infrastrutturale.

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Satya Nadella, Ceo di Microsoft, mentre descrive i cinque attributi del cloud di nuova generazione

Innovazione cloud: dall’apprendimento automatico federato alla sicurezza by design

La trasformazione dell’architettura di computing, dal cloud all’infrastruttura edge, riguarderà qualunque organizzazione e settore, cambiando le modalità d’interazione tra persone, cose, luoghi; mentre, nel contesto di esplosiva crescita dei dati nel cloud, la data governance assumerà una nuova importanza. “Svilupperemo nuovi metodi di machine learning federato per guidare la prossima generazione di servizi personalizzati, e capaci di preservare la privacy. La logica di business passerà dall’essere codice scritto, a codice appreso dai dati, creando una generazione completamente nuova di processi aziendali e sistemi di produttività”. Inoltre, riguardo al processo di creazione, Nadella ritiene che “il prossimo decennio richiederà progressi tecnologici che radicalmente ‘democratizzeranno’ la creazione. Avremo necessità di espandere l’accesso a competenze, strumenti, piattaforme, nonché le connessioni e la collaborazione tra comunità, in modo che ciascuno possa creare”, studenti, ‘knowledge workers’, sviluppatori di codice, esperti di settore che usano tool low-code per costruire applicazioni.

Sul tema dell’espansione delle opportunità, occorre “definire la produttività in maniera molto più ampia, includendo collaborazione, apprendimento e benessere, per guidare l’avanzamento di carriera di ogni lavoratore”, e ciò va fatto con flessibilità, in funzione di quando, dove e come la gente lavora. Infine, rispetto al concetto ‘trust by design’ Nadella parla della necessità di avere “principi etici per governare progettazione, sviluppo e implementazione della AI. La nostra tecnologia dev’essere sicura by design e promuovere principi architetturali ‘zero trust’. Dobbiamo costruire tecnologia con l’intento progettuale di proteggere i diritti fondamentali di tutte le persone, compresa la privacy”.

Mondo del lavoro che si sposta nella nuvola

Si pensa al 2020 come l’anno in cui il lavoro si è spostato a casa, ma in realtà è l’anno in cui il lavoro si è trasferito nel cloud, chiarisce nel proprio keynote Jared Spataro, Corporate Vice President di Microsoft.

“In un mondo in cui lavoriamo da casa, in ufficio, e ovunque tra questi due luoghi, avremo bisogno di soluzioni basate su cloud di nuova generazione per supportare tali stili di lavoro”. Con la pandemia molte organizzazioni stanno già modificando, o eliminando, gli spazi di lavoro fisici personali, ricorda Spataro, citando dati di una ricerca secondo cui l’80% dei manager si aspetta un lavoro più flessibile dalle politiche di smart working post-pandemiche, e oltre il 70% dei dipendenti prevede di adottare tale modalità di lavoro. Contesti di trasformazione in cui l’utilizzo di uno strumento digitale come Microsoft Teams è balzato a 115 milioni di utenti attivi giornalieri, spiega, mentre gli utenti di Microsoft 365, in tutto il mondo, hanno generato più di 30 miliardi di minuti di collaborazione in un solo giorno. “Abbiamo lavorato duro per tenere il passo nel 2020, introducendo in Teams più di 100 nuove funzionalità”. Tra queste, oltre a quelle di cui abbiamo già accennato nel precedente articolo dedicato a Microsoft Ignite 2021, Microsoft Teams Rooms si arricchisce di nuove modalità di visualizzazione (Togheter Mode, large gallery), abbinate all’aggiunta di hardware certificato Microsoft, con audio e video ottimizzato per le riunioni e le chiamate con Microsoft Teams. Il tutto con l’obiettivo di rendere le riunioni più inclusive e coinvolgenti per tutti i partecipanti.

Jared Spataro, Corporate Vice President di Microsoft, ricorda il 2020 come l’anno in cui il lavoro è migrato nel cloud

Sicurezza per tutti, fornita attraverso il cloud

Mentre la seconda onda di trasformazione digitale accelera, la sicurezza si trova a un punto di svolta sottolinea Vasu Jakkal, Corporate Vice President, Microsoft Security, Compliance and Identity di Microsoft, nell’illustrare la visione strategica della società. Chi ha la responsabilità di proteggere le persone e salvaguardare i dati, dice, sa che il lavoro non sta diventando più facile, e che, per le violazioni, il prezzo da pagare non si misura solo in costi finanziari per governi, organizzazioni, individui, ma anche in costi umani di tempo, tranquillità, perdita di controllo degli ambienti in cui si opera. “Ora il panorama degli attacchi informatici sta diventando sempre più sofisticato. Recentemente, Microsoft ha aiutato la nostra comunità a scoprire la minaccia della violazione SolarWinds, uno dei più diffusi e complessi eventi nella storia della cybersecurity”.

I principi chiave dell’approccio ‘zero trust’ illustrato da Vasu Jakkal, Corporate Vice President, Microsoft Security, Compliance and Identity di Microsoft

L’approccio di Microsoft alla sicurezza digitale si fonda sulla potenza del cloud, ed è unico, sottolinea Jakkal, grazie a due ‘superpoteri’: “Uno è un approccio integrato end-to-end, e il secondo è rappresentato da intelligenza artificiale e automazione. Con questi affrontiamo la sicurezza da tutte le angolazioni, combinando sicurezza, compliance, identità, e gestione come un tutt’uno interdipendente, per proteggere ogni cosa”. Uno dei pilastri su cui si basa tale approccio olistico, esteso a tutti gli aspetti di protezione dei dati aziendali, è il principio ‘zero trust’. “Crediamo che zero trust sia la pietra angolare di una protezione efficace, e la fondazione per la sicurezza futura”.

Proprio nell’ambito della strategia zero trust, Microsoft chiarisce di differenziare il proprio approccio olistico rispetto a quello di alcuni vendor che forniscono in maniera frammentata sistemi di protezione delle email, degli endpoint, e strumenti SIEM (security information and event management) poi lunghi e complessi da integrare tra loro. La casa di Redmond punta, invece, a combinare tool SIEM e XDR (extended detection and response) ‘best of breed’, interamente sviluppati nel cloud, per migliorare l’assetto di sicurezza di un’organizzazione, la sua capacità di proteggersi e di rispondere agli attacchi. Ad esempio, Azure Sentinel è in grado di raccogliere i segnali provenienti da un’intera organizzazione, e di correlarli tra loro tramite la AI, per identificare gli incidenti di sicurezza più critici, da indirizzare immediatamente.

La security è un viaggio” conclude Jakkal, riassumendo alcune cose che le aziende possono fare oggi per irrobustire la propria ‘security posture’: proteggere le identità, usando l’autenticazione a più fattori; gestire i dispositivi e mantenerli aggiornati; analizzare l’assetto di sicurezza; rafforzare la conformità e, infine, ottenere una security certification. “Abbiamo quattro nuove certificazioni di conformità per la sicurezza e le identità, su misura per gli obiettivi ed esigenze delle imprese, indipendentemente da dove esse si trovano nel percorso di miglioramento”.

Giorgio Fusari

Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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