Machine learning, cloud e sostenibilità, le parole chiave di AWS Re:Invent 2021

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Machine learning, cloud e sostenibilità, le parole chiave di AWS Re:Invent 2021

Tra i diversi annunci che si sono alternati durante l’iniziativa organizzata da Amazon Web Services, spiccano quelli che si riferiscono al machine learning e alla sua democratizzazione, al cloud come tecnologia sempre più pervasiva e al tema della sostenibilità. Werner Vogels, CTO di Amazon, come di consueto ha tracciato i passi che la multinazionale di Seattle intende percorrere da qui ai prossimi anni

19 Gen 2022

di Carmelo Greco

L’ultimo AWS Re:Invent è stato particolarmente ricco di annunci, a cominciare da quelli comunicati dal nuovo CEO Adam Selipsky. Alcuni sono stati ripresi da Swami Sivasubramanian, Vice President of Machine Learning, e Peter Desantis, Senior Vice President, Utility Computing and Apps. Ma è stato soprattutto Werner Vogels, CTO di Amazon, che ha tracciato come di consueto la rotta che, dietro ogni annuncio, la big tech di Seattle intende seguire da qui ai prossimi anni.

Le nuove soluzioni di AWS nel campo del machine learning

Il primo annuncio, di cui Sivasubramanian ha parlato e che è stato richiamato anche da Vogels, riguarda una nuova funzionalità per la gestione dei database, Amazon DevOps Guru, che punta a semplificare l’analisi e il monitoraggio dei problemi prestazionali dei database. Il CTO l’ha inserito nel suo keynote all’interno di una delle previsioni per il 2022, sulle quali è tornato in un post pubblicato sul sito di Amazon.

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“Negli ultimi anni – si legge nel post – abbiamo iniziato a vedere le basi per quello che diventerà il futuro dello sviluppo del software. Strumenti come Amazon DevOps Guru, Amazon CodeGuru, GitHub Copilot e GPT-3 sono i primi passi di quello che vedo come il futuro dello sviluppo, dove il machine learning è usato nello sviluppo del codice e nelle operazioni del software per aiutare gli sviluppatori a diventare più efficaci”. Va in questa direzione il rilascio di un’altra funzionalità aggiunta al servizio preesistente di Database Migration Service che si chiama Fleet Advisor. Come si evince dal nome, si tratta di un rinnovamento della console di gestione della migrazione di database che consente di far migrare non solo uno, ma più database on-premises. AWS DMS Fleet Advisor è integrato con AWS DMS Studio per inventariare e analizzare il parco di database, nonché con AWS Schema Conversion Tool per convertire il database e il codice dell’applicazione. “Il machine learning – sostiene Vogels – libererà gli sviluppatori dalle parti faticose e ripetitive del loro lavoro, come le revisioni del codice e le correzioni dei bug, e permetterà loro di concentrarsi maggiormente sulla creazione”.

Le iniziative per una maggiore democratizzazione di AI & ML

Sempre nell’ambito del machine learning, al Re:invent 2021 è stata annunciata un’evoluzione del servizio SageMaker Ground Truth che adesso diventa Plus. Con questa nuova versione si possono prendere i dati non strutturati, come ad esempio le immagini, e si possono annotare per realizzare una base dati pulita da utilizzare con SageMaker e altre piattaforme di machine learning.

Su SageMaker Canvas, lo strumento in grado di supportare le aziende nella creazione di modelli di machine learning che non necessita di competenze specifiche nella scrittura di codice, si era già soffermato il CEO nel suo intervento. Questa novità va letta alla luce dello sforzo verso la democratizzazione del machine learning che AWS sta conducendo mediante risorse come Amazon SageMaker Studio Lab, una piattaforma completamente gratuita che aiuta chiunque voglia sperimentare e cimentarsi nel mondo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale. La piattaforma è associata al libro Dive into Deep Learning che è adottato da circa 300 università di tutto il mondo nei corsi sul machine learning. Tramite l’AI & ML Scholarship Program, AWS ha anche stanziato 10 milioni di dollari all’anno, in collaborazione con Intel e Udacity, per gli studenti che vogliono formarsi in questo campo.

Il cloud ovunque anche attraverso le nuove Local Zones

“Negli ultimi 15 anni di AWS – scrive ancora Vogels – abbiamo costruito un’impressionante infrastruttura globale che si estende su oltre 25 regioni geografiche e 81 Availability Zones in tutto il mondo, con più di 310 punti di presenza per servire oltre 245 paesi e territori. Ma ora stiamo vedendo servizi cloud che si stanno spingendo oltre i confini delle nostre regioni AWS tradizionali e fuori, ai bordi della rete o, come accade nell’e-commerce, fino all’ultimo miglio”. Ciò non toglie che “costruire una rete globale, connettendo magari centinaia di uffici al cloud – ammette il CTO nel suo keynote -, resta comunque una grande sfida”.

Una sfida alla quale AWS Cloud Wan può fornire un importante contributo mettendo in grado le aziende di connettere le loro risorse fisiche sparse nel mondo (fabbriche, uffici, negozi) in una rete privata globale, che è appunto la Wide Area Network. Anche la prossima apertura di una trentina di Local Zones in 21 Paesi dovrebbe dare impulso a questa pervasività del cloud, abbassando la latenza al di sotto dei 10 millisecondi e permettendo ad esempio a un’orchestra formata da musicisti in Texas di suonare assieme pur trovandosi in posti differenti. Caso emblematico citato proprio da Werner Vogels.

La sostenibilità, un impegno e uno sforzo collettivo

Grande attenzione, infine, è stata data al tema della sostenibilità. Oltre a ricordare il programma The climate pledge, di cui Amazon è uno dei primi firmatari, che punta a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi in anticipo di 10 anni rispetto al fatidico 2050, Vogels ha rivendicato il fatto che la sua azienda oggi sia il più grande acquirente privato di energia rinnovabile con oltre 12 mila MW provenienti da fonti green. Tra le soluzioni proposte ai clienti per controllare la propria “impronta ecologica”, rientra AWS Costumer Carbon Footprint Tool, mentre AWS Well-Architected Sustainability Pillar offre un modello per impostare un cloud più sostenibile. “Cerchiamo di essere chiari – precisa il CTO sul blog di Amazon -: la tecnologia usa energia, e in AWS siamo impegnati a fare scelte intelligenti per l’infrastruttura. Siamo sulla buona strada per operare con il 100% di energie rinnovabili entro il 2025, cinque anni prima del nostro obiettivo originale del 2030. Ma far funzionare il cloud con il vento, il sole o l’energia idroelettrica è solo una parte della responsabilità di sostenibilità che noi sviluppatori, e in realtà chiunque gestisca un’azienda, dobbiamo assumerci. Si tratta di una responsabilità condivisa e di uno sforzo genuino che i clienti, i dipendenti e i potenziali dipendenti chiederanno sempre più di vedere”.

Carmelo Greco

Giornalista

Giornalista professionista, si occupa come freelance e formatore di temi connessi all’innovazione digitale, all’economia civile e alle trasformazioni del mercato del lavoro. È anche autore di opere teatrali e di narrativa. Ultimo romanzo pubblicato, Focara di sangue, Edizioni Fogliodivia, 2020.

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