Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

L’It management per cambiare l’It

pittogramma Zerouno

L’It management per cambiare l’It

03 Mar 2009

di Giampiero Carli Ballola

Virtualizzazione, Soa, Social Networking, Cloud Computing… L’It aziendale sta cambiando da cima a fondo, e siamo solo agli inizi. Ma perché il mutamento sia un’evoluzione, o anche una rivoluzione, ma non un caos, bisogna che il Cio abbia strumenti di guida, gestione e sicurezza adeguati alle nuove sfide. A questa opportunità Ca si è preparata da tempo e oggi può mostrare i primi risultati

LAS VEGAS – Quando ci si mette mesi ad organizzare un evento atteso da migliaia di persone, molte delle quali attraverseranno l’Atlantico o il Pacifico per parteciparvi; che costerà un sacco di tempo e di denaro e che, come è nel caso di Ca World, a marcarne ulteriormente l’importanza non si tiene nemmeno ogni anno ma ogni 18 mesi, non si può poi semplicemente andare sul palco e dire “buongiorno”. Ci vuole un qualcosa capace di cogliere l’attenzione e farsi ricordare. Così, la trovata del Ca World 2008, che si è svolto a fine dello scorso anno nella collaudata cornice della capitale del Nevada, è stata quella di far precedere e concludere il discorso d’apertura di John Swainson, dall’esibizione del suo avatar, uno Swainson virtuale che, in modo un po’ autoironico, ha fatto il ‘Super-Ceo’ della situazione, volando e caprioleggiando in colpi d’arti marziali stile Matrix sui megaschermi dell’enorme sala.
Perché uno Swainson virtuale? Perché quando poi è arrivato sul palco quello vero, ha messo la virtualizzazione al primo posto delle sei ‘tecnologie di rottura’ che stanno per  cambiare per sempre l’informatica delle imprese. Seguita dalla convergenza di reti veloci e onnipresenti, dalla Soa, dal social networking come infrastruttura aziendale, dal cloud computing e, infine, dalla moltiplicazione dei dispositivi connessi in rete, dai telefoni ai sensori d’ogni genere. L’ordine con cui Swainson ha elencato questi fattori non è casuale, ma indica il livello di complessità da essi introdotto nella gestione dell’It. E quindi il livello d’interesse che rappresentano per la sua società. Perché è quello il chiodo su cui batte Ca, o, se preferite, la pietra angolare della sua strategia: l’Enterprise It Management. “L’idea dell’Eitm – ha detto Swainson – è sempre stata quella di trasformare il modo in cui l’It viene gestita nel mondo. Da tre anni in qua la stiamo concretizzando con lo sviluppo di nuove soluzioni e continui miglioramenti a quelle che rappresentano i pilastri della nostra offerta. L’obiettivo è sempre quello di rendere la funzione It più coerente ai bisogni dell’impresa: fornendo servizi migliori a costi più bassi, gestendo il rischio e la compliance, allineando i propri investimenti alle priorità del business”.

Dalla virtualizzazione al ‘Logical Data Center’
Cambiare il modo di gestire una It, a sua volta in cambiamento, con nuove soluzioni e miglioramenti a quelle attuali. Questo, in estrema sintesi, ha detto il Ceo di Ca. Ed in effetti dobbiamo dire che l’aspetto che, a nostro avviso, più di altri ha caratterizzato questo Ca World è stato l’allineamento tra la visione sul futuro dell’Eitm e la sua traduzione in annunci di prodotti e iniziative che, considerando anche quelli effettuati poco prima dell’evento di Las Vegas, non sono mai stati così numerosi e differenziati nella copertura dei tre campi-chiave del governo, della gestione e della sicurezza delle tecnologie.
Punto di partenza è la constatazione di alcuni trend irreversibili. Che sono: 1) la crescente complessità di ogni aspetto dell’It; 2) lo sviluppo dei contenuti trattati dai sistemi, sempre più ricchi e sempre più difficili da identificare quanto a proprietà e diritti di distribuzione; 3) l’ubiquità di accesso ai sistemi data da reti unificate e cui fanno capo una quantità di nuovi dispositivi; 4) la virtualizzazione dei rapporti personali (“dall’essere insieme in una stanza si passa all’essere insieme su un canale di Ucc”); 5) la generale ibridazione in tutti i campi dell’It. “Non c’è più niente – dice Nugent – di omogeneo. I servizi It sono distribuiti in modo tradizionale come alternativo, le applicazioni sono monolitiche come composite, gli ambienti sono fisici come virtuali ed i mainframe convivono con qualsiasi altra cosa”. La seconda constatazione è che a fronte di un’interrelazione crescente tra gli aspetti tecnologici e non tecnologici di un servizio It (che partono, come ovvio, dagli aspetti relativi al business, ma non escludono quelli sociali e ambientali), la funzione It continui a considerare solo i primi:  “Oggi come oggi i Data center affrontano solo gli aspetti tecnologici dei servizi It. Ma gli uomini It devono porre la tecnologia in secondo piano e ricordarsi che è solo il business quello che conta per l’utente”. Infine, è un fatto che “la domanda di nuovi servizi superi spesso la capacità di delivery della funzione It”.
Tenendo presente che ai fini del business è indifferente che un servizio It sia sviluppato in casa, sia fornito da un partner o sia preso dalla ‘nube’ del Web 2.0, bisogna pensare a qualcosa di nuovo, “che porti la tecnologia fuori dalla stanza dei computer”.
Il Data center va allora ripensato come unità logica, slegata dalle risorse che ne permettono il funzionamento e che possono essere disperse anche al di fuori dell’impresa, presso partner, content e service provider. Portando il concetto al limite, il nucleo del cosiddetto Logical Data Center (il concetto forte proposto da Ca), l’unica parte che deve restare “nella stanza dei computer” sotto il controllo dell’It, potrebbe essere il solo Eitm, cioè l’insieme delle soluzioni necessarie al governo e alla gestione unitaria delle risorse ‘distaccate’ nonché all’indispensabile messa in sicurezza dell’insieme.
Ovviamente, questa visione presuppone, per poter essere realizzata, una forte infrastruttura di gestione e controllo. I top manager di Ca (vedi il box con l’intervista ad Ajei Gopal, responsabile dell’Eitm) non si sono troppo sbilanciati al riguardo, ma è chiaro che è quello su cui la società sta lavorando.

Nuovo soluzioni per l’Eitm
Abbiamo detto della elevata quantità (più di una ventina) di annunci di prodotti e iniziative concentrati nelle settimane precedenti il Ca World e nel corso stesso dell’evento. Non potendo, evidentemente, parlare di tutti, vediamo di tratteggiare quelli più significativi ai fini della strategia dell’Eitm come strumento per fare dell’It un fattore di valore per il business.
Partiamo da una novità che essendo stata annunciata poco prima dell’appuntamento di Las Vegas ha dominato le discussioni del Ca World sullo sviluppo degli ambienti virtualizzati e sui relativi problemi di gestione, e cioè il Ca Data Center Automation Manager. Si tratta di una soluzione che attraverso un motore ‘rule based’ analizza, in base appunto a regole predefinite, una vasta gamma d’informazioni sulla configurazione e sulle prestazioni dei sistemi e delle applicazioni, in modo da poter gestire automaticamente il provisioning delle risorse ai servizi It coerentemente alle regole di business. Ciò che la caratterizza è che può gestire sia risorse fisiche sia virtuali, interagendo con l’hypervisor del software di virtualizzazione adottato o sostituendosi ad esso. Secondo Swainson le soluzioni di management saranno le ‘killer application’ che faranno decollare gli ambienti virtuali e l’annuncio di Ca va esattamente in questo senso, risolvendo i problemi di complessità gestionale che oggi ne frenano la diffusione. Costruendo sulla tecnologia del Dc Automation Manager, Ca dovrebbe presentare a breve anche una soluzione in grado di soddisfare la nascente domanda di sistemi di gestione indirizzati al cloud computing, nonché una suite Eitm concepita per massimizzare i vantaggi di business derivanti dalla virtualizzazione. Sul fronte della sicurezza c’è stato l’importante annuncio di Ca Federation Manager. Di questa soluzione abbiamo già parlato sul Security Journal di ZeroUno di dicembre. Qui ricordiamo solo che si tratta di un prodotto di Identity & Access Management che permette con un solo ‘login’ di accedere ai sistemi informativi di diverse imprese tra loro legate da rapporti di partnership o altro.
Visto infine il ruolo che i mainframe tuttora coprono nei sistemi informativi delle grandi imprese e considerando la sempre più scarsa reperibilità di risorse umane in grado di gestirli, non si può non parlare dell’iniziativa Mainframe 2.0, che combina soluzioni e servizi indirizzati alla piattaforma Ibm z/Os. In pratica, Ca lavorerà sui suoi prodotti per la gestione dei mainframe, dotandoli di interfacce grafiche uniformi browser-like, semplificandone il deployment ed automatizzandone alcune funzioni in modo da renderli utilizzabili anche da staff privo di esperienza specifica. In più fornirà, attraverso i propri partner, servizi ‘chiavi in mano’ rivolti a sopperire alla mancanza di personale specializzato. Un’ottima idea per rivitalizzare un’offerta che per Ca è ancora importante e per riguadagnare al business dei clienti una risorsa che per scalabilità, sicurezza ed efficienza energetica ed elaborativa resta imbattuta.


Risorse disperse ma gestione unitaria

Su come la visione del Logical Data Center delineata da Nugent possa sposarsi alla visione di gestione unificata e centralizzata che è alla base dell’Eitm, abbiamo intervistato Ajei Gopal, Executive Vp dell’Enterprise It Management Group. Al responsabile della guida e delle operazioni di quello che è da tre anni il pilastro strategico dell’offerta Ca, abbiamo quindi chiesto come le soluzioni Eitm possano, nell’ottica del Logical Data Center, governare, gestire e rendere sicure risorse fisicamente disperse sia all’interno sia all’esterno all’impresa.
“Un’analogia che può aiutare a capire le cose – ha risposto Gopal – è quella con la linea di produzione di un processo manifatturiero. Dove il ruolo della catena di montaggio, che porta i pezzi da uno stadio di lavorazione all’altro assicurando il controllo del processo produttivo è svolto da un insieme di servizi Web in grado di trasportare le informazioni su ciò che accade nei vari componenti del Logical DC al sistema che ospita le soluzioni Eitm, che così funge da centrale di controllo”. Si tratta insomma di poter ricevere dai sistemi e dalle applicazioni dei partner e degli Isp le informazioni necessarie per gestire in modo unificato i servizi da loro forniti e, ovviamente, di poter inviare i comandi relativi agli interventi necessari. Due sono i nodi da superare per realizzare questo modello. Uno è la scrittura di Web services che devono ovviamente basarsi su standard comuni, “ma come è sempre stato, questi standard si troveranno, anche perché le grandi imprese già lavorano con diversi service provider”. Più difficile è superare il problema della ‘gelosia dei dati’, che nelle grandi organizzazioni, specie finanziarie, frena l’uso di risorse esterne all’impresa. “Le soluzioni Eitm – ha concluso Gopal – si stanno counque già estendendo oltre i confini dell’impresa e oltre i limiti della gestione degli asset, per entrare nella ‘nube’ che il concetto di data center logico va configurando”. (G.C.B.)

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

Articolo 1 di 5