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Le nuove strategie Oracle: ecco come cambia il cloud

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Attualità

Le nuove strategie Oracle: ecco come cambia il cloud

L’espansione del fenomeno cloud ha cambiato esigenze e il modo stesso di interpretarlo. Oracle mette in campo la nuova strategia per il settore enterprise.

16 Lug 2020

di Marco Schiaffino

Per molti è un fenomeno relativamente nuovo. In realtà il cloud è una realtà ormai consolidata, al punto che ha attraversato numerose trasformazioni. Arrivati nella sua fase di maturità e di massima espansione, chi opera nella fornitura di servizi cloud si riferisce all’architettura parlando già di differenti generazioni. Lo “stacco” più significativo lo evidenzia Oracle, che con un annuncio a livello mondiale e una conferenza dedicata al panorama italiano ha illustrato la sua nuova strategia cloud.

Il cloud torna a casa

La rivoluzione targata Oracle ha un nome: Dedicated Region Cloud@Customer e per chi ha vissuto la nascita del fenomeno cloud, appare a prima vista come un’inversione di rotta a 180 gradi rispetto alla logica iniziale. In realtà si tratta della naturale evoluzione guidata dal processo di trasformazione digitale incentrato sul cloud. “Le imprese hanno imparato ad apprezzare la flessibilità dei servizi su cloud, sia a livello di infrastruttura che di servizi” spiega Luigi Scappin, Regional VP e Direttore consulenza prevendita della divisione Technology Oracle;. “Ora vogliono poterlo sfruttare anche per quei servizi che non potevano essere spostati su cloud”. Il riferimento è a tutto ciò che per motivi strategici o tecnici, per esempio la richiesta di una bassa latenza per l’erogazione di un servizio, preferiscono mantenere su sistemi on premise. La proposta di Oracle, riassunta appunto nella dizione di Dedicated Region Cloud@Customer prevede, in pratica, la messa a disposizione di un sistema cloud dedicato, il cui database viene installato direttamente a fianco di quello dell’azienda. In sintesi, si tratta di un ibrido tra un cloud privato e uno pubblico, in cui la gestione dell’infrastruttura e dei servizi è gestita da Oracle. Insomma: l’idea è quella di fornire i vantaggi tecnici di un datacenter locale e quelli di flessibilità, scalabilità e ottimizzazione dei costi offerti da un servizio cloud pubblico.

Come funziona nella pratica

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L’offerta è rivolta, naturalmente, a realtà di grandi dimensioni, le cui infrastrutture devono rispondere a una serie di requisiti che consentano l’installazione del datacenter Oracle dedicato all’interno (ma sarebbe meglio dire a fianco) di quello aziendale. Una soluzione che Oracle ha già adottato in passato attraverso soluzioni personalizzate, ma che adesso è stata standardizzata, con tutti i vantaggi relativi. Sotto un profilo commerciale, per esempio, l’erogazione del servizio ha comunque tutte le caratteristiche di un classico cloud pubblico: l’impresa paga soltanto i servizi erogati e ha la possibilità di adeguare potenza di calcolo e tipologie di servizi a seconda delle esigenze. In altre parole, anche l’uso delle risorse hardware viene “graduato” in base a ciò che serve. “Il costo dei servizi è identico a quello del cloud pubblico” specifica Riccardo Romani, Direttore consulenza prevendita della divisione Cloud Systems Oracle.

foto Riccardo Romani
Riccardo Romani, Direttore della Consulenza di Prevendita Oracle

Un sistema autonomo

Sotto il profilo tecnico, e nello specifico settore della gestione dei database, l’annuncio che affianca la disponibilità del Dedicated Region Cloud@Customer riguarda la possibilità per le aziende di affidare la gestione dei dati su Exadata (la piattaforma ingegnerizzata hardware e software di Oracle per la gestione dei database– ndr) attraverso Autonomous Database. Si tratta di una tecnologia che implementa una serie di strumenti basati su machine learning che consentono di automatizzare le procedure di gestione a livello di manutenzione predittiva e di ottimizzazione del database, fino a oggi disponibile solo su cloud pubblico e che adesso le aziende possono portarsi “in casa”. In questo modo gli interventi sulle macchine che gestiscono i database a livello cloud sono ridotti al minimo nell’ottica di una “autonomia” dei sistemi che permette all’azienda di utilizzare i servizi come se fossero erogati dall’esterno. Lo stesso concetto è applicato alla sicurezza, attraverso una funzione basata sull’intelligenza artificiale che gestisce sia il patch management, installando gli aggiornamenti critici non appena sono disponibili, sia tutte le operazioni di messa in sicurezza del database che riducono il rischio di un data breach provocato dall’errore umano. “Gli algoritmi che gestiscono la cyber security nell’Autonomous Database ridefiniscono il livello di responsabilità per la protezione dei sistemi nella piattaforma cloud” conferma Luigi Scappin. L’utente rimane responsabile della protezione del dato, ma una parte della messa in sicurezza dell’infrastruttura viene gestita direttamente da Oracle”.

Marco Schiaffino

Giornalista

Marco Schiaffino si occupa di nuove tecnologie e sicurezza informatica dal 2000, come redattore (e in seguito caporedattore) di Computer Magazine. Giornalista freelance, ha collaborato con varie riviste di settore e siti di news, tra cui PC Professionale, CHIP e Il Fatto Quotidiano. È autore e conduttore della trasmissione rubrica radiofonica settimanale Doppio Click su Radiopopolare.

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