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Gartner: IaaS in crescita, ma è concentrazione tra i player

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Gartner: IaaS in crescita, ma è concentrazione tra i player

24 Giu 2015

di Arianna Leonardi

La società di analisi di mercato ammonisce: il panorama dell’offerta si va riconfigurando attorno a pochi leader e le aziende dovrebbero essere prudenti nella scelta dei fornitori, verificando le loro roadmap e richiedendo precisi obblighi contrattuali.

Il mercato dell’Infrastructure as a service (IaaS) sta attraversando una fase di profondo cambiamento e di crescita e, come nota Gartner, molti service provider stanno ripensando le loro strategie di offerta. Secondo le previsioni della società di ricerca, la spesa globale in soluzioni IaaS dovrebbe sfiorare i 16,5 miliardi di dollari nel 2015 con un incremento del 32,8% dal 2014 e un tasso di crescita annuale composto (Cagr) 2014­-2019 pari al 29,1%. Lydia Leong, Vice President e Distinguished Analyst di Gartner, afferma che l’ecosistema IaaS si sta rapidamente consolidando intorno a una cerchia ristretta di leader di mercato: “Il mercato della nuvola non è in calo, ma lo scenario competitivo si sta trasformando. Solo pochi fornitori hanno le risorse finanziarie necessarie da investire per rimanere competitivi”.
Il 2014 è stato l’anno della resa dei conti per molti fornitori di Infrastructure as a service e oggi un numero consistente di provider ritiene, secondo Gartner, che la strategia adottata fino ad oggi sia stata fallimentare. Gartner non fornisce spiegazioni al riguardo, ma si può intuire che la portata degli investimenti richiesti sia remunerativa con economie di scala ben diverse da quelle sulle quali possono oggi contare le decine di provider. Alcuni, sostiene quindi l’analista, intendono lanciare una nuova piattaforma IaaS, apportare modifiche sostanziali alla struttura esistente o diventare fornitori di managed services attraverso le piattaforme leader; molti fornitori hanno espresso la volontà di interrompere o ridurre significativamente i loro investimenti nell’offerta IaaS e altri hanno dichiarato di volere addirittura eliminare o sostituire il servizio. “Le aziende ­- esorta quindi Leong – dovrebbero essere estremamente caute nella scelta del service provider, ponendo domande specifiche e dettagliate sulle roadmap in programma e richiedendo precisi obblighi contrattuali che non permettano al fornitore di modificare sostanzialmente o interrompere del tutto il servizio offerto senza un preavviso di almeno 12 mesi”. Anche se il mercato è cresciuto in modo significativo, la concentrazione intorno a pochi fornitori leader è sempre più forte. Nonostante il nuovo Magic Quadrant for Cloud Infrastructure as a Service segnali ben 15 provider, il mercato è dominato dalle piattaforme di alcuni player globali: in particolare Amazon Web Services, ma in maniera crescente anche Microsoft Azure e Google Compute Engine. Insieme, le tre realtà gestiscono la maggioranza dei workload in esecuzione su cloud pubblico IaaS.
Nel 2014, per la prima volta, la crescita assoluta dei workload in esecuzione su cloud pubblico IaaS ha superato l’aumento dei carichi di lavoro gestiti su infrastrutture on­ premise. Secondo la Cio Survey 2015, realizzata da Gartner su 2850 Cio worldwide, il cloud IaaS viene considerato, ai fini delle strategie di evoluzione infrastrutturale, come una possibile opzione dall’83% dei rispondenti e quale scelta primaria dal 10%. Il cloud IaaS è ora utilizzato in quasi tutte le applicazioni che possono essere ragionevolmente ospitate su server x86 virtualizzati. I casi di utilizzo più comuni sono ambienti di sviluppo e test, high­performance computing ed elaborazione in batch, siti Internet e applicazioni web ­based, applicazioni aziendali non mission­ critical. Un numero crescente di organizzazioni, inoltre, sta portando sulle infrastrutture cloud anche le applicazioni critiche. “Oggi – ammonisce Leong – il cloud IaaS può essere utilizzato per eseguire la maggior parte dei workload, tuttavia non tutti i provider sono in grado di gestire adeguatamente qualsiasi carico di lavoro. La nuvola IaaS non è una commodity e i provider differiscono notevolmente in termini di funzionalità, prestazioni, costi e business. Anche se in teoria, il cloud IaaS, inteso come semplice affitto di hardware, comporta un rischio di lock­ in molto basso, in realtà, qui si tratta di andare oltre, delegando al provider la gestione dell’intero ecosistema data center come servizio. Quanto più ci si affida alle capacità di management del fornitore, tanto più l’azienda trarrà beneficio dall’offerta, con lo svantaggio però di rimanere vincolata ad esso”.

Verso l’adozione di una strategia bimodale
Secondo Gartner, le aziende devono imparare a operare in due modalità essenziali (il famoso It bimodale), perché alla necessità di svolgere le operazioni di manutenzione si affianchi la capacità di innovare attraverso le nuove opportunità generate dal digitale. Inizialmente, la maggioranza delle aziende adotta il modello IaaS per soddisfare la modalità 2, ovvero destinando il cloud a progetti It agili che possono essere periferici per le primarie necessità aziendali, ma avere un alto impatto sul business. Ciò impatta sul sourcing: la modalità 2 è una scelta spesso guidata dai manager di business, che detengono il budget, necessitano di flessibilità e pretendono un time-­to-market delle tecnologie più veloce rispetto a quello garantito dall’It aziendale. In futuro, via via che le aziende acquisiranno familiarità con il cloud, lo IaaS pubblico sarà utilizzato anche in modalità 1, sui progetti It core e tradizionali, ricalcando il modello di adozione che negli ultimi dieci anni ha interessato la virtualizzazione nei data center. Molte aziende, soprattutto nel midmarket, potrebbero dismettere completamente il proprio data center e ricorrere unicamente a soluzioni cloud, conclude Gartner.

Arianna Leonardi

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