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Cloud: mitigare il lock-in grazie al software defined

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Cloud: mitigare il lock-in grazie al software defined

23 Giu 2015

di Elisabetta Bevilacqua

Le tecnologie e i modelli oggi disponibili, che offrono al Cio l’opportunità di diventare l’orchestratore dei servizi e degli attori in campo in un contesto informativo sempre più orientato all’hybrid cloud, modificano l’approccio ai progetti e riducono i tempi per la trasformazione aziendale. Una delle principali criticità individuate continua ad essere il rischio di lock-in che l’approccio software defined potrebbe però consentire di mitigare. Se ne è parlato durante una recente Tavola Rotonda organizzata da ZeroUno in collaborazione con Easynet.

FIRENZE – “Cosa significa oggi intraprendere un percorso di evoluzione dei Sistemi Informativi che prevedono l’implementazione e lo sviluppo di architetture flessibili e business oriented anche grazie alla logica software defined?”. Con questa domanda posta da Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, prende avvio la Tavola Rotonda, organizzata da ZeroUno in collaborazione con Easynet in quel di Firenze.

 

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Antonio Aga Rossi, Responsabile It Cloud di GE Oil and Gas

Le risposte partono dalle esperienze dirette, come quella riportata da Antonio Aga Rossi, Responsabile It Cloud di GE Oil and Gas, che ha fatto la scelta del cloud pubblico (Amazon Web Service, Aws) dove sono già state migrate oltre 200 applicazioni. “È un’esperienza entusiasmante che impone però un cambio di approccio ai progetti – dice – Non conviene pianificare troppo, ma conviene ‘buttarsi’. Grazie alla velocità e all’automazione per la creazione delle risorse necessarie, è infatti possibile effettuare delle prove sul campo ad un costo e tempi minori di quello che occorrerebbe per una pianificazione di dettaglio; inoltre, anche se non era il principale obiettivo, si è conseguito un significativo risparmio sull’hardware passando in un anno da 2800 a 2300 server”.

Emmanuel Becker, Country Manager Italia Easynet

Concorda Emmanuel Becker, Country Manager Italia Easynet: “Per rispondere all’azienda che nel suo complesso chiede sempre maggiore flessibilità si deve preparare il progetto e buttarcisi dentro. Se si vuole pianificare tutto fino in fondo, si rischia di non partire mai visto che nel frattempo l’azienda, anche grazie alla maggiore flessibilità fornita, si trasforma per seguire la velocità del mercato”, avverte, ricordando che il progetto va visto anche come importante occasione di rivisitazione dei processi e per fare quell’ottimizzazione che non si riesce realizzare nel day by day.

Marco Zacchello, Global Solution Consultant Easynet

L’esperienza della stessa Easynet, nell’adozione di una logica software defined, ha comportato il ripensamento dei processi in ottica di velocità e flessibilità, come conferma Marco Zacchello, Global Solution Consultant Easynet, ricordando che i tre pilastri del cambiamento sono stati soprattutto i processi, le persone e la standardizzazione.
Per Jacopo Di Clemente, Cto dell’azienda Savino Del Bene (primaria società del mondo delle spedizioni e della logistica) la scelta cloud risponde anche alla necessità di espansione del business: “Abbiamo avuto di recente l’opportunità di aprire la nostra attività anche in Australia, dove prevediamo di portare una parte del nostro sistema informativo in cloud”, sottolinea, invitando a non concentrarsi tanto sugli aspetti operativi quanto a definire in primis il servizio atteso e le modalità per verificare, una volta localizzato, che questo corrisponda davvero alle attese.

Jacopo Di Clemente, Cto dell’azienda Savino Del Bene

“Va anche evitato il trabocchetto di pensare di non avere più il problema dell’infrastruttura”, aggiunge Di Clemente, ricordando che anche con il cloud si presenta un problema di gestione perché il Cio deve essere in grado di orchestrare l’utilizzo delle diverse risorse; un supporto può venire, suggerisce il manager, da un approccio DevOps che, abilitando una stretta collaborazione tra team di sviluppo e team delle operation, consente di mettere in produzione sistemi affidabili e che possono cambiare rapidamente, agevolando così l’automazione dei processi e, quindi, la gestione dell’intera infrastruttura. Inoltre anche i team di sviluppo trovano oggi grande supporto nella fruizione di risorse in cloud, accelerando così i tempi di rilascio.

Raffaello Ghilardi, Cio di Giunti Editore

Nel caso di Giunti Editore, azienda media italiana nel settore dell’editoria con una storia pluricentenaria in un mercato in forte trasformazione, la scelta è stata quella di un ambiente ibrido (con public cloud Aws): “Nei sei mesi in cui abbiamo sperimentato un ambiente ibrido ne abbiamo certamente apprezzato la flessibilità e la scalabilità, ma ne abbiamo anche verificato la grande complessità che impone una crescita, anche culturale, dell’It e dell’azienda nel suo complesso”, sottolinea Raffaello Ghilardi, Cio dell’azienda, ricordando che la scelta di Aws è anche connessa all’accordo commerciale con Amazon, che vede Giunti distributore di Kindle.

Alvise Mariuzzo, Responsabile Sistemi Informativi di Braccialini

Del tutto diverso è l’approccio di Alvise Mariuzzo, Responsabile Sistemi Informativi di Braccialini, Pmi che opera nel settore della pelletteria, secondo il quale la sua azienda non ha la taglia adeguata per il cloud pubblico: “Grazie a un approccio cloud like realizzato all’interno e allo sviluppo di una console di automazione dei sistemi, la nostra infrastruttura risponde agli stimoli esterni come potrebbe fare il cloud”, spiega ricordando che alla base c’è stata una scelta di virtualizzazione dei sistemi fin dal 2001.

Alessandro Mezzetti, It Application Manager di Novartis Vaccines

Pur partendo da una situazione e da una dimensione del tutto diversa, è simile la scelta illustrata da Alessandro Mezzetti, It Application Manager di Novartis Vaccines, divisione con sede in provincia di Siena recentemente acquisita da GlaxoSmithKline, che continuerà per i prossimi due anni ad essere gestita dai servizi informatici di Novartis localizzati in Austria in un sito gestito da grandi provider internazionali: “A livello locale ci siamo concentrati nel realizzare un elevato livello di automazione nel rilascio dei servizi al cliente interno raggiungendo alta flessibilità, ma non è ipotizzabile mettere su un cloud esterno documenti che riguardano prodotti o processi della ricerca o della produzione”, dice Mezzetti.

Maurizio Mangione, Cio di Fondazione Toscana G. Monasterio

L’idea di software defined data center si concentra infine nel “creare un cuscinetto di linguaggi standard per la fruizione dei servizi, innanzi tutto l’HL7 [ndr: lo standard per lo scambio dei dati nel settore sanitario]”, dice Maurizio Mangione, Cio di Fondazione Toscana G. Monasterio, realtà costituita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalla Regione Toscana per la gestione e l'ulteriore sviluppo delle attività sanitarie specialistiche e di ricerca di interesse del Servizio Sanitario Regionale toscano, che indica nei processi di accorpamento delle Asl toscane un’opportunità per inserire elementi di flessibilità e ricorda che il data center regionale Tix si sta muovendo proprio in direzione del cloud e del modello software defined.

Software defined anche per mitigare il rischio lock-in
Il lock-in è una delle principali criticità che si devono affrontare quando si ricorre al public cloud. Scelto come modello di massima flessibilità e ampia opzione di scelta rispetto al tradizionale lock-in dei sistemi on-premise, anche il cloud contiene vincoli, soprattutto quando su un certo provider si decide di basare elementi “core” del proprio sistema informativo. “In realtà bisogna tenere conto di esigenze e situazioni diverse – nota Zacchello – chi parte da zero può scegliere il cloud pubblico fin da subito, con un rischio maggiore di lock-in costruendo il proprio sistema informativo su misura di Aws o Google; chi invece si rivolge a un provider esterno usufruendo di Infrastruttura as a service, evitando così di avere i server al proprio interno, e vi trasferisce le proprie applicazioni, non corre questo rischio”.

“La situazione di maggior lock-in che abbiamo sperimentato nella nostra azienda deriva dalla scelta di un Erp Sap all’epoca in cui era pensato per il manifatturiero: sono stati necessari ben 1800 programmi custom per adattarlo al nostro settore – commenta Ghilardi – Rispetto a questo esempio, il lock-in che deriva da Aws è certo meno rilevante. In ogni caso, la scelta va sempre fatta sulla base del rapporto costi-benefici”.

Luca Pozzani, Cloud service provider account manager – BU Cloud di Hp

Mentre Luca Pozzani, Cloud service provider account manager – BU Cloud di Hp, ricorda l’impegno della propria azienda nel facilitare, per esempio, la migrazione da Amazon a una piattaforma OpenStack grazie all’acquisizione di Eucalyptos, che offre connettori con Aws.
“La scelta software defined ci sta aiutando nel gestire un’infrastruttura complessa (con 2800 server e più di 1000 applicazioni); in precedenza era davvero difficile avere il polso della situazione e poter seguire la velocità  dell’It che imponeva le continue migrazioni dei server per adattarci alle nuove versioni”, sostiene Aga Rossi. La scelta attuale riduce il lock-in anche grazie a strumenti come Scalr, uno strato intermedio che dialoga con le Api di Aws o di Azure, con l’obiettivo di ottenere una struttura cloud agnostic.
Becker da parte sua sostiene che non essendo totalmente evitabile il lock-in, neppure adottando OpenStack come suggerito da alcuni partecipanti al dibattito, si tratta di renderlo più flessibile, migliorarlo, semplificarlo. “A seconda delle esigenze si può scegliere Aws, accettando le regole del gioco e utilizzando macchine standard, ottenendo in compenso facilitazioni nel provisioning, oppure fare scelte customizzate per business specifici che rendono più complessa la gestione”, spiega.

Chiediamo, a questo punto, a Zacchello e Becker come si pone un soggetto come Easynet in questa varietà e complessità di percorsi di digital transformation. “Come Easynet proponiamo un approccio consulenziale a partire dalle diverse esigenze. Un progetto pilota o quello relativo a nuovo business seguono una strada diversa rispetto a un progetto di consolidamento”, dice Zacchello, mentre Becker aggiunge : “Puntiamo a trovare insieme la soluzione migliore a partire da una visione globale internazionale, suggerendo qualcosa di già sperimentato o cercando qualcosa da inventare. L’obiettivo è avviare un processo di trasformazione che tenga conto delle esigenze interne, ma anche dell’ambiente esterno con cui l’azienda deve fare i conti, portando valore aggiunto anche nel day by day”.
 

 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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