Con Nutanix libertà di scelta fra public e private cloud

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Con Nutanix libertà di scelta fra public e private cloud

Per i workload predictable, l’approccio del vendor propone l’implementazione di soluzioni iperconvergenti. Per le applicazioni dall’utilizzo meno prevedibile o che sono in fase di sperimentazione, è meglio il public cloud. L’architettura deve consentire libertà e automazione del movimento fra le due modalità

01 Dic 2016

di Riccardo Cervelli

MILANO – Ci sono esigenze per le quali è conveniente noleggiare ed altre che invece suggeriscono di acquistare. Questa semplice verità ce la ricorda Howard Ting, Chief Marketing Officer di Nutanix, che abbiamo incontrato nel corso di un suo recente viaggio in Italia: "Se vengo a Milano tre giorni ogni tanto – esemplifica – mi conviene prenotare una stanza d'albergo e muovermi con i taxi o Uber. Se invece dovessi fermarmi per qualche anno, sarebbe meglio affittare un appartamento".

Howard Ting, Chief Marketing Officer di Nutanix

In quest'era di grande crescita digitale, il tema è di forte attualità: "Le public cloud – continua il top manager – abituano le aziende alla possibilità di approvvigionarsi di risorse It che non devono manutenere, presso le quali trovano un numero crescente di feature, e che possono pagare solo in funzione di ciò che utilizzano. Chi sperimenta questi vantaggi, non torna più indietro". O almeno, vuole poter continuare a fruirne nella misura in cui è più pratico ed economico che appoggiarsi solo su una infrastruttura privata. "La nostra vision – aggiunge Ting – prevede che le aziende ricorreranno al public cloud per i workload unpredictable. Per quelli predictable tenderanno a implementare soluzioni on-premise, perché alla lunga meno costose". Alla fine, muoversi sempre in taxi può risultare troppo costoso rispetto a farlo con una propria autovettura.

 

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"In futuro – sostiene il Chief Marketing Officer di Nutanix – la mobilità delle applicazioni fra public e private cloud diventerà sempre più importante". E per renderla possibile, fluida e semplificata, si propone un vendor come Nutanix, riconosciuto come specializzato in infrastrutture iperconvergenti, ma da non considerare come un mero fornitore di appliance che integrano server, storage, networking e software di virtualizzazione. Le tecnologie iperconvergenti rappresentano un primo tassello fondamentale della visione Nutanix: "Non ci preoccupiamo di sapere da dove proviene l'aria che rinfresca una stanza o l'acqua che troviamo in bagno: semplicemente li usiamo". Lo stesso è possibile fare, afferma Ting, con le funzionalità offerte da una soluzione iperconvergente Nutanix, per esempio Nutanix Xpress, rivolta al mondo delle Pmi: vi si caricano le applicazioni virtualizzate dell'azienda (ogni hardware può alimentare da 5 a 500 macchine virtuali) “e nel giro di neanche un'ora è tutto pronto per essere utilizzato”. Il modello architetturale proposto da Nutanix, va sottolineato, prevede l'interconnessione di molte macchine iperconvergenti piccole e/o medie di questo tipo, piuttosto che implementarne alcune singole di grandi dimensioni, ma sottoutilizzate.

Il secondo aspetto essenziale è lo stack software. "Il nostro obiettivo è offrire una piattaforma software [l'hardware, peraltro, è realizzato e fornito da terze parti, che lo fabbricano secondo specifiche, ma non progetti proprietari Nutanix, ndr] che consenta ai workload di essere spostati fra diversi ambienti senza dover essere modificati, e con il ricorso massimo possibile all'automazione". Questo stack può girare su infrastrutture tanto on-premise quanto in colocation, sia sulle public cloud come Aws e Azure, sia nei dispositivi dell'Internet of Things.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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