Verso Central Bank Digital Currency (CBDC) e stablecoin. A che punto è l’euro digitale?

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Verso Central Bank Digital Currency (CBDC) e stablecoin. A che punto è l’euro digitale?

Cosa accomuna e cosa distingue, in termini di scopo e di tecnologie, le Central Bank Digital Currency su cui stanno lavorando la maggior parte delle banche centrali e le criptovalute in circolazione? L’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano ha analizzato in profondità il tema con particolare attenzione alle sperimentazioni e alle prospettive relative all’euro digitale. Il progetto, conclusa la consultazione, è attualmente in fase di sperimentazione, con il concorso delle banche centrali nazionali fra cui Banca d’Italia.

27 Giu 2022

di Elisabetta Bevilacqua

La pandemia ha accentuato il trend, in crescita da diversi anni, dei pagamenti digitali, mentre è cresciuto in parallelo il mondo delle criptovalute a cui si è affiancato quello delle stablecoin, valute digitali private che (almeno in teoria) offrono un valore stabile.

Bitcoin e altre criptovalute sono state osteggiare inizialmente dalle banche centrali, nonostante non siano di fatto valute alternative, ma piuttosto strumenti di investimento, caratterizzati da grande instabilità come ben evidenzia l’andamento dei bitcoin. Nascono per superare questo problema le cosiddette stable coin, progettate per ridurre la volatilità che caratterizza le criptovalute. Anche se l’obiettivo di raggiungere la stabilità, agganciandosi alle valute sovrane o ad altri asset stabili come l’oro, non è stata raggiunta (fra gli esperti vengono ironicamente chiamate instable coin) questo strumento manifesta una crescita significativa e raccoglie l’attenzione di grandi operatori del mondo dei pagamenti e del mondo digitale.

La grande popolarità e i vantaggi offerti dalle criptovalute, come ad esempio la programmabilità abilitata da tecnologie quali blockchain e Distributed Ledger (DLT), hanno spinto le banche centrali a studiare la possibilità di emettere moneta digitale che coesisterebbe con quella fisica. La Central Bank Digital Currency (CBDC) è infatti la forma digitale di una moneta gestita come funzione sovrana da una banca centrale. Si distingue dalle altre monete digitali per rappresentare una passività nella banca centrale, da utilizzare sia come mezzo di scambio, sia come riserva di valore, e per essere direttamente sostenuta da uno stato.

L’interesse delle banche centrali è evidenziato dal fatto che l’80% conduceva, già nel 2021, ricerche ed esperimenti sul tema. Un’indagine dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger ha identificato 85 iniziative portate avanti da 65 banche centrali, in gran parte a livello locale e 10 a livello internazionale. Fra queste ultime ben 9 stanno valutando progetti basati sulla blockchain e DLT.

È certo che si arriverà a breve all’emissione di valute digitali, se pur con approcci e tempi differenti. La FED, ad esempio, mentre studia le possibilità per il dollaro digitale sta guardando alla stable coin per portare innovazione nel sistema finanziario, mentre la Cina ha lanciato senza troppo clamore lo yuan digitale che sembra abbia già superato la quota del 15% della popolazione che può disporne. La Svezia, infine, è in fase di lancio della corona digitale.

A ottobre 2020, la Banca Centrale Europea ha lanciato una consultazione pubblica sull’euro digitale, ottenendo alcune indicazioni sull’interesse di cittadini e professionisti. Fra i punti di maggiore attenzione figurano la tutela della privacy nei trasferimenti monetari, la sicurezza e la possibilità di impiego in tutta l’eurozona, senza costi aggiuntivi. A luglio 2021 la BCE ha avviato una prima fase investigativa del progetto Digital Euro della durata di due anni, nei quali verranno esaminati gli eventuali modelli di emissione e distribuzione, le possibili infrastrutture tecnologiche e le implicazioni dal punto di vista della stabilità finanziaria dell’Eurosistema e della privacy dei cittadini.

Cosa bolle nella pentola dell’euro digitale

Silvia Attanasio, head of innovation di Abi, nella tavola rotonda sul tema tenuta in occasione del convegno organizzato dall’Osservatorio, ha evidenziato l’opportunità multilaterale che l’euro digitale offrirà per le banche centrali, i merchant, i clienti, le banche.

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L’obiettivo è quello di arrivare a una moneta accettata da chiunque in area euro, capace di far fare un passo in avanti all’economia digitale europea grazie alla programmabilità. Si tratta di una caratteristica delle criptovalute che, impiegata in un ambiente regolamentato, avrebbe un impatto dirompente, grazie agli smart contract abilitati dalla tecnologia blockchain. Le logiche di programmazione potrebbero definire regole di spendibilità incorporate nella moneta stessa, oppure trasferimenti eseguiti automaticamente e innescati da eventi predeterminati, aprendo scenari al momento impensabili.

Oltre alla BCE anche le banche centrali nazionali stanno conducendo analisi e sperimentazioni. È il caso di Banque de France, che ha diffuso a novembre 2021 i risultati di diversi test di utilizzo di una CBDC per il mercato wholesale. Claudine Hurman, di Banque de France, director of infrastructure, innovation and payment, ha condiviso l’esperienza della sperimentazione durata un anno, in collaborazione con player di diverso tipo con la realizzazione di 9 progetti.

Nonostante le lezioni imparate nella prima parte della sperimentazione (vedi figura 1), il percorso da fare è ancora lungo dal punto di vista sia di business sia tecnico. Restano infatti aperte questioni come i livelli di performance, di scalabilità e di sicurezza, nonché di interoperabilità con il legacy e con i diversi DTL, temi su quali proseguirà la seconda parte della sperimentazione.

La situazione in Italia

Banca d’Italia ha pubblicato, a sua volta, un paper che illustra una possibile soluzione basata sulla combinazione di CBDC account based e token based. L’attività di Banca d’Italia, per rispondere alla consultazione pubblica della BCE, descritta da Emanuele Urbinati, Servizio Sistemi di Pagamento, Dipartimento Mercati e Sistemi di Pagamento, ha analizzato due approcci complementari.

Il primo è basato sui sistemi centralizzati attualmente in uso per il regolamento dei pagamenti elettronici, come ad esempio TIPS in Europa; il secondo su un’infrastruttura basata su DLT. Da queste conseguirebbe una CBDC account-based o token-based con l’impiego di token elettronici come avviene per le criptovalute.

La soluzione suggerita da Banca d’Italia punta su un euro digitale che integra i due approcci, con combinazioni diverse utilizzabili in modo flessibile in base alle diverse situazioni. Sarebbe così possibile bilanciare i rispettivi vantaggi e svantaggi, anche per un tema della massima importanza come la privacy, per cui va trovata una mediazione fra anonimato totale e protezione dei dati.

Le sperimentazioni e i test di tutte le caratteristiche di performance e scalabilità dimostrano che il sistema integrato, tecnicamente fattibile ed efficiente, è in grado di garantire fino a 40mila transazioni al secondo su 100 milioni di account.

Considerati i tempi per ulteriori sperimentazioni a conclusione della fase attuale, il rilascio effettivo dell’euro digitale non avverrà presumibilmente prima del 2026, ma la trasformazione sarà così radicale che è fondamentale tenersi pronti.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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