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Startup per l’impresa mobile

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Startup per l’impresa mobile

07 Apr 2015

di Elisabetta Bevilacqua

Per la trasformazione in ottica mobile, le imprese che hanno bisogno di competenze e tecnologie spesso non presenti al loro interno, potrebbero guardare alle startup come a un’importante risorsa per accelerare questo processo. Il panorama italiano evidenzia ancora la prevalenza di startup che si rivolgono all’utente consumer. Tuttavia sta crescendo il numero di quelle che propongono soluzioni e tecnologie per una strategia di evoluzione verso la mobile enterprise

Le aziende di qualunque dimensione, anche quando operano in settori tradizionali, hanno molto da imparare dalle startup. Non solo per quanto riguarda le tecnologie distruptive (e fra queste certo va annoverato il mobile in tutte le sue evoluzioni), ma anche per l’agilità e la rapidità nell’innovazione.
Riteniamo dunque utile indicare le principali aree in cui le startup operano in campo mobile e di quali tecnologie e competenze siano portatrici. A questo scopo utilizziamo i risultati dell’Osservatorio Startup della School of Management del Politecnico di Milano che ha analizzato le principali startup operanti in ambito mobile a livello internazionale, finanziate da investitori istituzionali negli ultimi 3 anni. Nel panorama delle 900 startup esaminate, ne sono state individuate 38 italiane nell’area mobile marketing e mobile payment e 15 fra quelle che offrono soluzioni per la mobile enterprise, le due principali macroaree a cui sono riconducibili le soluzioni e le tecnologie sviluppate.

Le aree di focalizzazione
La prima area, mobile marketing e mobile payment, composta a livello internazionale dal 75% delle realtà, può a sua volta essere suddivisa in diversi ambiti:

  • circa un terzo offre soluzioni di Mobile Wallet; queste aziende si propongono di digitalizzare il portafoglio dell’utente finale, sia per programmi promozionali e di loyalty sia attivando sistemi di mobile payment;
  • poco meno di un quarto offre soluzioni a supporto dell’advertising mobile; si tratta di attori che ricoprono diversi ruoli in questa filiera e supportano sia i publisher che vogliono monetizzare con la pubblicità i propri contenuti sia la pianificazione media da parte delle aziende investitrici; sono presenti in questo ambito anche soluzioni che si dedicano al marketing delle app;
  • le startup che operano nell’ambito del mobile commerce e hanno realizzato app di prenotazione e acquisto di servizi (taxi, turismo, ristorazione, ecc.), rappresentano invece circa il 12%;
  • sono presenti infine startup che offrono servizi di pagamento e trasferimento di denaro peer to peer.

Le start up che si rivolgono più direttamente al supporto della mobilità in azienda – la seconda area – rappresentano a livello internazionale circa un quarto delle aziende esaminate dagli Osservatori e rientrano in quattro categorie:

  • poco meno della metà fra le startup che si rivolgono al mondo business ha sviluppato specifiche app di Sales Force Automation, Mobile Crm, Field Force Automation e Personal Productivity (per esempio applicazioni di dashboard, reportistica e Business Intelligence, strumenti di pianificazione dei propri appuntamenti e task individuali, App di collaboration per comunicare e scambiare informazioni con i colleghi); in quest’ambito rientrano anche startup che operano nell’ambito del Mobile Service, offrendo soluzioni dedicate ad alcuni settori per la gestione della relazione con i propri clienti.
  • le startup che offrono piattaforme per lo sviluppo rapido di app personalizzate a supporto dei processi di business rappresentano circa il 16% del totale e risultano focalizzate su motori per la realizzazione, in pochi passaggi, di app cross-piattaforma, che non richiedono all’utente specifiche competenze sui diversi linguaggi di programmazione.
  • circa il 20% delle startup che si rivolgono direttamente al mondo business offre alle aziende piattaforme di App Management, Mobile Device Management e soluzioni di Mobile Security. Queste soluzioni consentono alle organizzazioni di gestire, centralmente e da remoto, l’ecosistema delle Mobile Biz-App adottate e il parco dei dispositivi mobili; permettono il provisioning sui dispositivi, la gestione della profilazione degli utenti, la garanzia del rispetto delle policy aziendali e garantiscono la sicurezza dei dati presenti localmente sui device;
  • il restante 15% è rappresentato da startup che offrono alle aziende soluzioni innovative hardware e software come nuovi wearable device, realtà aumentata, nonché mobile Pos e geolocalizzazione.

Alcune startup italiane per marketing e mobile payment
Non è facile far rientrare all’interno di queste tipologie le startup italiane che sviluppano applicazioni direttamente utilizzabili dalle imprese, visto che la maggior parte punta al mercato consumer, peraltro già molto affollato a livello internazionale.

Marta Valsecchi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano

“Sono 38 le startup italiane finanziate negli ultimi 3 anni in ambito Mobile Marketing & Mobile Payment – commenta Marta Valsecchi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano – Rispetto al contesto internazionale, in Italia è decisamente superiore il il numero di startup che si rivolge direttamente al consumatore finale”. Prevalgono infatti le soluzioni (come mobile wallet, mobile commerce, mobile service ecc.) che, pur potendo essere utilmente integrate nelle attività aziendali per coinvolgere fidelizzare e vendere direttamente ai propri clienti, puntano più direttamente al mercato consumer. Le startup italiane hanno ricevuto finanziamenti decisamente più bassi. “L’entità media del finanziamento è di 1,5 milioni di dollari, contro una media globale superiore a 8 milioni di dollari”, aggiunge Valsecchi.
Fra le startup italiane prevalgono le applicazioni in ambito mobile wallet. Fra queste segnaliamo: Dove Conviene e Promoqui che identificano le promozioni attive in negozi di vario tipo (elettronica consumer, abbigliamento, supermercati) e danno agli utenti la possibilità di scegliere quelle che interessano loro; Risparmio Super specializzata soprattutto nell’individuazione dei prezzi più convenienti nei supermercati; Uollet un programma di fedeltà che consente di raccogliere e spendere crediti in qualunque esercizio (bar, ristoranti, negozi ecc.).
Rientra invece nella più vasta area del marketing startup come Beintoo che sviluppa le attività di advertising sostenute anche dallo sviluppo di piattaforme di gamification per il mobile; fondata da un imprenditore italiano, Antonio Tomarchio, formatosi in Dada, oggi ha l’headquarter a NewYork. Sempre in ambito gaming segnaliamo Zuffle, piattaforma di social gaming utilizzabile via App iOS e Android e Facebook app, e Balzo, che sviluppa giochi in ambito sia B2C sia B2B. Entrambe sono nell’orbita dell’acceleratore NanaBianca.
Satispay nasce infine per effettuare scambi di denaro, rendendoli semplici, veloci e sicuri.

Le startup italiane che possono aiutare le imprese a diventare mobile

Paolo Catti, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Enterprise della School of Management del Politecnico di Milano

La presenza di startup che hanno ottenuto finanziamenti nel campo della mobility applicata ai processi di business è ancora modesta: “In Italia la sensibilità dei Venture Capital sul fronte della mobility applicata ai processi di business non risulta spiccata – dice Paolo Catti, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Enterprise della School of Management del Politecnico di Milano – Tuttavia, è comunque presente un forte fermento di imprenditorialità, una mobility “made in Italy”, che ha dato origine a oltre 400 tra imprese e divisioni all’interno di grandi Gruppi, che hanno sviluppato specifiche competenze in ambito mobile business”.
Fra le startup che hanno il mondo business come riferimento segnaliamo Enbage, che offre servizi di mobile marketing engagement e Skebby che ha sviluppato una piattaforma per invio e ricezione sms online.
Rientra nella categoria della self productivity e al tempo stesso nel Mobile Crm, Sellf, una mobile biz-app di personal productivity che permette di gestire anche appuntamenti e contatti e che è nell’orbita di H-Farm. L’idea è offrire una soluzione per sfruttare le opportunità di business (“sell”) che mette in primo piano il venditore (“self”) e le sue esigenze, offrendogli uno strumento di auto organizzazione intelligente e andando a ripensare dal basso verso l’alto il “processo di customer relationship management”.
Abbastanza numerosa la categoria di piattaforme per lo sviluppo rapido di app personalizzate, in particolare segnaliamo: AppsBuilder, oltre 1,5 milioni di euro raccolti e G!MakeApp sviluppata da Garoo, azienda ospitata da PoliHub. InToIno è infine una startup nata presso l’incubatore del Politecnico di Torino (I3P) con l’idea di creare app per semplificare la creazione di oggetti intelligenti, senza la necessità di essere programmatori.
Numerose poi le soluzioni hardware e software che vedono connessioni con wearable device e realtà aumentata. Fra queste segnaliamo Jusp, azienda incubata in PoliHub che ha sviluppato una soluzione per trasformare lo smartphone in Pos; fra i primi clienti figurano le assicurazioni che possono fornire ai venditori un unico dispositivo per gestire l’acquisizione polizze. L’italoamericana Adant (l’headquarter in California e ricerca e sviluppo a Padova), fondata dagli italiani Daniele Piazza e Carlo Guardiani ha sviluppato un’antenna adattiva (tecnologia brevettata) per aumentare le performance dei dispositivi wi-fi e dei sistemi. Athonet ha sviluppato una tecnologia per realizzare reti mobili da utilizzare in contesti critici. La sua attività è stata preziosa in occasione del terremoto del 2012 in Emilia, dove ha garantito le comunicazioni per i soccorsi in sostituzione alla normale infrastruttura telefonica.
Da questo panorama emerge una certa varietà di offerta che rende però complesso per l’It aziendale il compito di selezionare e identificare le soluzioni più adatte. Per facilitarlo è a nostro parere indispensabile che le imprese focalizzino meglio le aree nelle quali è richiesta la spinta innovativa delle startup e che siano disponibili a momenti di incontro con l’ecosistema aziendale per stimolarlo a favorire la creazione e lo sviluppo di startup utili per la realizzazione della mobile enterprise. ZeroUno, quest’anno, si occuperà anche di questo.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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