Smart Working: Pa e Pmi in ritardo

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Smart Working: Pa e Pmi in ritardo

Mentre le grandi aziende hanno ormai intrapreso un percorso chiaro nella direzione dello smart working, le Pmi e la Pa appaiono in stallo; e tuttavia entrambe dovranno necessariamente muoversi: le prime per adeguarsi alla competizione globale, l’altra per motivi economici e di engagement dei dipendenti pubblici.

28 Ott 2016

di Valentina Bucci

Mentre le grandi imprese avanzano con decisione verso lo smart working, secondo i dati di un report recentemente presentato dal Politecnico di Milano, lo stesso non si può dire delle Pmi: “Rispetto all’anno scorso, nel 2016 la percentuale di quelle che hanno iniziative strutturate è rimasta ferma al 5% (figura 1)”, spiega Mariano Corso, Responsabile Scientifico, Osservatorio Smart Working, che prosegue: “Non esistono ostacoli legati ad attività o a costi di implementazione; la barriera è nella cultura della nostra Pmi tradizionale, basata sul presenzialismo e sulla gerarchia, di una rigidità che contrasta con quelle che saranno le sfide che queste realtà dovranno affrontare nei prossimi anni entrando in una competizione globale”.

Di questo servizio fanno parte anche i seguenti articoli:
LA RICERCA – Smart working: quanto si sta diffondendo in Italia?
FRENI E OPPORTUNITA’ – Allo Smart working servono Smart Manager….
Figura 1- La diffusione dello smart working
Fonte: Politecnico di Milano

Solo un dato positivo: sono quasi dimezzate le realtà che si dicono disinteressate al fenomeno; adottando una prospettiva a lungo termine, la speranza è che sia l’inizio di un percorso.

Altrettanto critica è la situazione della Pa, su cui si è largamente discusso durante l’evento di presentazione del Report. Per quanto da un punto di vista normativo, attraverso la Riforma Madia, siano stati fatti degli sforzi per suggerire un’apertura verso lo smart working, non c’è ancora stato un cambiamento importante, fatta eccezione per pochi casi virtuosi.

“E tuttavia la Pa dovrà necessariamente muoversi”, dice Corso, che quindi spiega quali sono le tre ragioni per cui il lavoro agile è irrinunciabile anche in questo settore:

  1. consente alti risparmi e miglioramenti sulla produttività dei lavoratori;
  2. è un modo per motivare dipendenti pubblici spesso frustrati dall’attuale rigidità degli enti;
  3. è una leva fondamentale per risultare attrattivi verso i talenti.
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Valentina Bucci

Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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