Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Quali tecnologie per il sistema Italia?

pittogramma Zerouno

Quali tecnologie per il sistema Italia?

23 Mag 2014

di Elisabetta Bevilacqua

In una recente Tavola Rotonda nell’ambito dell’Information Technology Forum, moderata dal Direttore di ZeroUno Stefano Uberti Foppa, alcuni protagonisti dell’It si sono confrontati su quale potesse essere il loro contributo alla trasformazione in atto nel mondo delle imprese. Le importanti evoluzioni tecnologiche in corso portano opportunità, ma anche complessità che vanno gestite con strumenti di cui il Cio e un rinnovato dipartimento It devono disporre per portare valore al business.

In uno scenario che vede grande  variabilità competitiva e di business, il ruolo strategico dell’It è indiscutibile, le nuove tecnologie (dagli analytics ai sistemi di collaboration) unite a modalità dirompenti di fruizione dell’It (mobility e cloud) devono essere correttamente sfruttate in modo da rappresentare un supporto, se non addirittura il propulsore, della business transformation e il Cio non può quindi focalizzarsi sulla governance tecnologica e operativa. Lo ricorda Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, aprendo la Tavola Rotonda che ha visto riuniti alcuni protagonisti dell’It, ai quali ha subito chiesto in quali termini le soluzioni e gli strumenti offerti dai vendor abilitano questa evoluzione?

La guerra dei dati diventa Mobile

La grande crescita della mobilità e degli oggetti intelligenti connessi (Internet of Things) in tutti i settori genera grandi moli di dati che non solo devono essere memorizzati, ma resi fruibili, nei tempi e nei modi corretti, al business.

Bruna Bottesi, Country Manager di NetApp, sottolinea che: “È fondamentale disporre di un’infrastruttura storage capace di rendere velocemente accessibile il dato e di crescere con l’aumento della quantità di dati. L’infrastruttura storage di NetApp persegue questi obiettivi anche attraverso la semplificazione della gestione di Internet e la portabilità dei dati attraverso cloud diversi, pubblici e privati”.

“La gestione di grandi quantità di dati non è per noi una novità e neppure la vastità delle aree di applicazione, che vanno dall’analisi delle frodi al Crm evoluto per le telco, alle analisi in ambito sanitario –ricorda Marco Icardi, Amministratore Delegato di Sas – Oggi la novità è rappresentata dalla grande quantità di fonti esterne all’azienda che vanno a sommarsi ai dati prodotti internamente”.

La competenza analitica non è più sufficiente; serve anche la capacità di immagazzinare dati in tempo reale e integrare quelli interni con quanto arriva dalla rete: “Diventa così possibile sfruttare questo patrimonio informativo e la capacità di elaborarlo per inventare nuovi servizi più vicini alle richieste dei clienti e dei cittadini nei diversi settori”, aggiunge Icardi.

“L’esplosione dei dispositivi personali che stanno diventando una estensione bionica delle persone, come pure la crescita dell’Internet of Things, offrono grandi opportunità di gestione delle informazioni, ma pongono anche una sfida di governance della complessità e della sicurezza”, conferma Fabio Fregi, Country manager e amministratore delegato di Ca Tecnologies. Da qui la necessità di strumenti per la gestione del dato in mobilità in modo sicuro e uno sviluppo applicativo semplice e veloce per portare in mobilità applicazioni che prima venivano gestite con altri strumenti.

Flessibilità dei sistemi informativi per un Cio broker

Da sinistra Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno; Bruna Bottesi, Country Manager di NetApp, Marco Icardi, AD di Sas e Enrico Boverino, Business Solution Strategist di VmWare

“Per assecondare la crescita dei dati e l’evoluzione del business in risposta alle sfide è indispensabile introdurre elementi di forte flessibilità dei Sistemi informativi”, sottolinea Uberti Foppa.

“Risponde a questa esigenza la nostra impostazione, che offre alle aziende un’infrastruttura, abilitata in gran parte dalla componente software, che può evolvere nel tempo per supportare la crescita dei dati,– risponde Bottesi -Anche se siamo percepiti come azienda hardware, il 50% della nostra offerta è in realtà software; il sistema operativo unico, indipendente dall’hardware, fornisce la flessibilità necessaria sulla base delle esigenze del business che non sempre sono prevedibili”.

Flessibilità è la parola d’ordine di VmWare  la cui mission oggi è quella di estendere le tecnologie di virtualizzazione dai server a nuove aree, come reti e storage. “L’obiettivo è andare verso la ‘software defined enterprise’ che permette di abilitare la flessibilità e garantire al tempo stesso la qualità dei servizi erogati – dichiara Enrico Boverino, Business Solution Strategist di VmWare – La piattaforma automatizzata non solo opera più velocemente, ma abilita anche le policy di gestione per le operation e il provisioning relative a tutte le componenti dei data center”.

VmWare punta al cloud ibridio, grazie all’erogazione delle soluzioni attraverso i propri data center in una logica di co-petition con le soluzioni on premise, offrendo così ai clienti la possibilità di scegliere quanto mantenere in casa. “Il nostro approccio vede il Cio come un broker capace di gestire, a costi contenuti, servizi interni ed esterni in collaborazione con il business”, sintetizza Boverino.

Gestire la trasformazione, attuare la semplificazione

“Gli approcci fin qui esposti comportano un cambio delle regole del gioco – commenta Uberti Foppa – Non c’è il rischio che il timore di fare scelte disruptive freni il cambiamento?”

“I vantaggi che possono derivare dalla gestione via software di tutti gli apparati che compongono la mappa tecnologica non sempre è facile da declinare nelle organizzazioni – risponde Boverino – Per superare queste criticità forniamo ai clienti raccomandazioni di best practices nella trasformazione e suggerimenti per l’abbattimento dei silos organizzativi. Suggeriamo diversi modelli di gestione: quello di tipo angloamericano che punta alla creazione di nuovi data center in una logica green field; quello tedesco-nipponico che si basa su miglioramenti continui”.

Ma nonostante le difficoltà, la trasformazione è inevitabile, come spiega Fabio Spoletini, Country Leader Technology di Oracle. “L’impatto del digitale ha messo in moto una trasformazione senza via di ritorno che spingerà le aziende a investire per risolvere alcune criticità come la sfida per l’efficienza e la globalizzazione che presenta per le imprese italiane non solo minacce, ma anche opportunità”.

Oracle ritiene che la sua offerta di un portafoglio completo di soluzioni porti un messaggio di forte integrazione fra prodotti, che si può tradurre in recupero di efficienza. “Per evitare che, come oggi accade, il 60-70% del budget venga speso per il mantenimento dell’esistente è necessario semplificare; noi riteniamo di contribuire a questo processo, grazie a un portafoglio completo di soluzioni che tende a produrre una standardizzazione. Così si semplifica la vita per clienti, si riducono i costi, si recupera efficienza”, sostiene Spoletini. La scelta sembra sia apprezzata dal mercato italiano che risulta fra i più avanzati nell’adozione di questi sistemi”.

Non solo Tco, ma soprattutto standardizzazione e innovazione

Da sinistra Fabio Spoletini, Country Leader Technology di Oracle, Fabio Fregi, Country Manager e AD di Ca Technologies e Alberto Fidanza, Sales Director Southern Europe di Alfresco

Alberto Fidanza, Sales Director Southern Europe di Alfresco, afferma come al centro dell’interesse dei clienti che scelgono la piattaforma open source Alfresco per la gestione di contenuti business critical e collaboration ci siano soprattutto la standardizzazione e l’innovazione. “In passato le nostre soluzioni erano richieste principalmente per la riduzione del Tco, ma oggi ne viene riconosciuto il valore per la loro potenzialità di innovazione. E soprattutto perché, in quanto open standard, consentono ai clienti di liberarsi delle soluzioni proprietarie”, sostiene.

Il modello open source è ormai accettato in modo diffuso: secondo una survey realizzata dall’Università Bocconi e citata da Fidanza, l’80% delle aziende a livello mondiale adotta open source, il 77% delle quali lo impiega in soluzioni mission critical, anche in ambienti particolarmente delicati come quello bancario.

“È un modello basato sull’innovazione, la collaborazione e comunità di sviluppatori in grado di fornire soluzioni semplici capaci di ridurre il time-to-market, che può partire in qualunque momento visto che non richiede un budget iniziale; basta un contratto di supporto e servizio garantito 7×24, come quello che noi offriamo”, sottolinea. Non c’è neppure un grosso problema di risorse specializzate visto che le soluzioni possono essere implementate da programmatori Java, giovani usciti dall’università a costi contenuti.

“Non è un caso se la soluzione cresce soprattutto in nazioni come Italia e Spagna più che in nazioni che soffrono meno la crisi”, conclude Fidanza.

Le Pmi restano la leva per la ripresa

Le ultime battute dell’incontro sono dedicate al fattore differenziante che la tecnologia può rappresentare per le Pmi e, quindi, per il rilancio stesso dell’economia italiana.

“Per il mercato delle Pmi è stata determinante l’evoluzione tecnologica (ad esempio real time, in-memory, analytics) che ha fatto un salto di qualità a costi competitivi – sostiene Icardi – L’innovazione tecnologica deve però essere innestata con la competenza di business e la necessità di vicinanza ai mercati. Sas garantisce questo aspetto grazie ad una rete molto estesa di partner. Servono inoltre conoscenze tecnologiche più diffuse di quanto non siano oggi; per questo ci siamo impegnati a formare 200 giovani all’anno in ambito data analytics, per colmare le competenze mancanti”.

La sicurezza e una grande semplicità nelle transazioni sono indispensabili anche per abilitare lo sviluppo dell’e-commerce, in crescita nonostante la crisi, che rappresenta un’opportunità per le Pmi italiane di affacciarsi su mercati non in recessione.

Anche Ca Technologies, tradizionalmente rivolta al mercato delle grandi imprese, sta iniziando a guardare al mercato delle Pmi a cui propone soluzioni di automazione della complessità tecnologica e per garantire la sicurezza. Per questo obiettivo ha rivoluzionato la propria filiera, dallo sviluppo fino alla proposta commerciale. Il primo esempio è un sistema di monitoraggio scaricabile dallo scorso settembre da web, gratuito fino a 30 utenti, autoinstallante; non tradizionale anche la promozione, realizzata attraverso web e social network.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

Articolo 1 di 3