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Ruolo e uso delle tecnologie a supporto della Pa locale

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Ruolo e uso delle tecnologie a supporto della Pa locale

02 Dic 2004

di Giancarlo Capitani e Annamaria Di Ruscio

Nonostante i progressi in atto, E’ ancora carente una visione sistemica dell’evoluzione del ruolo e  delle funzioni degli enti locali, e quindi anche dell’Ict, alla quale allineare tutte le amministrazioni in modo da capitalizzare gli investimenti necessari a realizzare un vero e-Government

Giancarlo Capitani é amministratore delegato di NetConsulting
(tel.02/4392901)
e-mail: capitani@netcons.it

In un periodo quale quello attuale, incentrato sul dibattito relativo alla devolution e all’autonomia degli enti locali, risulta quanto mai utile esaminare i dati emersi dal 1° Rapporto sull’Ict nella PA Locale elaborato da NetConsulting per conto di Assinform e di alcune aziende ad essa associate. L’analisi è stata realizzata nel primo semestre del 2004 su un campione di 500 enti (tra Regioni, Province, Comuni e Comunità montane), rappresentativo dell’universo in generale ma anche dell’articolazione dimensionale e geografica di detti Enti.
In sintesi, sono almeno quattro le aree che meritano attenzione: la copertura applicativa ed i progetti previsti; l’uso finora fatto di Internet e dei portali a servizio del cittadino e dell’impresa; il livello d’interazione tra i sistemi informativi degli enti del territorio; i vincoli all’uso e all’investimento in soluzioni Ict.
Dall’analisi del primo punto emerge chiaramente quanto il processo di innovazione e di correlazione con il “business” sia ancora arretrato. In tutti i tipi di enti, infatti, prevalgono (con quote superiori al 75%) le applicazioni per la gestione contabile-amministrativa, peraltro neppure troppo correlata con soluzioni di controllo di gestione (quasi il 70% nelle Province, ma meno del 50% nei Comuni e Regioni e meno del 40% nelle Comunità montane. Persino la correlazione tra contabilità economico-finanziaria ed economico-patrimoniale, sollecitata da interventi normativi, non è né scontata né automatica: meno del 30% degli enti l’ha già realizzata.
Gli enti locali italiani, dunque, hanno introdotto soluzioni It che poco supportano le attività ‘core’. Difatti, le soluzioni verticali si pongono a livelli d’informatizzazione in genere medio-bassi, tranne alcune a supporto delle attività più fondamentali e più time consuming.
Nei Comuni, l’anagrafe (81%), il protocollo informatico (80%), e tributi (73%) e la gestione delle delibere (64%) guidano la classifica. Nelle Province le percentuali sono in media più elevate: protocollo (91%), delibere (87%), cartografia (65%).
Quest’ultima è la soluzione più diffusa nelle Regioni, alla pari con il collegamento con Asl e ospedali (77% per entrambe), segue il protocollo (69%) e il SIT (Sistema Informativo Territoriale, 69%).
Le altre aree applicative risultano poco supportate dall’It. Ad esempio, la contabilità dei lavori pubblici è presente solo nel 49% dei Comuni, la cartografia tecnica scende al 29% e la gestione della viabilità è supportata dall’It in poco meno del 14% dei casi. Nelle Regioni, solo il 46% dei CUP (centri unfircati di prenotazioni sanitarie) è informatizzato e l’area del turismo (così importante eppure in difficoltà) è gestita con soluzioni It per appena il 23%.
Rimane inoltre, benché con intensità inferiori a quelle che si registravano anche solo pochi anni fa, una informatizzazione “ad isole”, dove cioè non esiste integrazione applicativa né correlazione informativa tra Divisioni, Dipartimenti e Direzioni di uno stesso ente.

Dove vanno gli investimenti?
Viene da chiedersi allora, in questo quadro non proprio edificante, quali siano gli indirizzi di spesa delle realtà locali. Gli investimenti in hardware si concentrano nel rinnovo del parco di Pc e server. Quelli inerenti le Tlc (caratterizzate dall’uso del telefono fisso) si focalizzano sull’incremento della qualità degli accessi ad Internet, che, come vedremo, ha molte aree di miglioramento.
Riguardo le applicazioni, i Comuni sono concentrati su attività di sostituzione e aggiornamento software di aree già informatizzate (Protocollo informatico, Anagrafe, Tributi).
Non mancano però nuove adozioni, specie per la Cartografia Tecnica e il collegamento al SIT.
Le Province seguono lo stesso profilo di aggiornamento, ma si distinguono per un maggiore ricorso all’e-learning, segno non solo di un maggiore grado di informatizzazione ma anche di una maggiore sensibilità e comprensione dell’importanza di talune soluzioni. Le Comunità Montane tentano palesemente di recuperare il ritardo tecnologico attraverso numerosi progetti per nuove soluzioni applicative e, infine, le Regioni mostrano un’attenzione alla gestione delle Risorse Umane, del Patrimonio immobiliare e della Contabilità economico-patrimoniale. Sintomi tutti dell’esigenza di razionalizzare la propria attività.
Anche lo scenario che emerge dall’uso di Internet e dei Portali al cittadino e alle imprese genera delle riflessioni. Innanzitutto, l’analisi delle caratteristiche tecnologiche di connessione denota ancora un certo stadio di arretratezza: nei Comuni e nelle Comunità montane la connessione Isdn raggiunge una quota del 26-30%, mentre almeno il 10% utilizza ancora modem analogici. Connessioni Adsl/Hdsl sono presenti nel 33% delle Regioni e nel 40% dei Comuni, mentre nelle Province superano il 64%; la fibra ottica, infine, si colloca al di sopra del 10% per Comuni e Province, ma al di sotto per le Regioni.
La RUPAR, presente ed usata in misure variabili da un minimo del 25% circa dei Comuni ad un massimo del 69% per le Regioni, viene di fatto sottoutilizzata. Infatti, l’uso prevalente (dal 40% al 100%) che se ne fa è quello del trasporto e instradamento di dati tra Enti. Tutti gli altri servizi evoluti, dalla firma digitale alla cooperazione applicativa, risultano assolutamente secondari: attorno al 12% per i Comuni; al 22% per le Comunità montane; e tra il 22 e 33% per le Regioni.
In più, alla diffusa presenza di portali di servizio ai cittadini e alle imprese non fa eco una interattività effettiva: la maggior parte si focalizza sulla distribuzione di modulistica per la partecipazione a concorsi e la possibilità di consultare leggi. I servizi “interattivi” sono residuali: anagrafe (21%) e pagamento tributi (9%).
Il terzo punto di osservazione, quello relativo alla interazione tra gli enti, denota l’assenza di un ecosistema integrato di relazioni tramite soluzioni Ict, che rende basso il livello di interazione e interoperabilità tra i S.I. degli enti del territorio, che è del 69% nelle Regioni; del 52% circa nelle Comunità Montane; del 46% circa nelle Province e del 51% nei Comuni. Si delinea quindi una sostanziale distanza da quella PA integrata che è il fine ultimo del piano di e-government europeo incentrato sul concetto di “one-stop- services” (front office unitario relazionato a back offices integrati) per cittadini e imprese.

Gli ostacoli e il da farsi
Ma, ed è l’ultimo punto importante, quali sono gli ostacoli ad uno sviluppo coerente tra le tecnologie e le soluzioni applicative con gli obiettivi strategici di “business” degli Enti della nostra Pa Locale? Chiaramente, primo ed oggettivo fattore frenante è il contenimento dei budget (vedi figura). Un problema che le politiche di gestione finanziaria previste per i prossimi anni difficilmente aiuteranno a risolvere. Ma il secondo ostacolo citato, ovvero la scarsa cultura informatica presente negli enti, merita una riflessione più profonda anche perché determina, in forme diverse, le risposte successive. Le ridotte competenze interne che gli enti dichiarano di avere, impediscono di valutare le soluzioni proposte dai fornitori, di pianificare le evoluzioni tecnologiche ed applicative, di sfruttare appieno le soluzioni installate.
Questo vincolo è un impedimento strutturale all’evoluzione tecnologica e all’innovazione e, al di là della necessità d’avere un sistema di offerta qualificato e competente, in grado di accompagnare l’Ente in tutte le sue trasformazioni evolutive, sottende la necessità di:
– costruire un piano strutturato di qualificazione e riqualificazione delle risorse interne, anche tramite soluzioni tecnologiche (e-learning);
– gestire opportunamente i piani di assunzione di nuove risorse;
– attivare piani di comunicazione/formazione ai dirigenti degli enti per far comprendere i vantaggi espressi dalle soluzioni Ict e porli in grado di affiancare e sostenere le scelte d’investimento dei loro Cio.
E soprattutto, sottolinea l’importanza ormai imprescindibile di una correlazione de facto tra attività primarie (business) dell’ente e soluzioni e infrastrutture Ict. Correlazione che deve essere pianificata, realizzata e fatta evolvere all’interno di un disegno strategico di medio periodo, in cui l’indispensabile processo di change management, necessario nel breve periodo, arrivi finalmente a toccare tutte le leve di una struttura aziendale: Risorse Umane, Processi e Tecnologie.
Dunque, c’è bisogno di una visione sistemica di evoluzione del ruolo dell’ente locale in cui contestualizzare anche quello delle tecnologie e delle soluzioni, secondo un sano principio di coerenza. Visione cui si allinei quella di tutti gli enti della PA locale per ridurre i divari dimensionali, geografici e di missione. Solo in tal modo potranno essere capitalizzati gli sforzi puntuali di investimento di singoli Enti; i tentativi di integrazione applicativa e di interoperabilità; i servizi interattivi ai cittadini e alle imprese; i piani di e-Government con integrazione del back office nell’ottica già citata del “one stop services”.

I freni all’informazione degli enti locali Fonte: NetConsulting

Giancarlo Capitani e Annamaria Di Ruscio

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