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Riorientare lo sviluppo: la transizione amministrativa premessa per la ripresa

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Riorientare lo sviluppo: la transizione amministrativa premessa per la ripresa

L’importante ruolo della PA per supportare la politica nella costruzione di strategie e condurre il paese verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Riflessioni e spunti emersi dagli interventi di Joseph Stiglitz e Renato Brunetta durante la passata edizione del Forum PA

14 Ott 2021

di Elisabetta Bevilacqua

Nel corso del Forum PA 2021 è emerso che la Pubblica Amministrazione, per diventare il motore della ripresa, supportare la politica nella costruzione di strategie e condurre il paese verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile, deve rigenerarsi in profondità. La pandemia ha evidenziato il ruolo centrale dei governo e delle amministrazioni nella soluzione delle crisi che il mercato non è in grado di gestire come ha sottolineato l’intervento del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, mentre il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha indicato le opportunità di una trasformazione a portata di mano della PA italiana, studiosi ed esperti hanno focalizzato i loro interventi sui pilastri necessari per renderla possibile.

Serve un’idea chiara del ruolo, delle azioni e dei limiti del settore pubblico

“Nel corso della pandemia abbiamo riconosciuto il ruolo dello Stato e dell’amministrazione pubblica. Se i governi non avessero messo in atto misure di contenimento del contagio, svolgendo un ruolo chiave nella campagna vaccinale, ci sarebbe stato un numero assai maggiore e imprevedibile di morti”. Lo ha sostenuto Joseph Stiglitz, considerato uno dei più autorevoli economisti a livello internazionale, attualmente professore alla Columbia University, nel suo intervento nel corso del primo convegno di scenario in occasione del Forum PA 2021.

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La pandemia ha ribadito il ruolo dei governi nella protezione dei cittadini da eventi imprevedibili di varia natura, crisi finanziarie (come nel 2008), catastrofi naturali o sanitarie (come nel caso Covid-19) ma anche nell’affrontare i temi della giustizia sociale.

Serve un’idea chiara del ruolo, delle azioni e dei limiti del settore pubblico, mentre anni di neoliberalismo ne hanno minato la funzione. Serve un’idea chiara dei processi attraverso i quali il settore pubblico opera”, aggiunge, indicando nella digitalizzazione uno degli strumenti per ripensare al modus operandi quotidiano e in Internet un’opportunità per comunicare in modo trasparente con i cittadini, fondamentale per creare fiducia. “Non esiste una soluzione unica per il miglioramento dei processi di governo e l’eliminazione degli impedimenti – avverte – Sono sfide che ogni amministrazione e governo devono affrontare giorno per giorno”.
Un esempio viene dalla filosofia che Stiglitz ha contribuito a definire con l’amministrazione Clinton: importare le nuove tecnologie e i processi utilizzati nel privato chiedendosi quali di questi potessero essere utilizzati per aumentare le performance del pubblico. “Anche se non sempre abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti, abbiamo fatto molti progressi”, commenta Stiglitz e consiglia di pensare agli strumenti a disposizione dei governi per raggiungere i propri fini.

“La spesa è, ad esempio, uno strumento fondamentale, per il miglioramento del clima: negli ultimi 10 anni il costo delle energie rinnovabili si è ridotto in modo significativo con sacrifici trascurabili per tutti noi, grazie agli investimenti pubblici in ricerca”, sottolinea, indicando il ruolo delle politiche di spesa per la giustizia sociale che il mercato, principale responsabile delle disuguaglianze, non è in grado di offrire.
Le tecnologie informatiche consentono di monitorare meglio le spese e sapere che non ci sia corruzione, aumentando la fiducia nel settore pubblico.
Un altro ruolo importante del settore pubblico è quello regolatorio, fondamentale nel contenimento della pandemia ma anche per contenere inquinamento, per consentire la circolazione di auto sostenibili, per definire le modalità di trattamento equo dei dipendenti e assicurare i diritti dei lavoratori… Ma affinché le leggi migliorino il sistema della Pa in modo efficace, devono essere semplici.

Il pubblico deve dare l’esempio agli altri settori, comportandosi, ad esempio, da buon datore di lavoro.

“La pandemia è stata un momento tragico ma anche un’opportunità di riflessione: abbiamo visto tutte le modalità in cui la nostra società non ha funzionato e quelle in cui hanno funzionato, quali Paesi sono stati più efficaci e quali meno. L’importanza del settore e dell’amministrazione pubblici, l’importanza del rafforzarli e di costruirli meglio sono fra le principali lezioni apprese”, conclude Stiglitz.

L’importanza della PA italiana per la ripresa

Il governo italiano è consapevole dell’importanza per la ripresa del settore pubblico che deve saper cogliere l’occasione della straordinaria congiuntura per attuare quelle riforme che finora l’Italia non è mai riuscita a realizzare. Ne è convinto il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, nel suo intervento di apertura a Forum PA: “Abbiamo le risorse, grazie alla nuova strategia europea di solidarietà, abbiamo la migliore figura, per l’Italia e l’Europa, di presidente del consiglio, abbiamo l’unità nazionale. La riforma della PA non più un progetto folle, ma un’esperienza a portata di mano”. Seguendo il proposito di non comunicare le cose da fare ma quanto già fatto, il ministro ricorda due provvedimenti fondamentali, come la semplificazione e il reclutamento (accelerato dalla digitalizzazione), indispensabili per gestire le riforme, che rappresentano la condizione per accedere ai fondi del PNRR.

Non c’è trasformazione digitale senza semplificazione e nuovo capitale umano capace di interpretare la digitalizzazione”, sottolinea Brunetta, ricordando che la trasformazione della PA è la condizione per l’attuazione del sogno di un’Italia più giusta, dalla parte dei giovani, che faccia funzionare l’ascensore sociale, un Paese dove è bello vivere.

Un nuovo alfabeto per la PA

Quali sono dunque i pilastri per abilitare una PA capace, competente, semplice, smart e digitale, in grado di offrire servizi di qualità ai cittadini e alle imprese e rendere più competitivo il sistema-Italia?

Il Forum Pa lo ha sintetizzato in un alfabeto che parte da A, come accesso, voce affidata a Raffaella Saporito, Associate Professor of Practice of Government, Health and Not for Profit – SDA Bocconi School of Management, che ricorda tre elementi fondamentali appresi nel corso della pandemia:

  1. nei momenti di crisi (sanitaria e sociale) la risposta viene dalle risorse pubbliche;
  2. il ridimensionamento del Pa a causa del blocco del turn over ha avuto conseguenze sulla capacità di risposta del sistema sanitario e ci ha fatto capire la necessità di pianificazione strategica;
  3. oggi le procedure digitali, garantendo accessi rapidi in base alle esigenze, sono un elemento di resilienza.

La B, come buona amministrazione, è affidata a Elena Gamberini, Direttore – Unione dei Comuni della Bassa Reggiana che indica nelle gestioni associate (unioni di comuni) un esempio di amministrazione buona capace di rendere credibile la ripresa. Ha infatti consentito di risparmiare risorse sulle funzioni di staff, ad esempio nell’informatica, e offrire la capacità di risposte più rapide in tempo di pandemia che entità più piccole non sarebbero riuscite a dare.

C come capitale umano, ma anche competenze e conoscenze è il tema trattato da Carlo Altomonte, Professore del Dipartimento di Scienze sociali e politiche – Università Bocconi, che evidenzia la necessità di valorizzare sia le competenze tecniche sia quelle soft per far sì che le persone che affronta il tema della scarsa attrattività della PA, sbloccando mobilità verticale e modificando i meccanismi di carriera con l’adozione di percorsi di crescita che possono diventare attrattivi.

Vincenzo Caridi, Direttore centrale tecnologia, informatica e innovazione – INPS, affronta la D, come digitalizzazione ,urgente e prioritaria, come la pandemia ha evidenziato. Negli ultimi mesi i cittadini si sono abituati ai servizi online e li pretendono al pari dei servizi tradizionali come nuovo standard. Oggi si devve saper scegliere fra le diverse tecnologie che abilitino un cambio di paradigma verso un percorso di inclusione per servizi unici e personalizzati. I cittadini, quando chiedono ad esempio un servizio a INPS, si aspettano la stessa efficacia che trovano nell’e-commerce e la disponibilità delle informazioni necessarie. Indispensabile dunque l’interoperabilità fra enti diversi e collaborazione fra amministrazioni.

Enrico Deidda Gagliardo, Pro-Rettore Vicario dell’Università degli Studi di Ferrara e Direttore scientifico del CERVAP ha in fine affrontato trattato il pilastro G come governance, ricordando che la pandemia ci insegnato ad andare al cuore dei problemi: “dagli atti ai fatti, verso gli effetti”. Vanno dunque superati, per valutare le performance, il numero di riunioni e atti ma i reali risultati prodotti. Nel caso della pandemia vanno ad esempio valutati non tanto i provvedimenti adottati quanto il numero di posti creati in terapia intensiva e soprattutto il numero di guariti grazie alle terapie intensive.

Nel campo della governance non possiamo più permetterci:

  1. l’attuale, scarso, livello di programmazione strategica ma vanno definiti con obiettivi e indicatori;
  2. di navigare a vista ma si devono finalizzare le buone energie per il miglioramento del benessere;
  3. di dover scegliere fra impatto economico, sanitario, sociale, ambientale…; il valore pubblico nasce dalla ricerca di un equilibrio dinamico fra le diverse prospettive del benessere;
  4. una gestione a silos; il futuro e va programmato in maniera integrata;
  5. l’assenza di dialogo fra i diversi livelli di governo che la pandemia ha evidenziato; vanno ricostruire le filiere fra PA, i diversi livelli di governo e il privato per la creazione di valore pubblico che si basa anche sulla partecipazione dei cittadini.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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