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Quel pasticciaccio brutto del Sistri

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Quel pasticciaccio brutto del Sistri

31 Ago 2011

di Paolo Lombardi

Nato per informatizzare l'intera filiera dei rifiuti speciali, il Sistri, da fiore all'occhiello del Ministero dell'Ambiente, si è trasformato in un vero boomerang, che si è concluso con un suicidio proprio alla vigilia del decollo. La rocambolesca vicenda ha visto protagonisti il Ministero dell’Ambiente e il Governo da una parte e numerosissime aziende e associazioni imprenditoriali e di categoria dall’altra. Si fa tanto parlare dell’arretratezza culturale in cui si trovano ancora tante micro e piccole aziende nel loro incerto rapporto con le nuove tecnologie, ma quando si presenta l’occasione per aiutare queste imprese a fare passi avanti in questa direzione proprio coloro che dovrebbero stimolare e favorirne l’evoluzione se ne mostrano del tutto incapaci.
È questa la ‘morale’ che si può ricavare dalla rocambolesca vicenda del Sistri che ha visto protagonisti per diversi mesi, con ruoli e responsabilità assai differenti, il Ministero dell’Ambiente e il Governo da una parte e numerosissime aziende e associazioni imprenditoriali e di categoria dall’altra.
Ma cominciamo dall’inizio e ricordiamo brevemente che cosa è il Sistri.
L’idea del Sistri – Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti – è nata nel 2009 per iniziativa del Ministero dell’Ambiente con l’obiettivo dichiarato (e lodevole) di informatizzare l’intera filiera dei rifiuti speciali (si calcolano circa 600 mila imprese complessivamente coinvolte) semplificando procedure e adempimenti e riducendo i costi oggi sostenuti dalle imprese per liberarsi di questi rifiuti. Il tutto tracciando il percorso dei rifiuti dalla produzione al conferimento ai centri di smaltimento, a garanzia di “maggior trasparenza, conoscenza e prevenzione dell’illegalità”.
Il processo di informatizzazione è stato avviato a inizio anno con la distribuzione alle aziende di dispositivi Usb e di apparecchiature elettroniche – black box – da installare sugli autoveicoli dei trasportatori.
Come funziona il sistema? Ogni azienda che vuole conferire i propri rifiuti speciali deve registrare sul sistema il quantitativo che deve smaltire accedendo al portale istituito dal Ministero attraverso la chiavetta Usb che contiene la sua firma digitale. L’autotrasportatore che ritira i rifiuti farà esattamente la stessa cosa, comunicando via Internet quantità e tipo di materiale da trasportare e inserendo successivamente la propria chiavetta nella black box a bordo del camion che consente la tracciabilità in tempo reale via satellite del percorso compiuto dalla sede dell’azienda produttrice del rifiuto fino alla discarica.

“Lasciateci lavorare in pace”
La storia del Sistri è cominciata male, all’insegna del motto “Fatevi i fatti vostri e lasciateci lavorare in pace” fatto proprio dal Ministero dell’Ambiente. Pur trattandosi di un progetto di interesse pubblico e che ha un ente pubblico come committente, l’assegnazione dell’appalto per la realizzazione del sistema informatizzato non è stata effettuata attraverso regolare gara tra più progetti e concorrenti; semplicemente il Ministero ha deciso di assegnare il progetto del Sistri alla Selex, società controllata dal gruppo Finmeccanica, notoriamente legato al potere politico (il presidente di Finmeccanica è nominato dal Governo). Poi sul progetto è stata stesa una vera e propria cortina del silenzio in nome di un poco comprensibile e giustificabile ‘segreto di stato’.
Il quotidiano ecologista ‘Terra!’, tra i pochi che hanno seguito la vicenda, ha così riassunto la situazione: “Gran parte dei profitti andranno nelle casse di Selex (….). La scatola nera da installare sui camion e i dispositivi Usb saranno forniti direttamente dal Ministero dall’Ambiente, che li acquisterà dalla controllata di Finmeccanica. E così la gestione successiva del software: la rilevazione satellitare, l’elaborazione dei dati, il monitoraggio del segnale e la manutenzione saranno in carico alla Selex”.
Ma siamo solo all’inizio della vicenda, a cui con il tempo vengono ad aggiungersi altri seri problemi. Infatti i ritardi nella distribuzione di Usb e black box agli operatori e i malfunzionamenti dei software del sistema e dei dispositivi già consegnati provocano le prime proteste delle aziende coinvolte nel progetto, proteste che sfociano in un primo rinvio della partenza del Sistri, chiesto espressamente al Ministero da Confindustria e Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti).
Questo rinvio è un primo evidente segnale di una situazione critica, con polemiche e proteste da parte delle imprese e delle loro associazioni, critiche verso l’inefficienza della burocrazia ministeriale (per i ritardi nella distribuzione dei dispositivi elettronici) e verso i limiti e i problemi tecnici del sistema stesso. Proprio per sperimentare in modo imparziale l’efficienza del sistema e la sua utilizzabilità effettiva da parte delle imprese, Confindustria e le altre associazioni hanno organizzato, lo scorso 11 maggio, il cosiddetto “click day”, una intera giornata dedicata a testare il Sistri.

Imprese vs. Ministero
Sugli esiti di questa giornata sono però emerse valutazioni differenti. Confindustria, Reteimprese Italia, Lega Cooperative, Confapi e altre associazioni di categoria hanno denunciato anomalie nel funzionamento del sistema (causa di ben 37mila accessi non riusciti al sistema) chiesto la sospensione della piattaforma, dimostratasi ‘fragile’ e un ulteriore rinvio della partenza del sistema, già prevista per il 1° giugno. Molto dura è stata la replica del Ministero dell’Ambiente che alle critiche delle imprese ha contrapposto i propri numeri, nettamente positivi, e la propria sentenza: prova superata. Convinta di questi positivi risultati, il ministro Prestigiacomo sembrava assolutamente determinata a non accogliere le critiche delle imprese coinvolte e delle loro associazioni rappresentative ma alla fine sono state queste ultime a spuntarla mostrando una determinazione forse inattesa. Questo ha portato a un clamoroso dietro front del Ministero che ha deciso la proroga della partenza del sistema a inizio settembre. Non solo: la partenza sarà scaglionata secondo un programma che un comunicato del Ministero definisce “di graduale coinvolgimento delle imprese, così da collaudare al meglio il sistema e aiutare le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure elettroniche”.
Finalmente – ma c’è voluta una vera e propria rivolta da parte delle imprese – un po’ di buon senso e soprattutto l’affermazione di una concezione del processo di innovazione meno autoritaria di quella mostrata dal Ministero nel corso di tutta questa vicenda.

Paolo Lombardi

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