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Italia digitale: il ruolo dei Comuni per una PA al servizio di cittadini e imprese

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Italia digitale: il ruolo dei Comuni per una PA al servizio di cittadini e imprese

L’avanzamento verso la digitalizzazione dei Comuni capoluogo e il permanere di molte zone d’ombra, segnalati nell’edizione 2021 dell’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni, realizzata da FPA per Dedagroup Public Services. La ricerca indica un aumento di maturità digitale dei 110 comuni capoluogo italiani analizzati, con sette top performer: Bologna, Cesena, Firenze, Milano, Modena, Pisa e Roma. Permangono tuttavia differenze per collocazione geografica e dimensione da superare per sfruttare al meglio l’opportunità offerta dai circa 6,7 miliardi per la digitalizzazione della PA.

24 Dic 2021

di Elisabetta Bevilacqua

L’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni, realizzata da FPA per Dedagroup Public Services, ha individuato 14 Comuni capoluogo in più, rispetto allo scorso anno, con una buona maturità. L’analisi si basa sull’indice Ca.Re. (Cambiamento Realizzato), che misura gli obiettivi digitali raggiunti dai comuni rispetto al piano triennale, utilizzando tre dimensioni: disponibilità di servizi digitali, integrazione con piattaforme abilitanti, openess, in termini trasparenza e interazione digitale con la propria comunità. Vengono individuare tre fasce di maturità (buono, intermedio, basso) per i tre indici che concorrono a un indice complessivo. Le 49 città italiane con le migliori performance digitali (con un livello buono in tutti e tre gli indici) hanno prevalentemente grandi dimensioni e si trovano soprattutto nelle regioni del Nord, ma non mancano esempi virtuosi fra i piccoli Comuni e nel Sud. Gli squilibri sono evidenziati anche dall’indice semplificato, riferito a Comuni non capoluogo con più di 20mila abitanti, che concentrano circa 13 milioni di cittadini, e ne colloca solo 17 in fascia elevata.

“L’accelerazione c’è stata ma con luci e ombre – commenta Andrea Ivan Baldassarre, Responsabile Content, FPA, dopo aver sintetizzato i risultati della Ricerca – Lo slittamento in alto è stato generato prevalentemente dall’offerta di servizi digitali, soprattutto per superare le barriere poste dal lockdown, che le amministrazioni strutturate a livello di back office sono riuscite a offrire più rapidamente. Serve invece un cambio di passo per quanto riguarda l’integrazione con le piattaforme digitali abilitanti e la cultura del dato”.

“Il cittadino riceve il massimo valore quando la PA si presenta come un tutt’uno”, sottolinea Luigi Zanella, Business Innovation & Development Manager – Dedagroup Public Service, commentando i modesti progressi nell’integrazione con le piattaforme nazionali. I Comuni sono il front end verso il cittadino devono dunque portare servizi integrati. Su questo versante c’è dunque molto lavoro da fare che si può accelerare grazie al percorso verso il cloud che può fornire competenze, modelli organizzativi, pratiche e processi.

L’esperienza e i suggerimenti dei comuni digitalmente più maturi

Il talk è stato un primo momento di discussione per verificare il percorso fin qui fatto dai comuni più virtuosi.

Il Comune di Modena, che figura fra i top per former, ha ottenuto l’eccellente risultato mettendo al centro la cultura digitale, con particolare attenzione alle categorie più fragili (anziani, donne, giovani in cerca di lavoro,…) e alla scuola. “Proprio la scuola, grazie alla didattica a distanza, può diventare un veicolo per raggiunger i genitori promuovendo i servizi on line”, sottolinea Ludovica Carla Ferrari, Assessora a Città smart, Politiche economiche, Turismo e promozione della città, Servizi demografici. Ciò ha consentito di semplificare e ridurre gli sportelli per attività banali come i pagamenti, per impiegare il personale in mansioni più complesse ed elevate.

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“Con l’emergenza Covid abbiamo dovuto attivare rapidamente i servizi realizzando un’amministrazione sostanzialmente online – sottolinea Eugenio Di Sciascio, Vice Sindaco – Comune di Bari – Non basta però attivare nuovi servizi (se pur progettati in logica user centric) ma è indispensabile preparare i cittadini per utilizzarli al meglio, attraverso la semplificazione servizi ma anche avviando un processo di formazione della cittadinanza”.

Elena Baio, Vicesindaco – Comune di Piacenza, conferma la spinta al digitale venuta dall’emergenza. “Fino a pochi giorni prima del lock-down, un consiglio comunale on line era impensabile, eppure siamo riusciti organizzarlo in 24 ore”. Il Comune non partiva certo da zero ma aveva anni di esperienza sui servizi online, integrati con il back office e le piattaforme digitali abilitanti, con la semplificazione dei processi di lavoro e l’integrazione con i gestionali trasversali. “Abbiamo lavorato molto anche con Spid: siamo stati fra i primi ad avere le credenziali”, aggiunge, ricordando l’apertura dello sportello digitale telematico polifunzionale da febbraio 2021, il quasi il 95% delle pratiche digitali, il lavoro sul digital divide.

Il comune di Ascoli, pur non figurando nelle prime 49, si è distinto per il salto di qualità che l’ha portato, in un solo anno, a passare dalla fascia più bassa al livello intermedio. “Questo risultato va attribuito soprattutto alla volontà dell’amministrazione di implementare la digitalizzazione – spiega Alessandro Bono, Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Ascoli – Il primo passo è stata l’apertura dello sportello unico per l’edilizia, sotto la spinta della situazione pandemica. Ma è solo l’inizio”.

Realizzare l’unità digitale del Paese

“A centosessanta anni dall’unità d’Italia è il momento dell’unificazione digitale”, è il commento ai risultati della ricerca sui Comuni di Fabio Meloni, CEO, Dedagroup Public Services, che offre tre suggerimenti per accelerare la maturità digitale:

  1. per portare tutti i Comuni nella fascia superiore, le soluzioni SaaS possono aiutare fornendo, in modo facile e in tempi rapidi, soluzioni end2end;
  2. unificare centro e periferia, dove vengono erogati i servizi e nascono i dati, è indispensabile per poterli integrare nei grandi database nazionali, per certificarli, correlarli e fare in modo che quando il cittadino si sposta i suoi dati si spostino con lui; è questa la premessa per poter fruire degli stessi servizi su tutto il territorio nazionale;
  3. utilizzare pochi touch point su cui far convergere l’accesso ai servizi, grazie alle piattaforme abilitanti.

Diffondere le piattaforme abilitanti, accompagnare e supportare i Comuni nel percorso verso la digitalizzazione, grazie a una struttura capillare sul territorio, è la principale missione di PagoPa, come evidenzia Patrizio Caligiuri, Responsabile degli Affari Istituzionali di PagoPA. Pur tralasciando l’analisi sulle molteplici ragioni alla base dei ritardi che tuttora permangono, Caligiuri valuta che i risultati che la stessa ricerca mette in luce siano incoraggianti come pure gli oltre 25 milioni di identità Spid e quasi 22 milioni di download dell’app IO (dati aggiornati a metà ottobre). Un segnale positivo viene anche dalla grande adesione dei comuni per utilizzare le risorse (50 milioni di eruo) stanziate per la digitalizzazione servizi.

Il percorso è però ancora lungo e serve uno sforzo collettivo che veda coinvolti Stato, territori e attori privati.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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