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First Italian Digital Agenda Annual Forum: quale Italia digitale?

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First Italian Digital Agenda Annual Forum: quale Italia digitale?

Il messaggio di ottimismo che viene dal First Italian Digital Agenda Annual Forum, lanciato da Confindustria digitale, evidenzia come la digitalizzazione del Paese rappresenti un tassello fondamentale per la crescita.
Bisogna però saper ormai concretizzare le opportunità.

18 Apr 2012

di Elisabetta Bevilacqua

ROMA – La partecipazione di oltre 1.200 persone al First Italian Digital Agenda Annual Forum e di interventi da parte di personalità di spicco del Governo, come Corrado Passera e Francesco Profumo,  e della Commissione Europea come Neelie Kroes, sono il segno tangibile che l’Agenda Digitale è ormai all’ordine del giorno.

“Serve un grande progetto paese, dove l’innovazione non sia più un tema per addetti ai lavori ma appassioni tutti – ha ricordato Stefano Parisi (nella foto), Presidente di Confindustria digitale – La digitalizzazione può essere una grande volano per la ripresa a partire da un impatto positivo sull’occupazione”. Secondo i dati forniti da Confindustria, dalla completa digitalizzazione della Pa potrebbe venire un recupero di risorse per oltre 56 miliardi di euro l’anno, mentre il raddoppio degli investimenti in Ict da parte delle imprese potrebbe produrre un incremento della produttività tra il 5 e il 10%. Oggi però l’impiego di Internet è ancora troppo limitato: solo il 50% della popolazione lo usa (la media Ue27 è del 68%); la pratica dell’ e-Government riguarda non più dell’8% (21% a livello Ue27) e quella dell’e-commerce il 15% (43% Ue27); solo il 4% delle imprese italiane effettua vendite direttamente on-line  (la media Ue27 è del 12%).

“Ma la media statistica è frutto di cose molto buone e di altre molto difficili”, ha sottolineato nel suo intervento Corrado Passera, (nella foto) ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti, ricordando, per quanto riguarda le infrastrutture, che è l’offerta a creare la domanda. “Sono rimasti in pochi a dirlo, ma guai a sostenere che la larga banda è inutile perché mancano le applicazioni. Questo è il classico caso in cui è l’autostrada che spinge la macchina e non viceversa”.

Il ministro ha anche ricordato l’implicazione epocale dell’Agenda Digitale. “Per la prima volta nella storia delle imprese si può costruire un futuro senza limiti”, ha detto annunciando una task force che in pochi mesi dovrà indicare tutti i provvedimenti concreti che potranno favorire la nascita di startup innovative. Ne fa parte Riccardo Donadon, Ceo di H-farm, un acceleratore per imprese tecnologiche nato nel 2005 nel trevigiano, che ha sostenuto: “I giovani oggi hanno tante opportunità. La difficoltà per loro è però trovare modelli da imitare, più vicini di quanto possa essere Mark Zuckerberg con la sua Facebook”. Alcuni esempi possono venire dalle tante startup innovative che in questi ultimi anni stanno nascendo. Donadon ha anche sostenuto che l’Italia potrebbe affermarsi come il luogo ideale per realizzare l’idea di Steve Jobs secondo il quale le grandi trasformazioni si generano dall’interazione fra cultura umanistica e la tecnologia.

Una speranza e anche una “palla alzata” per Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura, che dà della cultura una definizione più ampia di quanto comunemente percepito e che va dal cinema all’editoria, dalla musica ai giochi online: tutti ambiti che si sposano necessariamente con la tecnologia per potersi rivolgere a un mercato globale.

Anche il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Francesco Profumo (nella foto) ha sottolineato che l’Agenda Digitale rappresenta un’occasione per investire nella cultura compatibilmente con la crisi: “Gli obiettivi di riconfigurazione strutturale della macchina pubblica attraverso la digitalizzazione sono a mio parere così vicini da consentirci di immaginare un piano di investimenti specifici all’Agenda Digitale che non entrino in contrasto con l’attuale situazione di finanza pubblica”. E ha annunciato entro l’estate un bando da 700 milioni rivolto ad imprese innovative, università e centri di ricerca del Centro Nord, dopo quello rivolto alle regioni del Sud da 240 milioni per l’innovazione tecnologica “smart cities e communities”. Il bando finanzierà progetti finalizzati all’utilizzo dell’Ict per il miglioramento della gestione del servizio pubblico. L’obiettivo è quello di andare oltre le sperimentazioni, se pur eccellenti, ma rimaste per pochi, stimolando l’innovazione grazie alla domanda pubblica.

Fra i casi locali da cui prendere esempio quello della Lombardia e del Comune di Firenze. Carlo Maccari, assessore alla semplificazione e digitalizzazione della Regione Lombardia, che ha ricordato la recente legge regionale che impone lo scambio digitale fra le amministrazioni, ma anche sottolineato che la banda larga ad oggi taglia fuori quasi la metà dei comuni lombardi. Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha sostenuto che alcune iniziative già operative nella sua città, che vanno dagli open data all’acquisto del biglietto per i mezzi pubblici con un semplice sms, rappresentano solo i primi passi per fare di Firenze una smart city.

La commissaria europea all’Agenda Digitale Neelie Kroes (nella foto), infine, nell’elogiare la strada intrapresa dall’Italia, non ha mancato di ricordare i ritardi. Il 41% di italiani non ha mai usato Internet, mentre l'uso della banda larga, in Italia inferiore del 10% rispetto Francia e Germania, implica la rinuncia a una crescita dell'1,5% in termini di Pil e di opportunità occupazionali. “Entro il 2015 serviranno circa 700 mila professionisti in tutta l'Ue – ha sottolineato – Un'opportunità enorme per i giovani italiani, perché la quota di studenti di informatica in Italia è solo un terzo rispetto a quella dei paesi dell'Europa”. Ha infine sottolineato che la Comunità Europea si sta impegnando per completare il mercato unico delle comunicazioni elettroniche che consentirebbe uno sviluppo economico pari a 110 miliardi di euro l'anno, di cui anche l’Italia potrà beneficiare.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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