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eGovernment: Italia penultima in UE

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eGovernment: Italia penultima in UE

L’eGovernment Benchmark Report 2021 riporta che l’Italia risulta sottoperformante rispetto ai paesi simili nell’utilizzo dei servizi pubblici digitali, mentre è in linea nella capacità della PA di sfruttare le potenzialità offerte dall’ICT

07 Dic 2021

di Redazione

Secondo l’eGovernment Benchmark Report 2021 (l’indagine sui servizi pubblici digitali della Commissione Europea a cui per il settimo anno consecutivo ha contribuito il Politecnico di Milano) l’esperienza della pandemia Covid19 ha stimolato innovazione e digitalizzazione in tutta Europa, spingendo a ripensare il modello di erogazione e fruizione dei servizi pubblici.

Nel report si legge che gli Stati membri hanno superato l’obiettivo di investire il 20% nel digitale, accantonando quasi il 40% dei loro investimenti nella trasformazione digitale dei servizi della PA. E gli investimenti del Recovery and Resilience Facility Fund dovrebbero stimolare ulteriormente i progressi futuri.

In questo contesto, l’Italia si posiziona al 17esimo posto tra i 27 Paesi europei per capacità della PA di sfruttare le potenzialità dall’ICT, con un valore di digitalisation pari al 64%, inferiore alla media europea (71%), in lieve rallentamento rispetto allo scorso anno (71%). E si colloca al penultimo in Europa per utilizzo dell’eGovernment, a pari merito con la Bulgaria e davanti alla sola Romania (16%), con appena il 36% dei cittadini che utilizza i servizi online della PA in confronto a una media europea del 67%, sebbene registri un miglioramento rispetto al 25% dello scorso anno che ci collocava in ultima posizione.

Nell’ambito della ricerca, in particolare, il Politecnico di Milano ha sviluppato il modello di benchlearning, per spiegare i risultati, evidenziando come le prestazioni di eGovernment possono essere influenzate dalla tipologia di utenza, dalle caratteristiche della PA e dalla propensione al digitale del Paese. Le performance sono misurate attraverso gli indicatori della penetration, il grado di diffusione del canale online tra gli utenti che usano i servizi pubblici, e della digitalisation, la capacità della PA di sfruttare le potenzialità dell’ICT, individuando e pesando i fattori di contesto che possono condizionare lo sviluppo dell’eGovernment in un Paese, utilizzando gli indicatori del Digital Economy and Society Index.

I risultati dell’eGovernment Benchmark Report posizionano il nostro Paese nella categoria “Non-consolidated eGov”, tra quegli Stati cioè che devono ancora lavorare per adottare in modo efficace le tecnologie digitali e ottenere performance paragonabili ai migliori.

Nonostante alcune iniziative (ANPR, AppIO, SPID, Solidarietà Digitale) siano citate come best practice in Europa, l’Italia risulta sottoperformante rispetto ai paesi simili nell’utilizzo dei servizi pubblici digitali, mentre è in linea nella capacità della PA di sfruttare le potenzialità offerte dall’ICT. Tra le varie componenti della digitalisation, otteniamo buoni risultati (90% rispetto a una media EU di 88,3%) in termini di disponibilità dei servizi, compatibilità con il mobile e offerta di strumenti di supporto agli utenti digitali. Ben l’83% dei servizi oggetto di analisi è online, ma solo il 40% è disponibile online per cittadini di altri stati membri, i cosiddetti cross-border services. Mentre il posizionamento peggiore per l’Italia riguarda la trasparenza relativa ai processi di design dei servizi digitali, di gestione dei servizi digitali e di gestione e interoperabilità dei dati personali.

“Gli elementi che invece influiscono maggiormente sul risultato negativo nella penetration sono le scarse competenze digitali della popolazione, 35% contro una media europea del 48%, insieme alla limitata efficacia percepita dell’azione della PA e alla sua scarsa reputazione. Guardando al contesto, l’Italia è in linea con la media Europea per quanto riguarda la produzione di dati in formato aperto e la digitalizzazione del settore privato, mentre evidenzia un ritardo nella connettività e nelle digital skill” ha commentato Michele Benedetti, responsabile della Ricerca per il Politecnico di Milano.

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