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Partnership pubblico-privato: piattaforme, tecnologie e nuove relazioni per rinnovare la PA

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Partnership pubblico-privato: piattaforme, tecnologie e nuove relazioni per rinnovare la PA

La trasformazione digitale della PA e la sua profonda rigenerazione sono indispensabili per supportare la politica nella costruzione di strategie e obiettivi di ripresa, attraverso uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Per garantire qualità e tempi della transizione adeguati a questa emergenza l’uso intelligente delle piattaforme e la relazione pubblico-privato vanno profondamente ripensati in ottica di autentica collaborazione.

08 Nov 2021

di Elisabetta Bevilacqua

Nel corso dell’ultimo Forum PA si è affrontato il tema della partnership pubblico-privato a supporto della trasformazione della PA. In questo articolo abbiamo cercato di riassumere gli interventi più significativi.

“La rivoluzione delle piattaforme va compresa per poter essere integrata nelle attività della PA che deve collaborare con gli imprenditori che le realizzano e le gestiscono”, sostiene Simone Cicero, Co-founder e CEO – Boundaryless – Platform Design Toolkit, che vede nelle piattaforme una spinta per la reinvenzione organizzativa che comporta un’interazione con il mercato secondo nuove regole.

Apolitical, di cui parla nel suo intervento la Co-Founder e CEO, Robyn Scott, è una piattaforma e al tempo stesso un sistema di apprendimento, rivolta ai dipendenti pubblici che vede ad oggi 100mila partecipanti da 170 Paesi per affrontare sfide comuni e imparare dagli altri. I ritorni possono essere notevoli, come evidenzia una ricerca McKinsey secondo la quale, se i governi utilizzassero ciò che già funziona in altri Paesi e in altri dipartimenti, potrebbero risparmiare 3,5 trilioni di dollari l’anno. “Sbloccare l’intelligenza del network dei governi è un fattore critico per l’empowerment dei dipendenti pubblici”, aggiunge Scott che vede una possibile scossa alla burocrazia come conseguenza dell’esperienza della pandemia e dell’ingresso nelle organizzazioni dei giovani, grazie alla loro capacità, ad esempio, di far vedere cosa si può fare con lo smartphone senza di ricorre a procedure lunghe e complesse.

L’approccio piattaforma è stato alla base di una delle iniziative pubbliche di successo come PagoPa, Spa a capitale pubblico, con la missione di trasformazione digitale a partire dai pagamenti. “Ora l’azienda si occupa dell’ecosistema digitale per la cittadinanza digitale”, ricorda l’amministratore unico Giuseppe Virgone. L’azienda ha raggiunto 200 milioni di euro di pagamenti l’anno per un volume di transazioni superiore a 30 mld euro; attualmente gestisce altre piattaforme, come ad esempio IO che, con 12 milioni di iscritti, ha avuto un ruolo centrale per l’attivazione del green pass e rappresenta un punto importante per l’erogazione dei servizi della PA.
Le piattaforme sono dunque già entrate nella nostra PA e Virgone ne prevede un ulteriore sviluppo: una, già attiva, consente di mettere in interconnessione tutti gli acquirer che gestiscono i pagamenti; altre due, in fase di sviluppo, hanno l’obiettivo di garantire rispettivamente l’interoperabilità della PA (indispensabile per garantire il principio europeo once-only) e la notificazione al cittadino degli avvisi della PA, per gli adempimenti legali.

“Va riconosciuto che la Pa negli ultimi tempi, dall’azione di Piacentini in poi, si è mossa con azioni sistemiche ma che affrontano un aspetto specifico, trasversali ma focalizzate sulla soluzione di un problema, che fanno leva su internet, non configurano megaprogetti vaghi e non misurabili”, commenta Massimo Moggi, President & CEO – Westpole. Questa premessa è indispensabile per raggiungere quella velocità di execution (che non significa fare le cose in fretta ma rispettare il time-to-market) e azioni proattive fondamentali sia per lo sviluppo del green sia del digitale.

Rapporto pubblico-privato, secondo i protagonisti del privato

Non tutto è perfetto ma ci sono le premesse per poter trovare un nuovo e più proficuo rapporto di collaborazione con il privato, per raggiunge quella concretezza e velocità che spesso sono carenti nella Pa. È quanto propone Federico Della Casa, Senior Vice President – Salesforce, ricordando che l’attuazione del PNRR impone di agire rapidamente e bene. “Come azienda ci occupiamo di relazioni e possiamo far sì che lo scambio fra pubblico-privato avvenga nel modo migliore – sottolinea – Vorremo portare la nostra esperienza nel guidare le organizzazioni nella trasformazione delle relazioni digitali, attraverso un metodo che prevede, nei progetti di transizione, di fare cose semplici inizialmente e via via più sofisticate”.

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Come è cambiato in Italia il quadro normativo dei pagamenti digitali verso la PA?

“Non si parte da zero: i grandi progetti sono frutto di collaborazione”, evidenzia Nicola Mangia, H&PS Italy Industry Leader – DXC Italia, sottolineando che il partenariato con i privati sono determinanti non solo per la componente tecnologica ma anche per la condivisione di modelli (organizzativi, di processo, economici). Un passo in più rispetto al passato consiste nell’affiancare le amministrazioni per aiutarle a replicare modelli che funzionano in altri settori e a livello internazionale.
Si deve tener conto, avverte Fabio Meloni, CEO – Dedagroup Public Services, che il rapporto pubblico-privato è asimmetrico: da un lato le amministrazioni devono applicare regole di imparzialità dall’altro il fornitore di tecnologia propone ciò che sa fare meglio. “Servono dunque modelli win-win per attuare un vero partenariato”, suggerisce, portando ad esempio l’esperienza con PagoPa che ha certificato un albo di partner e si muove proprio in quest’ottica.

Una logica di partnership non è realizzabile secondo Fabio Funari, Central Public Sector Sales Director – Dell Technologies Italia se la tecnologia viene vista come qualcosa da acquisire al prezzo più basso indipendentemente dal risultato da raggiungere. “Partenariato pubblico-privato significa uscire da una logica di acquistare al minor prezzo per ragionare in una logica progettuale per raggiungere gli obiettivi. Qui entra in gioco il vero valore con cui le aziende private possono contribuire”. Dell intende, d parte sua, condividere i risultati della ricerca (oltre 20 MLD di dollari) ed esperienze internazionali in tutti gli ambiti della Pa.
Il tema del procurement resta un elemento critico anche per Bernadette Nubile, Head of marketing Public Sector – Vodafone Business Italy, “Nonostante i molti decreti per la semplificazione per creare modelli che favoriscono il rapporto con il mercato, servono ancora passi avanti per consentire l’accompagnamento della digitalizzazione”.

Rapporto pubblico-privato, secondo i protagonisti della PA

Frank Leyman, Head of International Relations – Bosa, agenzia governo Belga a supporto dell’amministrazione pubblica su IT, risorse umane, controllo organizzativo e politica di integrità, porta il punto di vista delle amministrazioni pubbliche e, al tempo stesso, cerca di assumere quello dei potenziali partner privati. “Il privato deve comprendere la complessità del pubblico. Mentre noi, come amministrazioni pubbliche, dobbiamo accettare la logica del profitto dei privati. Se il mio procurement spreme i fornitori per ottenere il miglior prezzo possibile, il pubblico otterrà il minimo livello di servizio dal partner privato. Il privato deve però capire che il pubblico ha esigenze diverse da quelle standard dei clienti aziendali, mentre il pubblico deve fare un maggior sforzo per mantenere un buon rapporto con il privato con una particolare attenzione per le PMI e startup che devono trovare posto nei contratti”, sintetizza.
La posizione è sostanzialmente condivisa dai rappresentanti della Pa presenti al talk.

“Si deve smettere di fare acquisti che non corrispondo alle reali necessità, complesse, del pubblico -sottolinea Stefano Tomasini, Direttore centrale organizzazione digitale – Inail – Non si devono comprare cose ma servizi da sviluppare in partnership con i fornitori”. Suggerisce inoltre di introdurre meccanismi di feedback come ad esempio il vendor rating e, più in generale, evidenzia la necessità di dare percezione ai fornitori della relazione. “La cultura dell’esecuzione contrattuale, come unica verifica, non tiene conto del valore che le forniture portano: non è un problema di esecuzione ma di risultato”, spiega. Non serve dunque un controllo ragionieristico dei contratti ma la valutazione dei risultati.

Riprende la posizione di Leyman anche Michele Melchionda, Responsabile per la Transizione al Digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri: “La logica del prezzo più basso ha rovinato l’approccio progettuale. Abbiamo cercato di regolamentare in modo sempre più stretto, con un livello di proceduralizzazione che richiede competenze specifiche ed energie dedicate solo a questi aspetti. Non è questa la soluzione”. Propone dunque un approccio, indicato in un altro ambito, da Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione presso l’università di Oxford, dove è direttore del Digital Ethics Lab, che prevede una progressione nella relazione: coordinarsi, cooperare, collaborare.

La collaborazione è, in definitiva, la chiave di volta nell’attuazione del PNRR non solo fra pubblico e privato, ma anche all’interno del pubblico, fra le diverse amministrazioni, fra fornitori privati.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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