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Agenda Digitale: l’Italia fa progressi, ma resta terzultima in Europa

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Agenda Digitale: l’Italia fa progressi, ma resta terzultima in Europa

06 Dic 2016

di Elisabetta Bevilacqua

La good news è che nel 2015 si sono moltiplicate le iniziative per la digitalizzazione del Paese e la spesa in tecnologie della Pubblica Amministrazione è tornata a crescere anche grazie agli interventi istituzionali che puntano a riqualificarla. La bad news è che l’Italia è ancora agli ultimi posti in classifica in base all’indice Desi che misura per digitalizzazione dei Paesi europei. Queste alcune evidenze dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano che indica nella collaborazione fra pubblico e privato la via per accelerare il processo di digitalizzazione. È tuttavia probabile che la caduta del Governo Renzi porterà ad un rallentamento dei progetti di digitalizzazione in corso, che auspichiamo non si traduca in un loro azzeramento.

Di seguito illustreremo l’analisi realizzata dall’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano sull’attuazione dell’Agenda Digitale a partire dai progetti di infrastruttura su cui si è concentrata l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID).

Va però precisato che quanto è stato finora fatto va visto come parte di un mosaico che avrà un senso compiuto solo se tutte le tessere andranno al posto giusto per formare l’intero disegno. La caduta del Governo Renzi porterà inevitabilmente ad un rallentamento ma speriamo non alla vanificazione di un progetto coerente. Appaiono a rischio non solo riforma della Pa, per la cui efficacia sono indispensabili le infrastrutture digitali, ma anche altri progetti come la banda ultra larga (un tassello indispensabile per l’innovazione del Paese) i cui bandi devono ancora essere assegnati e il Piano Industria 4.0 inserito nella Legge di Stabilità che ancora deve essere approvata al Senato. Un ulteriore segnale preoccupante è la richiesta da parte del Movimento 5 Stelle, subito dopo la vittoria del “no” al referendum, di smantellare il team a guida Diego Piacentini a cui è ad oggi assegnata la governance dell’innovazione del Paese. Con queste premesse veniamo ai risultati conseguiti.

Di questo servizio fanno parte anche i seguenti articoli:
APPROFONDIMENTO – Nuova interoperabilità Internet based per un patto pubblico-privato
ESPERIENZA – Grazie a Italia Login la Pa interagisce con i cittadini digitali

Il sistema dei pagamenti elettronici, PagoPA, è adottato da 9.500 amministrazioni pubbliche e, grazie a 90 operatori che forniscono servizi di pagamento, sono state effettuate quasi 600mila transazioni. L’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (Anpr) è stata sperimentata in 26 Comuni pilota con circa 6,5 milioni di cittadini coinvolti. A sette mesi dall'avvio del Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), sono state erogate oltre 130mila identità digitali, con l’obiettivo di 9 milioni entro il 2018. Questo target, che rappresenta un tassello fondamentale del disegno complessivo, può essere raggiunto, secondo Luca Gastaldi, Direttore dell'Osservatorio Agenda Digitale, puntando su quattro fattori chiave: “Massimizzare il numero degli attori coinvolti, bilanciare sicurezza e apertura, cogliere le sinergie pubblico-privato, combinare le infrastrutture immateriali”.

Figura 1: Posizionamento dell’Italia rispetto all’indice DESI
Fonte: Osservatorio Agenda Digitale 2016

Nonostante sulla banda larga l’Italia abbia realizzato un’ottima performance, crescendo del 115% dal 2014 nella copertura a 30 Mbps (il maggior tasso di crescita a livello europeo), resta  tra gli ultimi Paesi del continente per copertura di banda larga fissa, con il 44% delle abitazioni raggiunte nel 2015 a 30 Mpbs e il 19% a 100 Mpbs. L’Italia risulta inoltre 25-esima su 29 Paesi secondo il Digital Economy and Society Index (Dsi), l’indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale in Europa. Si tratta di un ritardo grave se si considera che i Paesi europei che più sono progrediti nella trasformazione digitale coincidono con quelli cresciuti maggiormente dal punto di vista economico, sociale, industriale e nella lotta alla corruzione, come ha evidenziato Nello Iacono, Presidente Stati Generali dell'Innovazione, in occasione della presentazione dei dati dell’Osservatorio.

“Nel 2016 molto è stato fatto per rendere il Paese più digitale, ma l'indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale nei vari Paesi europei vede ancora gravi ritardi da recuperare: la situazione non si può ribaltare in poco tempo dopo anni di mancati investimenti”, ha commentato Alessandro Perego, Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, che, sulla base dell’esperienza degli altri Paesi, ricorda come una strada da percorrere per recuperare questo gap sia “la collaborazione tra pubblico e privato, che del resto anche il Piano triennale per l’Informatica nella PA prevede, collocando quindi in una cornice organica i contributi della PA e delle  imprese”.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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