Mauro Solimene (Salesforce): “La cosa più importante è capire le persone” | ZeroUno

Mauro Solimene (Salesforce): “La cosa più importante è capire le persone”

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Vita da CEO

Mauro Solimene (Salesforce): “La cosa più importante è capire le persone”

Con una visione positiva della vita, Mauro Solimene, il neo Italy Country Lead di Salesforce, crede in un’innovazione che porti vantaggi all’individuo, che gli renda la vita più semplice, e mette la fiducia al primo posto nella sua relazione con collaboratori e clienti

15 Lug 2021

di Patrizia Fabbri

“Speriamo che la giornata tipo di oggi non sia quella del new normal”, Mauro Solimene, SVP, Italy Country Lead di Salesforce, risponde con un sospiro quando gli chiedo com’è la sua giornata tipo.

Il top manager, giunto a febbraio di quest’anno al vertice italiano dell’azienda, mostra così l’insofferenza per questo strano momento (che dura ormai da un anno e mezzo) dove le giornate sono scandite da call che si susseguono senza soluzione di continuità “dalle 8:30, e a volte anche prima, per finire dopo 12 ore. Ormai tutti i nostri calendari sono condivisi e già una settimana prima della data in questione si scopre di avere tutti gli spazi occupati”.

Ma dopo questo primo momento di sconforto, Solimene evidenzia subito gli aspetti positivi di questa situazione (come, per esempio, avere ridotto notevolmente il tempo sprecato in inutili spostamenti) mostrando la sua visione positiva della vita; un approccio che emerge chiaramente man mano che l’incontro prosegue.

Sposato con tre figli ormai grandi, “e alcuni animali” precisa, Solimene divide la sua settimana tra Milano e Roma, dove risiede: “Sono sempre stato abituato a fare così, fin da quando i miei figli erano piccoli e loro hanno imparato a sfruttare molto bene il tempo che passiamo insieme. Sembrerà strano, ma anche oggi andiamo in vacanza insieme: in agosto e poi durante l’anno, magari anche solo 2-3 giorni, ci piace tenerci questi momenti da passare tutti insieme. Ci piace viaggiare e cerchiamo di vivere il luogo in cui andiamo senza cercare cose lussuose o sopra le righe. L’altra cosa che ci piace fare in famiglia è andare in barca a vela”.

Tra le passioni personali emerge quella per le cose “vecchie”: “Mi piacciono le automobili vintage e mi piace proprio mettere le mani nei motori, aggiustare. Mi fa staccare il cervello”.

Ama la musica anni ’70, dal jazz rock al rock progressivo e leggere: “Sto rileggendo Io sono OK, tu sei OK e A che gioco giochiamo [due classici della psicologia contemporanea ndr]. Mi interessa molto la psicologia e in particolare la programmazione neurolinguistica perché è una forma di introspezione nell’animo e anche nel mio lavoro è importantissimo capire le persone: la tecnologia si impara, la cosa più importante è capire le persone, lo stato d’animo, le loro paure, le loro ansie. E queste letture mi aiutano da questo punto di vista”.

Mauro Solimene, SVP, Italy Country Lead di Salesforce

ZeroUno: E allora partiamo proprio da questo punto. Dalle relazioni. Come vive la relazione con i suoi collaboratori? Come potrebbe definire il suo stile di management?

Mauro Solimene: C’è una parola che lo spiega molto chiaramente e che probabilmente è stata il gancio che mi ha portato qui e che è “fiducia”. Trust è infatti il primo dei quattro valori fondanti di Salesforce. È un valore importante senza il quale questa azienda non esisterebbe, mi piace molto.

Quindi quella che cerco di creare con i miei collaboratori è una situazione di fiducia reciproca, che non può dipendere dalle gerarchie o dai ruoli, ma dalla compenetrazione dei modi di fare delle persone. E questo è l’elemento cardine fondante della mia relazione con le persone. Tutte, non solo con i miei diretti collaboratori.

Si costruisce pezzetto per pezzetto, ci vuole tempo, così come ci vogliono consenso e dissenso.

ZeroUno: E immagino quindi che la fiducia guidi anche la relazione con i clienti….

Mauro Solimene: Esatto. È la stessa cosa. Quando ho iniziato a fare quello che allora veniva chiamato il “venditore”, io stesso non credevo che potesse essere la mia strada perché ero molto lontano dallo stereotipo di questa figura cioè del tipo brillante, con la lingua lunga, la battuta pronta. Non l’ho mai saputo fare e non mi piace neanche oggi. Per cui la mia relazione con il cliente è tutta costruita sulla fiducia: preferisco non vendere qualcosa il primo mese, ma costruire una relazione che ci porterà poi ad avere un rapporto di lungo periodo nel tempo, il business arriverà di conseguenza.

E anche su questo punto, mi ritrovo molto nella strategia Salesforce che un paio di anni fa ha lanciato un processo di trasformazione importante dove si mette un accento molto forte sulla relazione di lungo periodo con i clienti.

Mauro Solimene, SVP, Italy Country Lead di Salesforce

ZeroUno: Quindi non avete la spada di Damocle della trimestrale?

Mauro Solimene: C’è, c’è… ma quello che non facciamo, e che non ci sarebbe permesso fare, è compromettere una relazione per cogliere un obiettivo. Cerchiamo di lavorare molto bene, seguendo una metodologia ben precisa molti mesi prima dell’obiettivo prefissato. Lavorando con questo anticipo e lavorando bene si genera un volano di iniziative con i clienti, di opportunità che si aprono a progetti. Per cui, non dico che i risultati vengano da soli, ma in questo modo si mettono solidi presupposti per cogliere gli obiettivi.

ZeroUno: E qual è la tua idea di innovazione?

Mauro Solimene: Innovazione è un termine molto ampio. Essenzialmente ci si riferisce a tutto ciò che ci fa fare le cose in modo nuovo. A me piace moltissimo il concetto di innovazione che porta un vantaggio all’individuo.

E l’accelerazione di questo periodo nell’utilizzo delle tecnologie digitali, che ci è stata imposta dalla pandemia, è andata proprio in questa direzione. Questo periodo molto difficile, molto brutto per tutti noi, sono convinto che tra qualche anno ce lo ricorderemo in modo diverso: come tutti i momenti negativi della vita, si tende pian piano a dimenticare la sofferenza e si ricorda quello che quel momento ha lasciato. È un po’ una forma di protezione del cervello.

E quello che ci rimarrà è la consapevolezza di avere altre esigenze: noi usciremo da questa pandemia con il desiderio fortissimo e la coscienza che sia possibile essere trattati bene, avere maggiore facilità nel fare le cose, non dovere viaggiare 500 km per andare a lavorare in quell’unico posto d’Italia dove ci sono i posti di lavoro. Noi parliamo di “successo da ovunque”.

Il tutto anche se non abbiamo l’età “giusta”, se non siamo nel luogo “giusto”, se abbiamo abilità diverse. Abbiamo capito che grazie alla tecnologia possiamo fare tante cose che non pensavamo di poter o saper fare. Come umanità avevamo già iniziato questo percorso, ma la pandemia ha accelerato tutto, abbiamo fatto un balzo in avanti di 8-10 anni, quindi sono molto ottimista per il futuro. Con quello che la tecnologia ci offre potremo dedicare più tempo a noi stessi, potremo lavorare dal luogo in cui siamo nati, potremo fondere, se ci interessa e se lo sapremo fare, equilibrare molto meglio il nostro tempo libero con il tempo dedicato al lavoro. Potremo fare cose che non era possibile fare prima.

E, tornando alla domanda, per me l’innovazione è questo: tutto ciò che rende la vita più semplice e più ricca per l’individuo.

Mauro Solimene, SVP, Italy Country Lead di Salesforce

ZeroUno: Quanto è importante per un manager ai suoi livelli essere in sintonia con i principi dell’azienda in cui si lavora?

Mauro Solimene: Io ho imparato a guardare e a cercare, e ad un certo punto a utilizzare, la diversità. Un mondo fatto di persone che la vedono nella stessa maniera e che reagiscono agli stimoli più o meno alla stessa maniera, va bene se devi fare una battaglia sul campo militare. Ma se devi creare, bisogna ricercare la diversità.

E anche sotto questo aspetto la tecnologia è di grande aiuto perché ci permette di delegare tantissime operazioni ripetitive consentendoci di far emergere la fantasia, la nostra unicità. E a quel punto potersi confrontare con tante diversità è una ricchezza infinita. E per me è importante sentirmi in sintonia su questo con l’azienda per cui lavoro, al riguardo faccio un esempio.

Abbiamo recentemente fatto un piccolo progetto con un’associazione di persone affette da sindrome di Asperger. Il nostro mercato forse non è la condizione ideale per persone che si trovano in questa condizione invece abbiamo condotto alla certificazione 6 di loro. Ma la cosa bella, al di là del fatto che tutte e 6 si sono certificate e molte di loro hanno già trovato lavoro, è quello che ci è stato raccontato al termine del progetto: inserite nei gruppi di lavoro, oltre ad avere mostrato una produttività altissima, hanno stabilito modalità di lavoro completamente diverse da quelle tradizionali. Inoltre nei gruppi, proprio per l’effetto positivo della presenza di queste persone, si è abbassato il livello di competitività e di conflitto. E questa è stata una scoperta che è potuta emergere grazie alla diversità.

Mauro Solimene, SVP, Italy Country Lead di Salesforce

ZeroUno: La sua è una carriera professionale molto ricca nella quale ha incrociato alcune delle principali protagoniste dell’IT, da Oracle a BEA, a CA Technologies a Pure Storage. Qual è il momento più difficile che ha vissuto?

Mauro Solimene: In tanti anni di momenti difficili e belli ne ho avuti tanti. Il momento più difficile, diciamo che me lo sono cercato da solo. Lavoravo in un’azienda grande, molto affermata, con uffici bellissimi all’ultimo piano, con la vista su tutta la città. Primo produttore del mercato, quindi prima scelta per tutti: la situazione ideale per un giovane ventinovenne che volesse continuare quella carriera.

Ma a un certo punto, mi sono reso conto che non stavo imparando più niente e quindi ho accettato la sfida di occuparmi di un’azienda che era il competitor più piccolo di questo gigante, con enormi difficoltà, senza un ufficio: tutto da creare. E quello è stato un periodo in cui ricordo di non avere dormito per intere nottate, di avere perso forse 8 kg, per lo stress.

Credo di essermi pentito 100 volte di quella scelta, che poi però si è rivelata la scelta migliore della mia vita perché mi ha aperto la mente alla sfida. Quindi è stata un’esperienza molto, molto difficile, che però si è rivelata un grande insegnamento.

Mauro Solimene, SVP, Italy Country Lead di Salesforce – Illustrazione di Lorenza Luzzati

ZeroUno: E l’episodio più bello?

Mauro Solimene: L’episodio più bello in realtà non è un episodio, ma è una situazione che si ripete. E, lasciami dire, anche a spesso. Una situazione che vivo ogni volta che incontro un ex collega, una persona con cui ho lavorato, che mostra il piacere di vedermi e mi ricorda le cose belle che abbiamo fatto insieme. Mi riconoscono di essere stati messi nelle condizioni di imparare e di insegnare quando hanno lavorato con me e questo mi gratifica tantissimo.

ZeroUno: Concludiamo con una domanda che è diventata un po’ di rito. Cosa consiglierebbe a un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro?

Mauro Solimene: È la domanda alla quale è più difficile dare una risposta perché quando dai un consiglio a un giovane ti assumi una grande responsabilità. Un giovane ti guarda con attenzione perché hai una certa esperienza, un ruolo e lui o lei rifletterà su quanto dici e quello che dici potrà influenzare il suo futuro. Per questo la responsabilità è tanta.

Quello che dico sempre ai miei figli o ai loro amici è che si cade spesso nella convinzione che ci sono persone più o meno intelligenti, più o meno preparate a fare una cosa. Ma l’intelligenza assume tantissime forme diverse. E il tipo di intelligenza che noi abbiamo spesso determina anche il tipo di passione che sviluppiamo. Quindi dico sempre che se riesci a capire che passione hai, hai svoltato, hai capito la tua strada nella vita. Inutile sforzarsi di fare qualcosa di differente.

La seconda cosa che mi piace molto consigliare è di non smettere mai di imparare: quando smetterete di imparare, smetterete di vivere. Quindi, anche se hai deciso di fare l’università, di fare tre master, qualunque cosa tu abbia deciso di fare, non smettete mai di pretendere di imparare. E quando vi rendete conto che non state più imparando per due mesi di seguito, incominciate a guardarvi allo specchio e chiedervi, cosa altro volete fare.

ZeroUno: E a chi deve decidere quale percorso formativo intraprendere? Oggi c’è, finalmente direi, una grande rivalutazione degli studi umanistici…

Mauro Solimene: Mi capita sempre più spesso di incontrare persone di successo e quando scopro che studi hanno fatto vedo che non c’entra quasi niente con il lavoro che fanno. Quindi il consiglio è: cercate di curare la vostra cultura personale; anche se scegliete ingegneria o medicina o un’altra facoltà scientifica, non trascurate mai di investire sull’aspetto umano, sulla vostra cultura umanistica, perché quella serve sempre, qualunque cosa voi facciate. Saper sviluppare un pensiero, saperlo comunicare, saper comprendere quello o chi che avete di fronte, sapere trasmettere una sensazione, un concetto… questo servirà sempre.

Abbiamo di fronte un momento che ancora non riusciamo a comprendere pienamente. Abbiamo davanti grandi opportunità non solo per i giovani, ma anche per chi è un po’ più anziano perché si trova in luoghi differenti. Oggi le persone hanno a disposizione il mondo grazie a piattaforme che consentono loro di raggiungere tutti e tutto. Alla fine queste tecnologie stanno democratizzando la società.

Patrizia Fabbri

Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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