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L’e-commerce in Italia: + 42% ma non basta

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L’e-commerce in Italia: + 42% ma non basta

15 Mag 2008

di Maria Cristina Bianchi

Una crescita lineare troppo lenta per colmare il  gap con l’Europa. Segnali di discontinuità per l’Italia che segna alcuni importanti aumenti in certi settori come quello del turismo, e cali considerevoli in altre industry, come nel segmento alimentare

MILANO – L’e-commerce italiano mette a segno nel 2007 un fatturato di 4,868 miliardi di Euro con oltre 23 milioni di ordini on line e una crescita del 42,2%, trainata dal settore turistico (che con il 48% della quota di mercato fattura 800 milioni di euro in più rispetto al 2006) seguito a ruota dal tempo libero (15,4% del mercato) e dall’elettronica di consumo (13,4%). Questo trend, per quanto decisamente positivo, è ancora troppo lento secondo quanto emerge dalla ricerca realizzata da Casaleggio Associati per conto di Expedia, azienda esperta nella gestione dei viaggi on line, e non consente di colmare il gap con il resto d’Europa dove il fatturato dell’e-commerce è stato pari a 210 miliardi di euro. E per Gianroberto Casaleggio, presidente e socio fondatore della società che porta il suo nome, “Il ritardo è alto, di 3 anni rispetto ai paesi europei e almeno di 6 se il confronto viene esteso agli Stati Uniti”.
I motivi? Diversi: dalla scarsa diffusione della banda larga alla scelta di alcune aziende di limitare, con risultati insoddisfacenti, gli investimenti sull’online considerato ancora un canale accessorio al modello di business esistente; dalle caratteristiche della distribuzione italiana, dove il numero degli esercizi commerciali è piuttosto elevato, alla difficoltà, ancor oggi di molti siti on line, di gestire adeguatamente i servizi di logistica e di post -vendita.
Una fotografia a macchia di leopardo e con segnali di discontinuità quella dell’e-commerce italiano che vede nel 2007 decrescere il settore alimentare per chiusure eccellenti nell’ambito dei supermercati on line (Pam a casa, io Vorrei, Volendo), rallentare la vendita di beni fisici a fronte invece del deciso incremento pari ad oltre il 50% annuo dei beni digitali, a dimostrazione della ricettività del mercato.
Fatto sta che le cifre presentate dalla ricerca vedono un’Italia ancora un po’ distante dagli altri paesi europei, un’Europa nel suo complesso crescere decisamente bene nelle vendite on line con un fatturato superiore per la prima volta, anche per il tasso di cambio, a quello statunitense e il primato delle vendite al dettaglio on line aggiudicato alla Gran Bretagna che transa il 6% delle vendite contro lo 0,49% dell’Italia.

Il social shopping e altre tendenze
Lo shopping on line non sembra più limitarsi all’atto di acquisto e, sotto la spinta di strumenti e di servizi legati al Web 2.0, stanno emergendo a livello internazionale nuove tendenze come il social shopping con scambi di consigli e di recensioni sui prodotti, la nascita di community e il social retailing a favore dell’interazione sociale e della diffusione di maggiori informazioni sui beni e sui servizi offerti ai consumatori. Si assiste anche a un perfezionamento dei processi di vendita da parte dei leader di mercato attraverso l’e-commerce “white label” ovvero l’offerta di piattaforme e di componenti del loro servizio ad altri operatori come hanno fatto Amazon in Usa e Yoox, la boutique virtuale di moda e design con la gestione di siti di grandi brand della moda come Armani e Diesel.
Fra i principali cambiamenti in atto in Italia la ricerca segnala la polarizzazione di aziende medio – grandi dell’e-commerce italiano come shop.it (che ha aggregato importanti attori di primo piano nell’editoria e nell’elettronica ), Banzai o Sogegross (che ha acquisito Esperya, nota “bottega” online) e la tendenza all’affermasi del centro commerciale on line soprattutto per quanto riguarda i principali attori dell’elettronica e delle attrezzature sportive (Mr.Price, Chl, Dmail).

Maria Cristina Bianchi

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