Indice DESI: cos’è, come si calcola e come si posiziona l’Italia nel 2021

Indice DESI: cos’è, come si calcola e come si posiziona l’Italia nel 2021

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Indice DESI: cos’è, come si calcola e come si posiziona l’Italia nel 2021

Un digital economy and society index 2021 rinnovato per fornire le informazioni che impattano sulla trasformazione digitale degli stati membri dell’UE anche grazie a nuovi indicatori per lo sviluppo delle tecnologie legate a sostenibilità e ambiente, connettività e diffusione di servizi Gigabit o l’utilizzo della fatturazione elettronica

18 Nov 2021

di Roberta Fiorucci

Si parla di Indice DESI dal 2015 quando la Commissione Europea ha introdotto questa metodologia per monitorare la competitività digitale degli Stati membri pubblicando relazioni annuali. Nulla di nuovo se pensiamo al digitale come precondizione necessaria per creare “ricchezza” all’individuo e all’intera nazione, tutto da capire se consideriamo le sfide dell’agenda digitale europea e della strategia per il mercato unico digitale nel fornire ai consumatori e alle imprese un migliore accesso a beni e servizi in tutta Europa e creare le condizioni ideali per far crescere l’economia digitale.

Sull’efficacia o meno dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società, il DESI, ci sono pareri diversi ed in contrasto ma prima di tutto cerchiamo di capire di quale metodologia si tratta, con quali parametri e come si posiziona oggi l’Italia.

Figura 1 – Indice DESI dal 2016 al 2021. Fonte: Unione Europea

Che cos’è l’indice DESI

Il Digital Economy and Society Index svolge due compiti principali: monitorare le prestazioni digitali complessive e seguire i progressi dei singoli paesi dell’UE nella competitività digitale. Si tratta di un indice composito che fornisce informazioni sullo stato di digitalizzazione dei paesi membri sulla base di dati aggregati e crea inevitabili confronti tra stato e stato che di fatto diventano classifiche. In realtà, lo scopo principale è aiutare ogni singolo stato dell’Unione Europea a identificare le aree maggiormente carenti e che richiedono azioni ed investimenti prioritari. In questo senso, si rivolge principalmente a governi, amministrazioni regionali e comunali, funzionari e responsabili politici ma anche a legislatori, ad aziende, organizzazioni e PMI perché offre informazioni sulle tendenze del mercato del lavoro nazionale e riferito ad altri stati. Inoltre, è di interesse ai cittadini per migliorare le competenze ed usufruire dei servizi digitali pubblici e privati.

INFOGRAFICA
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Istruzione
Cloud storage

Prima di DESI: i2010 e Digital Agenda Scoreboard

Prima del 2015, la Commissione Europea aveva già adottato iniziative strategiche con metodi di rilevazione e di raccolta statistica applicate a contesti in cui l’introduzione di nuove tecnologie informatiche e di telecomunicazione hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle attività umane.

Nel giugno 2005 venne introdotto i2010 (società europea dell’informazione per il 2010), un quadro strategico per informazione e media che faceva seguito a due piani di azione precedenti e-Europe 2002 ed e-Europe 2005. Sviluppato per realizzare uno spazio unico europeo dell’informazione, promuovere investimenti nella ricerca e nell’inclusione per migliorare servizi pubblici e qualità della vita delle persone, i2010 è stata la prima iniziativa della Commissione Europea adottata nell’ambito della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione ma soprattutto, ha gettato le basi per l’elaborazione del modello Benchmarking framework 2011- 2015, approvato nel 2009 dalla Commissione Europea che ha poi introdotto la Digital Agenda Scoreboard strumento adottato fino al 2015.

Con la Digital Agenda Scoreboard le informazioni statistiche venivano raccolte principalmente attraverso indagini Eurostat sull’uso delle TIC da parte di singoli individui ed imprese, dati sulla connettività forniti dalle Autorità Nazionali di Regolamentazione e indagini annuali sulla disponibilità dei servizi pubblici online fino a diventare un elenco di indicatori chiave per il futuro dell’agenda digitale europea.

Perché si arriva a perfezionare la metodologia introducendo un nuovo indice chiamato DESI? A spiegarlo è la stessa Comunità Europea che in una nota scrive: “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) non costituiscono più un settore a sé stante, bensì il fondamento medesimo di tutti i sistemi economici innovativi moderni”.

Le 4 dimensioni dell’indice DESI

Fino a ottobre 2021, DESI utilizzava 5 dimensioni o aree per rilevare i progressi compiuti in termini di digitalizzazione degli Stati membri. Attualmente sono quattro:

Figura 2 – Le 4 dimensioni del DESI. Fonte: Unione Europea

Capitale umano

L’human capital misura le competenze digitali di base, avanzate e relative agli specialisti nelle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) anche relativamente al gap di genere.

Connettività

Oltre la diffusione e la qualità dell’infrastruttura a banda larga fissa e mobile (diffusione della banda larga fissa ad almeno 100 Mbps e la diffusione ad almeno 1 Gbps), viene misurata la diffusione della banda larga ultraveloce, la copertura e preparazione al 5G.

Integrazione delle tecnologie digitali

Le aziende possono adottare le tecnologie digitali per migliorare competenze ed efficienza dei processi produttivi e ottimizzare i modelli di business e aumentare, così, il grado di digitalizzazione. L’indice va a monitorare la presenza di tecnologie come intelligenza artificiale, Cloud e Big Data o TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) per la sostenibilità ambientale.

Servizi pubblici digitali

Misura il grado di digitalizzazione dei servizi pubblici e di egovernment relativi a cittadini e imprese e la disponibilità pubblica dei dati. Parliamo di servizi pubblici chiave: eHealth e accesso alle cartelle cliniche sanitarie o Identità Digitale.

Rispetto all’indice DESI 2020 relativo, quindi, ai dati del 2019, non c’è più l’uso dei servizi digitali (Use of Internet Services) come dimensione a sé stante.

Come viene calcolato l’indice DESI

La struttura del DESI è stata adeguata per affiancare le due principali iniziative politiche che avranno un impatto sulla trasformazione digitale nei prossimi anni: il dispositivo per la ripresa e la resilienza e la Bussola per il digitale 2030: il modello europeo per il decennio digitale.

I quattro indicatori principali hanno al loro interno un numero di ulteriori indicatori o sottodimensioni che a loro volta sono determinati da indicatori singoli.

Per calcolare il punteggio complessivo di un paese, viene attribuita dalla commissione UE una ponderazione specifica in percentuale a ciascun insieme e sottoinsieme di indicatori anche a livello di singolo indicatore. Ad esempio, la banda larga mobile all’interno della connettività ha un peso maggiore, in quanto la copertura 5G è inclusa nell’indice. Altro esempio, riguarda il peso della sottodimensione delle tecnologie digitali per le imprese che è aumentato rispetto agli anni precedenti poiché include 3 indicatori che misurano gli obiettivi della Bussola per il Digitale 2030 (11 sono gli indicatori strettamente legati ad essa).

La maggior parte dei singoli indicatori presenti all’interno di ciascuna sottodimensione ha la stessa importanza ed è quindi ponderata nello stesso modo all’interno della stessa sottodimensione.

Gli obiettivi della Bussola Digitale 2030 hanno comunque pesi doppi all’interno della loro sottodimensione.

Bisogna ricordare che DESI è stato sviluppato secondo le linee guida e le raccomandazioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Ma quali sono le fonti dei dati? La maggior parte proviene da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. Alcuni indicatori sulla banda larga sono raccolti tra gli Stati membri attraverso il Comitato per le Comunicazioni mentre altri come quelli relativi all’egovernment derivano da studi preparati per la Commissione o dall’eGovernment Benchmark 2021 che intervista i cittadini europei sui servizi governativi digitali.

L’indice DESI permette quattro principali tipi di analisi:

Valutazione generale delle prestazioni: per ogni stato membro si può osservare il punteggio complessivo dell’indice e il punteggio delle principali dimensioni dell’indice.

Ingrandimento: per individuare le aree in cui le prestazioni dei paesi potrebbero essere migliorate analizzando i punteggi delle sottodimensioni e dei singoli indicatori.

Follow-up: per valutare se ci sono progressi nel tempo.

Analisi comparativa: per raggruppare gli Stati membri in base ai loro punteggi dell’indice, confrontando paesi in fasi simili di sviluppo digitale.

L’indice DESI 2021

Un digital economy and society index 2021 rinnovato in modo da fornire tutte le informazioni che impattano sulla trasformazione digitale dell’UE nel corso dei prossimi anni con indicatori nuovi relativi a TIC per la sostenibilità e l’ambiente, la diffusione di servizi Gigabit, la percentuale di imprese che offrono formazione in materia di TIC e utilizzano la fatturazione elettronica.

Figura 3 – Indice DESI 2021: la posizione dell’Italia. Fonte: Unione Europea

In questo nuovo contesto, l’Italia va ad occupare la 20esima posizione rispetto agli attuali 27 Stati membri dopo l’uscita del Regno Unito con un punteggio pari a 45,5 (la media europea è 50,7) e aumenta di posizioni sia rispetto a quanto annunciato nel DESI 2020 in cui occupava la 25esima su 28 paesi membri ma anche rispetto agli anni precedenti.

In termini di connettività occupa un punteggio di 42,4 e nonostante il tasso relativamente elevato di preparazione al 5G (60%) che conferma il dato dell’anno precedente dove l’Italia insieme a Finlandia, Germania e Ungheria, era tra i paesi più avanzati sulla disponibilità al 5G, solo l’8% delle zone abitate è coperto dal 5G, un dato inferiore alla media UE pari al 14 %.

Resta e si riconferma il gap delle competenze: solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede perlomeno competenze digitali di base mentre la media europea è di 56% e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base rispetto al 31% della media europea. Solo l’1,3 % dei laureati italiani sceglie le TIC.

Nei servizi pubblici digitali siamo al 18esimo posto: gli italiani che ricorrono a servizi di e-government sono il 36% al di sotto della media che corrisponde al 64%.

L’Italia ottiene risultati migliori rispetto all’Ue per quanto riguarda l’offerta di servizi pubblici digitali per le imprese e per i dati aperti ma si colloca al di sotto della media Europea per offerta di servizi pubblici digitali ai cittadini e disponibilità di moduli precompilati.

Le imprese italiane fanno registrare risultati migliori nell’uso della fatturazione elettronica con il 95% e aumenta anche l’utilizzo del cloud con il 38%. L’uso di big data e di intelligenza artificiale è basso (rispettivamente il 9% delle imprese italiane rispetto al 14% di media e il 18 % delle imprese italiane su una media del 25%). Sotto la media anche il commercio elettronico e l’uso delle tecnologie per la sostenibilità ambientale.

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Roberta Fiorucci

Giornalista

Roberta Fiorucci scrive di tecnologia, innovazione digitale e digital transformation per le imprese, prima come copywriter e technical writer poi collaborando con case editrici e riviste di settore. Nel 2008 ha creato una sua agenzia di comunicazione specializzata in brand management nel settore IT e sviluppo di progetti innovativi. Nel 2020 ha iniziato la sua collaborazione con ZeroUno

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