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Ict per innescare un meccanismo di innovazione continua

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Ict per innescare un meccanismo di innovazione continua

24 Nov 2014

di Nicoletta Boldrini

Roberto Zardinoni, Vice President Sales di Ibm Italia, mette in luce le difficoltà che rallentano la diffusione delle eccellenze in seno alla Pubblica Amministrazione. Se ci fosse una maggiore capacità di “fare sistema” ne gioverebbero sia l’industria Ict nazionale sia il Paese nel suo complesso.

 Le potenzialità della digitalizzazione, in linea generale nelle imprese e a livello Paese con l’Agenda Digitale, sembrano ormai chiare e sicuramente stanno aumentando, insieme all’interesse culturale, i piani di sviluppo. “A livello Paese, il Governo ha fatto chiarezza sui temi dell’Agenda Digitale enfatizzando l’importanza della governance unica e gli ultimi interventi legislativi vanno, a mio avviso, nella direzione corretta per stimolare l’innovazione del Paese grazie ad una più massiva diffusione dell’Ict”, commenta Roberto Zardinoni, Vice President Sales Italy di Ibm, analizzando lo scenario italiano dal punto di vista della capacità di innovazione e competitività globale. “Tuttavia mancano ancora i decreti attuativi, gli strumenti e le deleghe esecutive… azioni che ci consentirebbero, come Paese, di accelerare il processo di innovazione e trasformazione attraverso operazioni concrete e l’implementazione dei progetti. Siamo ancora troppo lenti rispetto alla velocità con cui si muovono l’economia e i mercati”.  

Roberto Zardinoni – Vice President Sales Italy di Ibm

Eppure l’Italia è sempre stata caratterizzata da ‘punte di eccellenza’, anche nell’ambito della Pubblica Amministrazione: “Ci manca la capacità di rendere ‘scalabili’ queste eccellenze e di fare sistema”, prosegue Zardinoni. “Guardando al rapporto tra investimenti Ict e competitività/produttività del Paese, se riuscissimo a ridurre il gap avvicinandoci alla media globale, non solo l’industria Ict trarrebbe giovamento dalla crescita degli investimenti, ma il ritorno si tradurrebbe in un risparmio di costi, soprattutto nella Pa, nell’ordine di decine di milioni di euro”.
Ma al di là del cost saving, oggi tema di grandissima attualità e attenzione, Zardinoni punta il dito sul potenziale ‘circolo vizioso/virtuoso’ che se ne genererebbe: “il denaro risparmiato diventa risorsa per nuovi investimenti dando così inizio ad un circuito di innovazione e crescita continua”.
Guardando alle imprese private e al loro potenziale, Zardinoni si dice positivo, anche alla luce di un recente studio condotto proprio sul tessuto imprenditoriale italiano per verificarne il livello di digitalizzazione [studio condotto da Università Bocconi su un campione di oltre 500 aziende italiane – ndr]: “Innanzitutto un’altissima percentuale dei rispondenti (quasi il 50%) appartiene a funzioni di business e riconosce il ruolo della tecnologia come fattore primario di abilitazione del business e di sviluppo della capacità competitiva – commenta Zardinoni -. In particolare, ne comprende le potenzialità per il miglioramento dei processi legati alla ‘customer experience’. Ricerca di insight dai big data, decision making più veloce, operatività e collaborazione maggiormente incisive con il mobile e il social sono i punti di una consapevolezza diffusa”.
Parliamo di tecnologie abilitanti il business, ma certamente impattanti dal punto di vista organizzativo e di processo, nonché sul piano delle competenze. “La creazione di valore indotta dalla digitalizzazione trova terreno fertile in presenza di figure che operano come veri e propri ‘catalizzatori’, offrendo una visione e indicando obiettivi pratici e misurabili. Il fattore umano è quindi un complemento fondamentale della tecnologia – commenta Zardinoni -. Entrando nel merito dei progetti, parliamo di percorsi di trasformazione complessi ed impattanti a più livelli, non possiamo non tenerne conto. L’area Big data promette grandi risultati sul piano della crescita e della competitività ma richiede una preparazione e abilità professionali nuove (quelle dei data scientist), oltre al fatto che, alla base, servono architetture tecnologiche pronte a sostenere processi real-time per analisi predittive, solo per fare un esempio”.
All’interno di percorsi così complessi, anche il tema di una nuova funzione dei vendor, al di là della vendita di tecnologia, è di estrema attualità: “Il percorso di trasformazione riguarda prima di tutto noi stessi; l’impatto della digitalizzazione ha effetti non soltanto sul fronte della Ricerca e Sviluppo (per la proposta di soluzioni e servizi Ict) ma anche nel modello di go-to-market e di relazione con il mercato – risponde in conclusione Zardinoni -. Infine, il tema delle competenze. Proprio perché attori di primo piano a livello di sistema-Paese, noi ci adoperiamo per stimolare la formazione dei professionisti che devono rendere concreta la trasformazione digitale. Ciò significa non solo intervenire sui partner del nostro ecosistema ma anche sul piano accademico. Non a caso, l’anno scorso abbiamo promosso con il Politecnico di Milano l’apertura di un Centro per l’Innovazione, primo nel suo genere in Europa, dedicato ai Big Data e alla Business Analytics. Di qui usciranno le figure del domani, che portano il nome di data scientist, chief data officers e data architects.”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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