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Hpe Discover 2015, le 4 aree di trasformazione della nuova azienda

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Hpe Discover 2015, le 4 aree di trasformazione della nuova azienda

09 Dic 2015

di Nicoletta Boldrini

Al primo evento ufficiale dopo la scissione tra Hewlett Packard Enterprise (Hpe) e HP Inc., il Ceo Meg Whitman focalizza le quattro aree attorno cui ruota la Transformation targata Hpe (infrastrutture ibride, workplace productivity, analytics e sicurezza). Il palco di Londra è principalmente occasione per i manager della nuova realtà rivolta al mondo B2B di presentare Hpe Synergy, nuova infrastruttura ‘componibile’, nonché nuovi servizi a supporto della gestione di ambienti It ibridi

LONDRA – “L’It oggi deve essere vicino al business, agile, veloce, focalizzato sul servizio a valore. La centralità delle relazioni con i clienti, i fornitori e i partner cambia i business model e cambia il modo di fare It. Noi lo sappiamo bene, come Hewlett Packard Enterprise (Hpe) abbiamo dovuto sviluppare prodotti, soluzioni, servizi It in grado di supportare la trasformazione delle aziende, ecco perché ci siamo separati ed è nata Hpe”.
Rapida e dritta al punto. Così si presenta Meg Whitman, Ceo della nuova realtà aziendale, Hewlett Packard Enterprise [nata dopo la scissione della multinazionale che ha deciso di dividere in due società differenti le tipologie di business: da un lato Hpe, focalizzata su progetti It per il mondo aziendale; dall’altro HP, azienda che rimane focalizzata sulla vendita di device e stampanti sia per il segmento B2B sia per quello B2C – ndr], durante l’Hpe Discover 2015, il primo evento ufficiale della nuova realtà che ha riunito a Londra oltre 13 mila persone tra clienti, partner, analisti e giornalisti. “Lo ‘split’ dell’azienda ha richiesto un adeguamento non banale: abbiamo dovuto ‘costruire’ la nostra infrastruttura It in sole sei settimane (progetti che solitamente richiedono anni per la loro implementazione)”, descrive la Whitman.

Meg Whitman, Ceo della nuova realtà aziendale, Hewlett Packard Enterprise

Nella corsa verso la separazione delle due realtà, Hpe in sei settimane ha predisposto e implementato oltre 4 mila server, abilitato 400 mila caselle e-mail e gestito 500 progetti in contemporanea in 170 paesi. “In questo complesso processo di separazione abbiamo fatto ciò che molte realtà aziendali stanno cercando di fare: scalare ad una velocità e con una dinamicità spesso difficili da ottenere”, sottolinea il Ceo. “Il successo delle aziende nel mondo, oggi, si gioca sulla capacità di inventarsi e reinventarsi ‘alla velocità della luce’. Ed è qui che risiede il nostro potenziale: attraverso la separazione in due società differenti, siamo in grado di seguire e accompagnare le aziende in quello che noi chiamiamo ‘the new style of business’ con maggiore agilità e flessibilità. Possiamo aiutare le aziende a far evolvere gli ambienti It verso modelli più efficienti, produttivi e sicuri così come trasformarli verso sistemi innovativi o creare efficaci ponti tra il tradizionale e il nuovo It”.

Le 4 Transformation Areas

È in queste ultime parole del rapido intervento di Meg Whitman che è racchiusa la strategia d’offerta di Hpe, ribadita ancora una volta dai vari executive che si sono susseguiti sul palco di Londra. In particolare, è John Hinshaw, Chief Customer Officer di Hpe, ad illustrare le ‘Transformation Areas’ attorno alle quali si snoda l’intera offerta della nuova realtà aziendale:

  1. Transform to a Hybrid Infrastructure: “il percorso di trasformazione passa attraverso l’accelerazione della delivery di applicazioni e servizi verso il business attraverso il giusto mix di It tradizionale, private cloud e public cloud”, spiega Hinshaw. “Il giusto mix si ottiene lavorando sul design delle architetture, sull’ottimizzazione delle performance, nonché attraverso percorsi che si snodano tra virtualizzazione, automazione e orchestrazione”.
  2. Enable: “il workplace è dove sono impiegati e clienti”, sottolinea Hinshaw per ribadire come la mobility sia oggi un pilastro portante della produttività di business. “Per elevare i livelli di produttività individuale e aziendale, anche nei rapporti con il mercato, clienti e fornitori, bisogna focalizzarsi sulla user experience e fornire le giuste soluzioni (applicazioni e servizi) in base alle reali esigenze degli utenti”.
  3. Empower: se ‘catturare’ l’ecosistema attorno cui ruota l’azienda è un must, ecco allora che il valore delle informazioni diventa il motore di ‘empowerment’ per l’ingaggio. In quest’area confluiscono dunque tutte le soluzioni dedicate a Big Data, Analytics e Data Management nonché le tecnologie per l’elaborazione dei dati (in-memory computing, storage flash, intelligent networking, ecc.).
  4. Protect: trasversale su tutto c’è, infine, la sicurezza, area all’interno della quale Hpe fa confluire soluzioni e servizi dedicate alla protezione dei dati, delle applicazioni e delle infrastrutture nonché degli individui nella loro interazione con la digital enterprise (da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi momento).

Hpe Synergy, l’infrastruttura si programma come un codice

Antonio Neri, Executive Vice President and General Manager Enterprise Group di Hpe

Il palcoscenico di Londra è occasione, soprattutto, per la presentazione ufficiale di un nuovo approccio al modellamento delle infrastrutture data center: la ‘composable infrastructure’. Dopo aver parlato di infrastrutture convergenti ed iperconvergenti, Hpe arriva sul mercato con una nuova infrastruttura (fisica) componibile i cui cardini tecnologici fanno leva su pool di risorse fluide, software-defined intelligence, struttura API unificata. A spiegare di cosa si tratta è Antonio Neri, Executive Vice President and General Manager Enterprise Group di Hpe: “Hpe Synergy incorpora in un’unica infrastruttura fisica risorse di calcolo, storage e fabric di rete gestite in modo unificato attraverso un’interfaccia basata su Hpe OneView [software di IT Infrastructure Systems Management – ndr]. La piattaforma è scalabile e configurabile in qualsiasi modo ‘componendo’ risorse fisiche e virtuali in modo dinamico a supporto di qualsiasi tipo di applicazione (anche tradizionale come Erp e business application aziendali) e servizio It. Il sistema è ideale per integrare in un unico ambiente fisico risorse It tradizionali, infrastrutture virtualizzate, private e public cloud: è il cuore tecnologico, dunque, per la trasformazione verso l’hybrid cloud; le aziende desiderano capitalizzare la velocità e l’agilità del cloud ma al tempo stesso vogliono mantenere in ambienti affidabili e sicuri le proprie applicazioni mission critical. Hpe Synergy risponde esattamente a queste necessità”.
I pilastri dell’infrastruttura Hpe Synergy, come anticipato, sono:
1) Pool di risorse fluide: computing, storage e fabric di rete componibili e ricomponibili dinamicamente (anche attraverso automatismi) secondo le necessità delle applicazioni e dell’uso che se ne fa; workload pre-configurati pronti all’implementazione e servizi di supporto per tutti i tipi di workload (fisici, virtuali e containerizzati);
2) Intelligence Software Defined: strato software attraverso il quale è possibile configurare auto discovery ed auto-composizione dell’infrastruttura a seconda delle reali necessità;
3) API unificata: l’intera infrastruttura è gestita e programmabile come se fosse un codice (un’unica riga di codice per astrarre qualunque elemento dell’infrastruttura); l’architettura integra anche un’interfaccia bare-metal per il disegno e modellamento di IaaS.

Come gestire il mondo ibrido

Sita Lowman, Hpe Enterprise Services

La trasformazione verso l’hybrid infrastructure è decisamente il leitmotiv di Hpe Discover 2015 ed è all’insegna di questa vision che si snodano anche gli annunci sul fronte cloud. È Sita Lowman, Hpe Enterprise Services ad annunciare la disponibilità di Hpe Helion Managed Cloud Broker, un servizio che consente agli It manager di avere visibilità e controllo su tutti gli asset It, dalle risorse tradizionali ai servizi cloud interni ed esterni. “Si tratta di un servizio gestito che verrà erogato, nel 2016, con un modello ‘pay-per-use’ – descrive la Lowman -. All’interno del servizio, le aziende potranno usufruire di svariate funzionalità: portale self-service integrato con interfaccia diretta verso tutti i service provider esterni; dashboard per la gestione della sicurezza e delle performance; controllo finanziario e dei budget; gestione della conformità e funzioni di auditing; governo dei cataloghi servizi (gestione e controllo delle iscrizioni ai servizi nonché del loro intero ciclo di vita); dashboard e strumenti di monitoraggio dei servizi It (con reportistica personalizzabile)”.
Il servizio fa leva su diverse soluzioni tecnologiche che Hpe ha nel proprio portfolio d’offerta, soprattutto sulla suite Hpe Helion [piattaforma open source basata su OpenStack che combina Infrastructure-as-a-Service e Platform-as-a-Service a supporto di workload specifci per il cloud – ndr] che integra Hpe Helion Managed Virtual Private Cloud, Hpe Helion CloudSystem e Hpe Helion OpenStack.
Il servizio gestito, così come le soluzioni della gamma Hpe Helion integrano anche servizi a supporto della gestione dei data center tradizionali nonché tecnologie di terze parti come VMWare e di service provider (Microsoft Azure e Amazon Web Services in primis).

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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