HCP e AI cercano ammoniaca green per data center a impatto zero

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HCP e AI cercano ammoniaca green per data center a impatto zero

Know-how, metodo e dati incontrano la potenza del supercalcolo e l’agilità dell’AI per andare alla ricerca di un’ammoniaca green. È questa la sintesi dell’alleanza tra Fujitsu e la startup islandese Atmonia. Il loro comune obiettivo è trovare nuovi materiali catalitici per ottenere un vettore energetico all’altezza degli obiettivi net zero. Una scoperta con cui la big tech giapponese spera di abbattere l’impatto energetico dei suoi data center e fare la differenza nel settore dei nuovi materiali. 

20 Lug 2022

di Marta Abba'

Se green, l’ammoniaca potrebbe diventare un’alternativa vincente ai combustibili fossili contribuendo all’evoluzione dei data center verso il paradigma zero net. Racchiusa in questo “se” c’è la sfida lanciata da Fujitsu assieme all’islandese Atmonia. La big fornisce tecnologia e potenza di calcolo, la startup ci mette invece il know-how e i dati su processi sostenibile. Unite da un accordo di ricerca, stanno conducendo calcoli chimici quantistici ad alta velocità utilizzando tecnologie HPC e AI. L’intento è quello di accelerare la selezione e l’ottimizzazione di nuovi materiali catalitici adatti alla produzione sostenibile di ammoniaca.

Più facile da trasportare rispetto all’idrogeno e a emissioni zero quando viene bruciata, questa sostanza fa gola a Fujitsu il cui sogno è di usarla come fonte di riserva o addirittura come energia primaria nei suoi data center. C’è ancora tanta strada da fare per avverarlo, ma questa alleanza strategica internazionale sta già dando grandi speranze.

Alla ricerca del vettore energetico per un futuro “zero emission”

L’individuazione di un metodo pulito di produzione dell’ammoniaca aprirebbe molte strade per il raggiungimento degli ESG. Abbatterebbe l’impatto ambientale dei processi di generazione di energia e di idrogeno e contribuirebbe anche alla scoperta di nuovi materiali per un futuro net zero.

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È la svolta a cui tutti anelano nell’attuale scenario dove la maggior parte delle reti nazionali è ancora costituita da un mix di combustibili fossili, nucleare e una modesta quantità crescente di fonti rinnovabili. Un mix che mette in crisi operatori di data center e chiunque necessiti di enormi quantità di energia, senza fornire al momento concrete vie d’uscita. L’ammoniaca potrebbe diventarlo se Fujitsu e Atmonia vincono la loro ambiziosa scommessa chimico-computazionale.

Oggi questa sostanza viene prodotta con il processo Haber-Bosch basato su idrogeno, ma ottenuto da combustibili fossili. Per ora non ci sono alternative efficaci più sostenibili: l’elettrolisi dell’acqua richiede troppa energia e le rinnovabili non assicurano la continuità necessaria per alimentare il processo. Atmonia si propone di utilizzare solo acqua, azoto da aria ed elettricità pulita. Per sviluppare questo metodo innovativo sta studiando nuovi catalizzatori simulando le reazioni attraverso calcoli di chimica quantistica ad alta velocità.

È qui che entra in gioco Fujitsu, con la sua tecnologia HPC e la sua Intelligenza Artificiale. Aumentando la potenza e le performance di calcolo, questa big tech accelera la ricerca della startup islandese, ampliando la gamma di catalizzatori potenzialmente adatti alla reazione elettrochimica di riduzione dell’azoto. Scoprendone di nuovi, le due aziende renderebbero l’ammoniaca il vettore energetico di prossima generazione.

Data center più green e nuovi materiali per scommesse a impatto zero

Se Atmonia fornisce metodologia, know-how e dati, sia simulati che sperimentali, Fujitsu mette in campo Fugaku, il supercomputer costruito per l’istituto di ricerca giapponese Riken. Con i suoi 442 petaflop, è uno dei più potenti al mondo e ora ha il compito di risollevare le sorti dei data center, infrastrutture energivore sempre più insostenibili.

Oggi rappresentano circa l’1% delle emissioni totali di gas serra mondiali, ma a breve questa cifra potrebbe lievitare. Gli operatori, infatti, già da tempo stanno cercando soluzioni, consapevoli che la ricerca non obbedisce alla logica imperante del “tutto e subito”. Per ora il settore guarda al solare e all’eolico, ma non assicurano la continuità che va garantita agli utenti.

L’ammoniaca green potrebbe inizialmente fare da fonte di energia di riserva, in assenza di vento e sole o in caso di guasto. Col tempo, potrebbe poi entrare a far parte a tutti gli effetti del mix di energia primaria che alimenta data center e altre infrastrutture ugualmente impattanti dal punto di vista ambientale. Si tratta di orizzonti lontani, ma è necessario agire ora per renderli per lo meno possibili, accelerando e potenziando la ricerca anche di base, con alleanze come quella Fujitsu – Atmonia. Pur essendo stata siglata fino a marzo 2023, le due protagoniste hanno grandi piani anche per gli anni a venire.

Il team islandese, trovato il catalizzatore per ammoniaca green a temperatura e pressione ambiente, vuole riuscire a produrla all’interno di container. Un passo importante per aumentarne fruibilità e diffusione.

Fujitsu, risolto il problema dei data center, per il proprio supercalcolo e la propria AI prospetta un futuro nello sviluppo di nuovi materiali a 360 gradi. Li sta attendendo con urgenza anche il mondo agricolo, per i fertilizzanti più sostenibili. Secondo Gartner è un mercato che nel 2030 potrebbe superare i 250 miliardi di dollari, se non fosse oggi col fiato sospeso per questa sfida green attualmente irrisolta.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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