Gartner: le 4 forze che spingono il cambiamento

Cloud, mobile, social computing e informazione avranno profondi impatti per i vendor e il mercato It, con effetti importanti anche sulla struttura della spesa It e la creazione di nuovi ruoli e competenze. Focalizzazione sul business, connessione e capitalizzazione del contributo di tutte le Lob, leadership nel cambiamento: ecco le nuove sfide per l’It. A dirlo è Peter Sondergaard, Vice President di Gartner e Global Head of Research

Pubblicato il 27 Feb 2013

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Gartner: le 4 forze che spingono  il cambiamento

Peter Sondergaard, Vice President di Gartner e Global Head of Research

“Un vortice di cambiamento è su di noi. Un nesso di quattro forze interdipendenti: cloud, mobile, social computing e informazione, spinto dal consumer, con profondi impatti per i vendor e il mercato It. E con effetti di mutazione sulla struttura della spesa It e di creazione di nuovi ruoli, nuove opportunità, nuovi flussi di fatturato”. Questo in estrema sintesi il messaggio di Peter Sondergaard, Vice President di Gartner e Global Head of Research, nella keynote di apertura dello scorso Gartner Symposium Emea 2012, a Barcellona. “Che fare? – si chiede l’analista – Trattare ogni budget come un budget It. Assumere e formare persone per un nuovo information layer, quello dell’insight sul business (e sulla sicurezza). E altro ancora, con un ‘filo di Arianna’ che unisce (vedi in dettaglio articolo seguente): Focus (sui differenziatori di business); Connect (capitalizzare sul contributo di tutti, oltre il proprio silos); Lead (essere leader del cambiamento). Durante la sua apertura, Sondergaard dà il benvenuto a quella che Gartner ha battezzato come l’era del “nesso delle forze”, intendendo con questo la confluenza e l’intrecciarsi di cloud, mobile, collaborazione sociale e informazione. “Un nuovo mondo di computing a totale immersione personale che renderà obsoleta l’odierna architettura It aziendale. E in cui non c’è scelta: occorre distruggere selettivamente sistemi a basso impatto, cambiare la struttura dei costi It, guidare il cambiamento”, evidenzia Sondergaard.

Le quattro forze dirompenti e interdipendenti

La prima forza, fondante per le altre tre, è il cloud. Perché al cloud si appoggia il mobile, il cui utente ‘vede’ un vero e proprio ‘cloud personale’, costituito da quel sottoinsieme di app cui è abilitato, in veste di consumatore o di dipendente aziendale; il social network lavora grazie al cloud, essendo i vari Twitter e Facebook tutti Software as a service pubblici; ed è nel cloud che si forma l’oceano del big data, motore di tutta l’intelligence di business (e di sicurezza), indiscussa ‘killer app’ per un’azienda il cui It si va concentrando sull’obiettivo di facilitare il risultato di business.

Sulla progressiva penetrazione aziendale del cloud, Sondergaard non nutre dubbi, anche se “la consapevolezza aziendale dei vantaggi del cloud è solo all’inizio: attraggono ma non sfondano i servizi a basso costo (il 90% è ancora in abbonamento e non pay per use), la capacità aggiuntiva, la possibilità di scale out o di parallelismi massicci, le possibilità di performance superiori per app nativamente disegnate o risviluppate per il cloud”.

“Divergono poi le aspettative che business e It hanno nei confronti dei cloud provider, con effetti trasformativi sul mercato stesso del cloud: il business vuole il risultato, gli basta una soluzione ‘good enough’; l’It vuole un supporto di classe enterprise che minimizzi il rischio. Di conseguenza, il Saas è sì adottato dall’80% delle aziende, ma lo usa in cloud privato se l’It, che non si fida del pubblico, è coinvolta”, fa notare l’analista. Così, le due versioni di cloud (pubblico e privato) evolvono in “tensione cooperativa ma altamente competitiva”, ma, con l’evoluzione e la maturazione del cloud cambieranno gli scenari di mercato: intanto “dei top 100 provider, un 20% sparirà entro il 2014”. E ci sarà una rimodulazione nel ‘brokeraggio’ delle diverse tipologie di servizi cloud: Sondergaard vede acquistare sempre maggior consistenza di servizi come Information as a Service e Business Process as a Service. Quest’ultimo “tra il 2011 e il 2016 raddoppierà a circa 145 milioni di dollari, sicché al Symposium del 2016 si parlerà di buone pratiche nel mettere in cloud gli stessi processi di business aziendali”.

La seconda forza è il mobile. “Clienti e dipendenti trascinano un business che va ridisegnato attorno al mobile: nel 2016 saranno stati venduti oltre 1,6 miliardi di smartphone e due terzi della forza lavoro li possiederà e sarà ‘in giro’ per il 40%”, evidenzia Sondergaard. “Il canale mobile significa capacità di elaborare al momento e sul posto. Cattura esperienze personalizzate e contestuali per le applicazioni. Dà più tempo con il cliente al marketing, più produttività ai dipendenti, riduce i processi. Cambiano le applicazioni e il loro modo di fruizione (più di 300 miliardi di download/anno nel 2016). I vendor di suite applicative monolitiche hanno massimo 4 anni per sfornare versioni mobili, usabili, convenienti e sicure”.

C’è poi l’effetto tablet, motore di produttività per il dipendente. Circolano ordini per decine di migliaia di iPad alla volta. Due anni e ci saranno più iPad che Blackberry; il 20% delle aziende li userà come piattaforma per le forze di vendita. Cinque anni (2018) e il 70% dei lavoratori mobili userà un tablet o ibrido trasformabile in tablet, che già si vede in giro.

Cambierà l’asset ownership, la responsabilità della manutenzione nel tempo. Gartner prevede che laptop, notebook, netbook saranno acquistati dai dipendenti (Byod) al 50% entro il 2016 e al 100% per fine decade. “È inevitabile dispiegare applicazioni a dispositivi di cui non si è proprietari (e dunque disegnarle ‘open’)”, aggiunge l’analista. “E c’è la nuova ondata di mobile computing, ‘the internet of everything’, in cui il mondo fisico diventa digitale. Il costo di sensori e tag sta precipitando. Presto il costo di ‘non monitorare’ le operazioni fisiche supererà quello di monitorarle, che si tratti di turbine elettriche, percorsi ferroviari, scarpe da corsa o televisori. Entro fine decade saranno connessi 30 miliardi di dispositivi in modo permanente e 150 in modo ‘intermittente’. Il che porta ad un’esplosione di dati e ad un’impennata di applicazioni analitiche in tempo reale. Il software da proliferazione di tecnologie operative intelligenti cresce già di un 25% annuo, con un indotto di servizi cloud, cruciali per una mobilità sicura e scalabile: il nesso è l’intreccio di forze interdipendenti”.

La terza forza è il social computing che da fuori dell’azienda sta muovendo al centro delle operazioni di business. Sta influenzando i fondamentali di management per dare scopo e motivazione alle persone. “Trasformerà le organizzazioni da strutture gerarchiche di gruppi definiti in comunità che travalicano confini organizzativi”, riflette Sondergaard. “Tre anni e i social network dominanti raggiungeranno i limiti di crescita, ma il social computing diventerà disciplina aziendale: nel 2016 almeno 10 organizzazioni vi investiranno oltre 1 miliardo di dollari ciascuna. In un’era di ‘collaborazione specializzata’ la domanda è: LinkedIn diventerà più accurato dei miei dati Hr più recenti?”

Emergeranno pratiche ingannevoli però: nel 2015 il 15% dei post di social media saranno pagati o inseriti da social hacker, il 30% saranno automatizzati, il 5% verrà da agenti non umani. Capacità social media saranno incorporate in applicazioni business o esposte per sfruttare ambienti social esterni. La sicurezza acquisterà quindi sempre maggior rilevanza.

L’ultima forza è l’informazione: “chiamiamola pure Big data”, dice Sondergaard. “Attingere ad un flusso continuo di dati interni o esterni offre una gamma di opportunità per trasformare il decision making, scoprire nuove prospettive, ottimizzare il business, innovare il settore. L’80% degli executive dice che ha in mente una specifica informazione che serve e non riesce ad avere dall’It, mentre le aziende ‘infocentriche’ che gestiscono e dispiegano informazione hanno in media raddoppiato il loro ‘book to market’ (ossia il proprio valore di mercato)”. Un esempio significativo viene dal campo medico-sanitario: i dispositivi medici raccolgono dati. Questi dati potrebbero essere ‘venduti’ come servizio. È il cosiddetto ‘data as a revenue; informazione che dà fatturato: il business è trasformare i dati raccolti dai dispositivi (prodotto) in informazione vendibile in cloud (servizio). “Ma le aziende non hanno skill o tempo”, dice Sondergaard. “Gartner prevede che l’85% delle aziende deciderà di esternalizzare l’analisi di Big data. Ma questo apre nuove opportunità per i provider che dovranno fare leva su due differenziatori: la qualità degli algoritmi predittivi e gli skill (i Data Scientist e gli esperti in tecnologie di data management non relazionale)”.

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