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Estro: l’unione fa la forza!

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Estro: l’unione fa la forza!

Engineering e Trento RISE inaugurano un laboratorio di ricerca per lo sviluppo di modelli innovativi nell’ambito di Eit (European institute of Innovation and Technology).
Un esempio di complementarietà virtuosa tra Università, amministrazione pubblica del Territorio e imprenditoria privata su cui riflettere, nella delicata fase di avviamento
di una ripresa degli investimenti per crescere a livello paese.

22 Mar 2012

di Redazione

All’affollata conferenza per l’inaugurazione di Estro, il laboratorio di Engineering e Trento Rise, Paolo Traverso, Ceo di quest’ultima realtà, esordisce ricordando che “è già il terzo evento di partnership tra pubblico e privato (un accenno va a Skil, Semantics and Knowledge Innovation Lab di Telecom Italia) e non vuole essere l’ultimo: la co-locazione di aziende di ricerca accanto all’Università, incubatrice di skill, è una filosofia vincente, se accanto c’è anche il Territorio, decisore istituzionale con l’imperativo di definire politiche di investimenti per la crescita”. Con orgoglio ricorda che il sistema della ricerca Ict che fa riferimento a Trento Rise costituisce, da giugno 2011, uno dei sei nodi di rete a livello europeo dell’Eit (European Institute of Innovation and Technology), per un investimento da parte dell’Ue di 100 milioni l’anno.

“La ricerca non può più essere lasciata sola. Occorrono sforzi sinergici tra il privato, miglior imprenditore possibile una volta che le opportunità di mercato si creano, e il pubblico che deve essere capace di investimenti anticiclici nell’interesse della comunità”, osserva Traverso. “Sta poi alla ricerca completare un triangolo virtuoso, puntando a risultati applicati che la qualifichino come polo di eccellenza nazionale ed europeo, ma che abbiano anche ritorni sociali e di qualità della vita”

Così Dario Avallone (nella foto a sinistra), direttore R&d di Engineering sottolinea che Estro (Engineeering Society and Territory Research Office), “opererà nel campo dell’innovazione al servizio della salute, dell’ambiente, della cultura, dei servizi. Un primo banco di prova è il comune lavoro tra Engineering e Trento Rise sui motori di ricerca di prossima generazione (progetto Cubrick)”.

Opportunità di lavoro? Inizialmente circa 30-40 ricercatori, assunti sia in Italia che all’estero.

Dal canto suo, Michele Cinaglia (nella foto a destra), presidente e “storia” di Engineering, non si è soffermato sulla strada fatta salvo un “rifarei tutto quello che ho fatto fino ad oggi, compresa la ricerca applicata, di cui il Centro Ricerche è fiore all’occhiello”.

Ha invece rimarcato come il limite fra ricerca pura e applicata sia ormai evanescente, citando il chip da appena 8 atomi che i laboratori Ibm sono riusciti di recente ad assemblare.

E ha soprattutto apprezzato il valore cruciale della “serietà del Territorio”, lamentando le altrove “difficili” condizioni per la Ricerca. L’appello a condizioni politiche “di contorno” meno penalizzanti è stato inequivocabile perché – ha detto Cinaglia – “regole e contesto efficienti sostengono in modo corretto e competitivo aziende sane come Engineering che dà lavoro a oltre 6.000 persone e ha margini operativi che sfiorano i 100 milioni di euro”. 

Il motto di Rise è “open Innovation Rooted in Research and Education”. Ce lo ricorda Fausto Giunchiglia (nella foto a sinistra), presidente di Trento Rise: “Estro, un grande laboratorio industriale a Trento, è sia punto d’arrivo del percorso iniziato con la qualifica a sesto polo europeo di Eit, sia di partenza, per creare nuova competitività e occupazione mirando all’innovazione ad alto valore aggiunto e alla centralità del Trentino in Italia ed in Europa”.

L’approccio è di investimenti e progetti congiunti tra pubblico e privato. Un esempio? Appalti di “pre-commercial procurement”, in cui impresa e pubblico co-investono in tematiche di interesse per il Territorio. Progetti “win-win”: vince l’università e la Ricerca che sperimenta le idee, vince il Territorio in occupazione e servizi, vince il privato con un vantaggio competitivo grazie alle tecnologie che saranno sul mercato dopo tre anni.

R

Redazione

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