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Digitalizzazione della PA? Eppur si muove

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Digitalizzazione della PA? Eppur si muove

14 Feb 2014

di Elisabetta Bevilacqua

L’Osservatorio Assinform dedicato alla PA segnala una riduzione di spesa, che però resta concentrata sulla manutenzione dell’esistente. Come mettere in atto una digitalizzazione come riforma dello stato annunciata dal presidente Letta? La maggior consapevolezza della politica ha prodotto leggi che vanno in questa direzione ma la cui realizzazione è ancora troppo lenta. Ne hanno discusso i responsabili dell’attuazione dell’Agenda digitale, come Francesco Caio, Agostino Ragosa, Domenico Casalino e politici amici del digitale come Linda Lanzillotta e Paolo Gentiloni

La spesa Ict complessiva della PA Centrale e Locale tra 2007 e 2013 si è ridotta a ritmi del -3% in media, con un’accelerazione negli ultimi 2 anni. Nel 2012 è diminuita del 4,3% raggiungendo i 5,422 miliardi di euro (54% a carico della Pac) al netto delle spese per il personale e dell’Iva. Lo evidenzia il 2° Osservatorio Assinform, Ict nella Pubblica Amministrazione, curato da NetConsulting e da Netics (per la focalizzazione sulla Sanità). Si tratta di un “effetto delle spending review e del patto di stabilità a livello locale, ma frutto anche dell’azione di razionalizzazione di Consip”, ha sostenuto Giancarlo Capitani, Presidente e Amministratore Delegato di NetConsulting. 

Agostino Ragosa, Direttore dell'Agenzia per l'Italia Digitale

La riduzione della spesa si potrebbe considerare un risultato positivo, ma analizzandone la composizione emerge che la maggior parte, soprattutto a livello locale, viene assorbita dalla manutenzione corrente, per infrastrutture hardware e software sempre più obsolete. “La spesa corrente effettiva, è di circa 10 miliardi per mantenere un sistema vecchio e frammentato”, ha ribadito Agostino Ragosa, direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale nel corso del dibattito seguito alla presentazione del rapporto. Anche se dunque la spesa decresce resta bassa la qualità e grande la frammentazione: quasi il 60% delle banche dati delle amministrazioni centrali non sono integrate fra loro né con quelle delle amministrazioni locali. 

Permangono pesanti i ritardi nell’attuazione Cad (Codice dell’amministrazione digitale) che presenta notevoli differenze territoriali e vede un Sud estremamente arretrato, nella fatturazione elettronica (attuata dal 16,3% dei Comuni e dall’11,1% delle Provincie) e nella conservazione sostitutiva attuata solo dal 31,8% dei Comuni, dal 22% delle Provincie e 11,5% dell’Amministrazione Centrale. Per quanto riguarda i servizi al cittadino, l’Italia figura al penultimo posto nella classifica Oecd per utilizzo effettivo, nonostante la grande maggioranza delle amministrazione dichiari di fornire servizi online.

Figura 1: La manutenzione corrente erode gli investimenti innovativi Fonte: Osservatorio PA Assinform 2013 – NetConsulting / Netics

È in questo contesto che va ad inserirsi l’azione del Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Francesco Caio, che nel suo intervento ha ribadito la scelta degli ormai noti tre progetti prioritari (identità elettronica per il cittadino, anagrafe digitale e fatturazione elettronica) con obiettivi e tempi di attuazione ben definiti da utilizzare come modelli da estendere ai futuri progetti e dato rassicurazioni sullo stato di avanzamento. 

 

I progetti prioritari in dirittura di arrivo, parola di Caio

Per l’identità digitale sarà avviata la sperimentazione in questi primi mesi dell’anno; la conclusione del progetto dell’anagrafe digitale è previsto nel 2015; mentre la fatturazione elettronica sarà operativa da giugno 2014. Ma il commento di Caio potrebbe preludere a uno spostamento della data. “C’è forte preoccupazione riguardo alla capacità delle aziende private di essere pronte nei tempi previsti. Esiste inoltre un forte divide Nord-Sud”, ha sottolineato. 

Lidia Lanzillotta, Vicepresidente del Senato

La scelta di partire da alcune priorità definite è stata valutata positivamente anche da Linda Lanzillotta, Vicepresidente del Senato: “Per superare una frammentazione istituzionale ormai insostenibile, valuto positiva la centralizzazione della governance per alcuni progetti di sistema, come identità e anagrafe digitali, fatturazione elettronica, interoperabilità”, ha detto, ricordando la necessità di una contabilità unica che eviti, come accaduto di recente, che lo Stato non sia in grado di stabilire la propria situazione debitoria nei confronti dei fornitori privati. “Eppure lo stato potrebbe farlo, grazie all’articolo 117 della Costituzione [che gli assegna competenza esclusiva di “coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale”, ndr]. Ma fino ad oggi ha subìto l’imposizione locale che ha portato a una gestione opaca dei bilanci”. 

 

Cresce la consapevolezza, ma troppo lenta l’execution

Eppure qualcosa sta cambiando, anche grazie alla crescente consapevolezza politica del contributo della digitalizzazione alla riforma della Stato. 

Lanzillotta ha sottolineato come anche nei piani del Commissario per la spending review, Carlo Cottarelli, si indentifichino gli obiettivi della realizzazione dell’Agenda Digitale per realizzare riduzione di spesa garantendo una maggior efficienza complessiva.

 

Paolo Gentiloni, Deputato Pd

“Mi ha colpito che il presidente del consiglio abbia affermato che la digitalizzazione è la riforma dello stato”, ha commentato Paolo Gentiloni, deputato Pd, aggiungendo: “Indica consapevolezza e una scelta strategica che finora ha prodotto diverse norme, la principale il decreto sviluppo 2.0 da cui sono nate norme importanti il cui stato di attuazione è ancora arretrato”.

“È inutile fare un decreto di urgenza se poi le norme attuative richiedono un anno per essere emanate – ha incalzato Lanzillotta – Le autonomie multilivello impongono norme gerarchiche; si segue dunque un approccio normativistico anziché organizzativo e manageriale, un meccanismo che rallenta la Pa e consente a tutte le resistenze politico-burocratiche di infilarsi negli interstizi bloccando di fatto il funzionamento del sistema”.

Domenico Casalino, Amministratore Delegato di Consip

Per realizzare l’obiettivo della pervasività del digitale svolgono un ruolo importante gli aggregatori della domanda come Consip, le centrali regionali di acquisto, le società It in-house delle pubbliche amministrazioni, che rappresentano un’opportunità di qualificazione della domanda da parte delle amministrazioni, ha sottolineato Domenico Casalino, amministratore delegato di Consip: “Fare una gara è un processo complesso e rappresenta uno dei principali ritardi nella realizzazione dei progetti: in Italia dal bando alla stipula passano in media 15 mesi mentre in Germania 7; noi dobbiamo lavorare su 700 articoli (fra norme contrattuali e attuative) mentre per la Germania ne bastano 80”, ha precisato Casalino ricordando che il modello basato sulle società It in house delle pubbliche amministrazioni come committente, pur non risolvendo la complessità delle procedure di gara, è il più efficiente nell’attivazione della domanda privata. È infatti l’unico in grado di proporre una domanda intelligente (che risponde cioè alle reali esigenze delle amministrazioni) sfidando il mercato sul terreno dell’innovazione. La società in house va però vista come interfaccia fra la domanda delle amministrazioni e l’offerta, non come erogatore di servizi.

Figura 2: Utilizzo del servizio online della Pa da parte dei cittadini. Paesi a confronto Fonte: OECD, Government at Glance 2013

“Va invece evitata la distorsione di uno stato imprenditore che, attraverso le società in house, eroga servizi It a imprese, cittadini e Pa, spesso in modo inefficiente, attività che ha penalizzato in passato l’industria Ict italiana e disincentivato quella internazionale”, ha aggiunto, concordando con la posizione di Lanzillotta che aveva sostenuto: “Nell’impossibilità di svolgere le funzioni anche per assenza delle professionalità necessarie e incapacità di cambiare rapidamente, le società in house dovrebbero diventare agenzie regionali, come snodo dell’agenzia nazionale per concentrare le richieste e fare da interfaccia fra domanda e offerta”. 

 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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