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Da XP a 7: tutt’altro che semplice

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Da XP a 7: tutt’altro che semplice

08 Giu 2010

di Nicoletta Boldrini

Grandissime aspettative su un sistema operativo che promette molto dal punto di vista delle prestazioni e delle funzionalità. Ma anche fortissima attenzione a un percorso di migrazione che appare tutt’altro che immediato e richiede un lavoro preparatorio “certosino”. Nella foto: Davide Salmistraro, direttore Windows Client Commercial.

“Non sarà facile, ci saranno progetti anche molto lunghi, della durata di anni, ed è bene che si lavori molto sulle fasi iniziali di analisi, simulazione e test prima del deployment vero e proprio”. Dichiarazione a “cuore aperto” quella di Davide Salmistraro, direttore Windows Client Commercial di Microsoft Italia, che ZeroUno ha intervistato per capire direttamente dal punto di vista del vendor quali criticità e problematiche sono connesse alla migrazione verso un sistema operativo che fa parlare di sé da diversi mesi.
Secondo la società di ricerca Gfk, sarebbero già 90 milioni i Pc con installato Windows 7; nel mondo retail i pc con sistemi operativi Microsoft (7, Vista e Xp) sono cresciuti del 24,2 % in volumi nell’ultimo anno (febbraio 2009-2010, pur calando dell’0,1% in valore), superando così 3 milioni di unità, e di questi ben il 74,7% ha Windows 7 a bordo. Questo significa che 3 Pc su 4 hanno preinstallato Seven e che si è innescato il processo di sostituzione di Xp nel comparto consumer, trainante per il mercato.
Il mondo enterprise non procede alla stessa velocità: il mercato professionale ha sofferto e risentito della crisi. “C’è stato un rallentamento del tasso di sostituzione dei Pc nelle aziende, da quasi 3 a 4 anni – precisa Salmistraro – e non ci attendiamo un 2010 sostanzialmente diverso; aspettative migliori, invece, a partire dal 2011”.
Secondo una stima della società americana Goldman Sachs, il 50% dei Cio entro il 2011 avrebbe intenzione di migrare il sistema operativo e Windows 7 rappresenta una buona opportunità perché può essere installato anche su hardware non di ultima generazione. Come evolveranno le quote di Xp, Vista e Seven nel mercato aziendale è ancora tutto da vedere, certo è che le attese sul nuovo sistema operativo sono altissime, sia per quanti passeranno da Xp a Seven, sia per coloro che hanno “sofferto” con un sistema operativo che non ha decisamente travolto il mercato come Vista.
“In Italia contiamo un 10% di aziende che ha adottato negli ultimi due anni Windows Vista (in Europa la percentuale è leggermente superiore e si attesta sul 13% circa) – precisa Salmistraro -. Siamo perciò un paese molto legato a Windows Xp con una base installata molto significativa. Il passaggio verso Windows 7 presenta dunque alcune criticità che non vanno sottovalutate, soprattutto in realtà molto grandi dove un progetto di migrazione del sistema operativo comporta una lunga serie di conseguenze che meritano la massima attenzione”.

Conoscere lo storico è fondamentale
“Come in tutti i progetti, sia It sia di business, la pianificazione deve cominciare con lo storico di ciò che c’è in casa – avverte Salmistraro – sia dal punto di vista applicativo sia dal lato dell’hardware e dei sistemi. Ovviamente ogni azienda è a sé e non esistono regole valide in assoluto per tutti. Tuttavia, è innegabile che per realtà di dimensioni piccole le criticità sono minori. Nelle piccole aziende le applicazioni “vitali” per il business sono limitate (a volte una sola, il gestionale Erp); le problematiche sono semmai più legate all’hardware a volte obsoleto e quindi con probabilità di ripercussione sulle prestazioni di un sistema operativo che, comunque, ha dimostrato di funzionare correttamente anche su macchine datate (di due/tre anni)”.
“Nelle piccole realtà ci aspettiamo, tra l’altro, che Windows 7 faccia anche da traino all’aggiornamento del parco hardware”, dice Salmistraro (e la prossima uscita di scena di Windows Xp, al termine del suo ciclo di vita, con data d’addio prevista per il 13 luglio, forza un po’ il programma, soprattutto laddove Xp è installato su sistemi vecchi di oltre cinque anni, ndr). “Il rallentamento dell’economia degli ultimi due anni ha frenato il ricambio generazionale delle macchine; Windows 7 è progettato per garantire massime prestazioni anche su sistemi non di ultima generazione; parliamo però di macchine di un paio d’anni, tre al massimo. Sistemi più datati hanno delle limitazioni che ovviamente incidono poi negativamente sul sistema operativo e, di conseguenza, sulle applicazioni”.
Ma se le criticità nel mondo delle piccole imprese sono di semplice soluzione (“basta” fare qualche investimento mirato a livello hardware laddove necessario), nelle grandi aziende il ciclo di vita della macchine è un problema marginale. “Qui entrano in gioco tematiche come l’incremento della produttività individuale, la compatibilità con le applicazioni vitali dell’azienda, la distribuzione e il controllo a livello centralizzato, la virtualizzazione che inizia ad avere un peso non solo nella parte server ma anche in ambito desktop”, precisa Salmistraro. “Diventa imprescindibile dunque, come si diceva, conoscere in dettaglio lo storico”.
Sapere esattamente com’è composto il parco applicativo, quali sono le relazioni con le infrastrutture sottostanti, quali sono le priorità progettuali, ecc. non è certo cosa facile. Parliamo di progetti che per grandi realtà possono significare un periodo di anni con investimenti ingenti e impiego di risorse e skill decisamente significativo.
“Come Microsoft offriamo sia direttamente sia attraverso partner qualificati tutta l’assistenza necessaria, naturalmente, ma è innegabile che parliamo di un cambio impattante su tutta l’organizzazione aziendale”, ammette Salmistraro. “Vanno identificati bene i percorsi, i tempi, i metodi e gli approcci. Serve un lavoro preparatorio ‘certosino’ che se ha normalmente un’importanza rilevante nei progetti It, nel percorso di migrazione a Seven, come dicevo, diventa pressoché inevitabile”.
E ciò non significa solo fare un assessment, ma disegnare in dettaglio ogni singolo step del percorso. “Vanno tracciati tutti i passaggi, anche il più piccolo”, sottolinea ancora Salmistraro.
“In questo scenario, mi sento di dire che è determinante (e discriminante sulla riuscita del progetto di migrazione) procedere con progetti di simulazione per identificare tutte le possibili conseguenze e agire in anticipo con test specifici sulle singole applicazioni”, conclude Salmistraro. “Doveroso, infine, identificare la metodologia di deployment che dovrà necessariamente proseguire per gradi partendo da singoli dipartimenti o funzioni a seconda delle esigenze e degli obiettivi aziendali”.
Insomma, grandi aspettative su un sistema operativo che promette molto ma anche grande attenzione. Lo dice la stessa Microsoft.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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