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Oltre i crediti di carbonio: la nuova frontiera della blockchain con i biodiversity tokens



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Con i biodiversity tokens si apre una nuova porta nella tutela della biodiversità, una delle sfide ambientali più urgenti e complesse del nostro tempo, da parte del tessuto aziendale globale.

Pubblicato il 7 giu 2024



crediti di carbonio

La biodiversità non solo contribuisce alla stabilità e alla resilienza degli ecosistemi naturali, ma è anche imprescindibile per il benessere umano dal momento che offre servizi ecosistemici come la purificazione dell’acqua, la fertilità del suolo e la regolazione del clima. Ma come tutelarla correttamente?

In questo contesto, il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (KMG-BF), adottato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) di Montréal nel 2022, è la pietra miliare per eccellenza nella definizione di strategie globali per la conservazione della biodiversità. “Da questo framework non si può prescindere nella valutazione delle strategie a disposizione delle aziende su questo fronte”, così riporta Briano Martinoni, Co-founder e Chief Commercial Officer di Green Future Project, la climate tech start-up e società Benefit che accompagna le aziende lungo il percorso di decarbonizzazione

Oltre i crediti di carbonio per tutelare la biodiversità: il nodo del gap finanziario

Il KMG-BF stabilisce obiettivi chiari e ambiziosi per il prossimo decennio, con l’intento di invertire la tendenza alla perdita di biodiversità e di promuovere la sua sostenibilità. Tra gli obiettivi principali del framework vi sono la protezione di almeno il 30% delle terre e degli oceani del mondo entro il 2030, la riduzione dell’inquinamento e delle specie invasive, e l’incremento del finanziamento per la conservazione della natura.

“In questo scenario di impegni globali, uno degli ostacoli più significativi nella protezione della biodiversità è rappresentato dal gap finanziario, ossia la discrepanza tra le risorse finanziarie disponibili e quelle necessarie per attuare efficacemente le misure di conservazione” sottolinea Martinoni.Le stime indicano che per raggiungere gli obiettivi globali di biodiversità, come quelli stabiliti dal Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, sarebbero necessari investimenti annuali dell’ordine di centinaia di miliardi di dollari. “Tuttavia, i finanziamenti attuali sono notevolmente inferiori a questa cifra, creando un divario critico che mette a rischio la conservazione degli ecosistemi e delle specie”.

Oltre i crediti di carbonio: gli investimenti privati

Fra i principali fattori che alimentano il gap finanziario per la biodiversità, a fianco delle più ampie questioni di sottostima e mancanza di risorse, c’è una generale mancanza di coinvolgimento del settore privato, il cui contributo risulta di conseguenza limitato.

Per andare oltre questo ostacolo serve “creare incentivi, il che potrebbe rivelarsi un’efficace fonte di stimolo agli investimenti nella biodiversità” indica Martinoni: dai meccanismi di mercato, come i biodiversity credits, sino alle partnership pubblico-privato, sono svariate le leve che possono risultare efficaci. Il tutto mentre la sperimentazione di strumenti finanziari innovativi, come i green bond e i fondi di investimento sostenibile, potrebbero attrarre nuovi flussi di capitali verso la conservazione della biodiversità.

Perché superare il mercato dei crediti di carbonio

La più tradizionale forma di partecipazione delle imprese alla lotta contro il cambiamento climatico, al di là dei singoli impegni di decarbonizzazione, si racchiude nel mercato dei crediti di carbonio, un approccio che si basa principalmente sull’assorbimento della CO2 equivalente (CO2e).

Generati attraverso progetti – certificati e verificati – che riducono, evitano o rimuovono emissioni di CO2e dall’atmosfera (vedi riforestazione, conservazione delle foreste, l’energia rinnovabile, l’efficienza energetica e le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio), i crediti di carbonio possono essere scambiati in mercati volontari o regolamentati.

Nei mercati volontari, le aziende e gli individui acquistano crediti per compensare le proprie emissioni, spesso come parte di impegni di sostenibilità aziendale o responsabilità sociale. Nei mercati regolamentati, come il Sistema di Scambio delle Emissioni dell’Unione Europea (EU ETS), i crediti vengono utilizzati per conformarsi a obblighi legali di riduzione delle emissioni.

“Molti progetti di crediti di carbonio, come la riforestazione e la conservazione delle foreste, offrono co-benefici significativi, tra cui la tutela della biodiversità, la conservazione delle risorse idriche e il miglioramento dei mezzi di sussistenza delle comunità locali. Tuttavia, per massimizzare l’efficacia e integrità di questi strumenti sono necessari un quadro normativo robusto, standard di verifica rigorosi e un impegno continuo a ridurre le emissioni alla fonte. Ed è qui che il capitolo crediti di carbonio affronta le sfide più critiche” commenta Martinoni di Green Future Project.

Oggi esiste però un’alternativa ai tradizionali strumenti di finanziamento per la conservazione della biodiversità: una soluzione digitale che non si basa più sull’assorbimento di CO2e, ma che rappresenta un valore legato alla tutela e al ripristino degli ecosistemi naturali. Sono i biodiversity tokens, asset digitali che utilizzano la tecnologia blockchain e su cui un’azienda può investire per valorizzare la sua strategia di sostenibilità ambientale.

“Questa è un’opzione dall’alto potenziale” riporta Martinoni. “Attraverso la creazione di un mercato digitale per la biodiversità, infatti, i biodiversity tokens possono mobilitare risorse significative e coinvolgere un’ampia gamma di stakeholder nella protezione del patrimonio naturale”.

Il ciclo di vita dei biodiversity tokens

Ma di cosa parliamo nel concreto? I biodiversity tokens offronoun sistema trasparente e tracciabile per promuovere e finanziare progetti di tutela ambientale.

“I tokens di biodiversità sono assegnati, in un numero prefissato, a un progetto specifico e sono denominati in base allo stock di carbonio corrispondente a un singolo ettaro di foresta tropicale. L’asset viene poi misurato in termini di carbonio, ma il token corrisponde a un ettaro specifico di foresta protetta e alla biodiversità in esso contenuta” spiega Briano Martinoni.

Individui, aziende e organizzazioni possono acquistare tokens di biodiversità attraverso piattaforme di scambio basate su blockchain. I fondi raccolti sono destinati a progetti di conservazione forestale, che sono a loro volta monitorati e verificati da enti indipendenti per garantire il raggiungimento degli obiettivi di conservazione. Questo processo di verifica assicura che i tokens rappresentino effettivamente risultati di conservazione reali e misurabili.

“Tutte le transazioni e le attività relative ai tokens di biodiversità sono registrate sulla blockchain di Solana, garantendo massima trasparenza e tracciabilità. Senza dimenticare che acquirenti e detentori di tokens possono monitorare l’impatto dei loro investimenti in tempo reale tramite immagini satellitari”, commenta Martinoni, che aggiunge: “l’uso della tecnologia blockchain comporta anche un sistema di royalties che, nel momento in cui il credito viene scambiato più volte prima del suo ritiro, garantisce una fonte di reddito aggiuntiva per il progetto. Questo migliora lo schema attuale dei crediti di carbonio tradizionali, che non fornisce nessun riconoscimento ulteriore al progetto in caso di futuri scambi del credito”.

Il ruolo del partner

Green Future Project – che offre alle aziende la possibilità di investire in alcuni tra i più efficaci progetti ambientali mondiali, tracciando e monitorando l’impatto del loro investimento in tempo reale attraverso una dashboard personalizzata – si propone come partner per le imprese per raggiungere i loro obiettivi di decarbonizzazione con l’acquisto di crediti di carbonio certificati e tokens di biodiversità.

Investendo, ad esempio, nella conservazione di ettari di foresta tropicale – secondo l’equivalenza 1 tokens=1 ettaro – le imprese hanno piena garanzia che ogni tokens venga registrato, tracciato e sia unico per merito della tecnologia blockchain. Ogni ettaro viene poi monitorato utilizzando un’apposita tecnologia satellitare, mentre la biodiversità viene quantificata con telecamere e soundscaping.

Per le aziende aderenti si tratta di un’opzione dai benefici significativi. Oltre alla semplice adesione a iniziative di sostenibilità, infatti, il modello dei biodiversity tokens offre la possibilitàdi partecipazione a progetti di conservazione della biodiversità, con cui le imprese possono migliorare la loro reputazione, garantire trasparenza e tracciabilità, mitigare rischi ambientali, coinvolgere le comunità locali e, non da ultimo, stimolare l’innovazione.

“Attraverso l’acquisto di un token – conclude Martinoni – si ottengono tutti i benefici ad esso legati: la protezione della foresta, la conservazione del carbonio e la tutela della biodiversità lì presente. Il tutto in un percorso che fa leva sulla tecnologia satellitare, con cui è possibile tenere sotto controllo gli indicatori chiave per il successo del progetto, e sulla costruzione di una comunicazione cristallina, a tutto vantaggio delle comunità locali e degli stakeholder aziendali”.

Un approccio integrato e tecnologicamente avanzato alla conservazione ambientale, dunque, che rappresenta un’opportunità alternativa e interessante per contribuire alla protezione del pianeta senza scendere a compromessi sugli obiettivi di crescita e sostenibilità.

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