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L’ignoranza informatica costa 205 milioni di euro alla PA locale

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L’ignoranza informatica costa 205 milioni di euro alla PA locale

17 Mag 2011

di ZeroUno

Il dato emerge dalla ricerca “Il costo dell’ignoranza informatica nella Pubblica Amministrazione Locale” realizzata da Aica (Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) e SDA Bocconi. La ricerca riguarda la PA locale in senso stretto: regioni, provincie, comuni, comunità montane e unioni di comuni; un mondo in cui lavorano circa 600.000 dipendenti: si è dimostrato che una formazione adeguata migliorerebbe la produttività del 12%.

Aica ha presentato oggi i risultati della ricerca “Il costo dell’ignoranza informatica nella Pubblica Amministrazione Locale”, condotta in collaborazione con la Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi. Dalla ricerca è emerso che, in media, chi lavora nella PA locale adopera il computer per il 69% del proprio tempo lavorativo, ma denuncia anche una perdita di tempo lavorativo di 47 minuti alla settimana, dovuto a problemi nell’utilizzo dello strumento informatico. Questa improduttività si traduce in un costo annuo, per addetto, attorno ai 1000 euro. In base a quanto dichiarato dagli utenti intervistati, un terzo di questa perdita di tempo va direttamente attribuita ad una scarsa conoscenza informatica, mentre il restante tempo deriva da problemi nei sistemi Ict.
Confrontando questo valore con il costo medio di un dipedente della PA locale, la perdita di tempo per ignoranza informatica equivale a un costo di tempo improduttivo pari a 346 euro all’anno per dipendente. Moltiplicando tale dato per il numero dei dipendenti, si scopre che il costo complessivo equivale ogni anno ad oltre 205 milioni di euro.
“Da sempre Aica mette l’accento sull’importanza di tenere al centro dell’attenzione la questione delle competenze informatiche e della riduzione del gap digitale” ha dichiarato Rodolfo Zich, Presidente di Aica. “Quando si decide di investire in Ict spesso si pensa che mettere a disposizione strumenti basti a migliorare le performance e la produttività del lavoro, senza porsi il problema della formazione di chi li dovrè utilizzare. Nel tempo le scarse competenze impediscono di sfruttare appieno i vantaggi della tecnologia, se non addirittura creano ostacoli. Sapere quali sono le reali capacità informatiche, fare formazione, è essenziale, così come affidarsi per questo a modelli certificati e standardizzati in grado di assicurare una conoscenza uniforme. Questo può dare alti ritorni anche con piccoli investimenti, come dimostrato”.

Il ritorno della formazione: 2,2 miliardi di euro di potenziale aumento di produttività nella PA locale
Si è voluto misurare, con un test empirico, l’effetto della formazione informatica sulla produttività dell’utente. Sono stati sottoposti ad un corso di formazione di base (propedeutico a Ecdl) oltre un centinaio di dipendenti pubblici di varie amministrazioni locali. Dopo il corso si è misurato un aumento del livello delle conoscenze del 23% in termini assoluti, e un aumento di produttività (riduzione del tempo impiegato per svolgere il proprio compito) del 12%.
In termini economici si è stimato come il valore dell’aumento di produttività sia di circa 3.900 € l’anno per ogni soggetto. Estrapolando i risultati all’intero comparto si può calcolare che un piano di formazione su tutti gli utenti informatici potrebbe generare un aumento di produttività di ben 2,2 miliardi di euro l’anno nella Pubblica Amministrazione locale; un ritorno significativo, specie se confrontato con l’investimento richiesto per un corso di formazione.
“Queste stime devono fare riflettere” ha commentato il prof. Camussone, di SDA Bocconi.” La PA, nel suo insieme, dà lavoro al 14,6% dei lavoratori italiani, e con questo studio si dimostra l’impatto che può avere un incremento della produttività. La PA locale, in particolare, è il soggetto più vicino a tutti noi, le sue efficienze o inefficienze influenzano la vita quotidiana e le attività delle aziende: pertanto la sua capacità di innovarsi con le tecnologie rappresenta una opportunità per i cittadini e un volano per le imprese”.

Un secondo problema: errori di progettazione e aggiornamento dei sistemi informatici
Analizzando le chiamate all’help desk in alcuni grandi enti pubblici locali, si è scoperto che circa un 40% delle chiamate deriva da ignoranza dell’utenza, ma solo 17% delle chiamate ha come origine guasti nelle infrastrutture. Il 26% dei problemi segnalati sono imputabili a comportamenti degli specialisti, che non hanno correttamente progettato l’infrastruttura o ne hanno trascurato l’aggiornamento. Ne consegue che il problema non è solo relativo al lato utente, ma bisogna fare fronte alla impreparazione degli specialisti, prevedendo un’adeguata formazione. Se si considera che i problemi nei sistemi Ict si riflettono non solo sull’operatività individuale ma anche sull’organizzazione nel suo complesso, è evidente che la connessione fra sviluppo delle competenze degli utenti e sviluppo delle competenze degli specialisti può produrre un circolo virtuoso in grado di moltiplicare ulteriormente la produttività.
“Le amministrazioni devono sapere quali competenze hanno al proprio interno e saper definire i bisogni rispetto alla gestione dei sistemi, così da poter individuare i fornitori o le risorse interne utili” ha commentato il Presidente di AICA. “Anche in questo caso, la certificazione delle competenze secondo modelli riconosciuti e standardizzati è una scelta corretta: in Europa esiste lo standard Eucip, che definisce 22 profili professionali del mondo dell’It, dall’amministratore di sistemi al responsabile della sicurezza, fino ai profili di alta managerialità necessari negli enti di maggiori dimensioni”.

Per ulteriori informazioni visitare il sito: http://www.aicanet.it

ZeroUno

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