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Digital skills, il gap tra aziende e atenei

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Digital skills, il gap tra aziende e atenei

Cresce la domanda di specialisti Ict da parte delle imprese, ma dalle università italiane i laureati escono con il contagocce: una survey dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT in Italia, mostra il divario e propone soluzioni

17 Dic 2018

di Giuseppe Aliverti

Mind the gap, o il futuro digitale del Bel Paese finirà per inciampare.

In anni di grande transizione per tutto il sistema Italia, nel mercato del lavoro, alla rapida crescita della domanda da parte delle aziende di specialisti ICT preparati, dinamici e creativi non corrisponde un’espansione altrettanto veloce della disponibilità di laureati in grado di offrire competenze e skills all’altezza delle necessità e delle esigenze. È il quadro che emerge dalla quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT in Italia (Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia) con il supporto di Cfmt, Confcommercio, Confindustria e il patrocinio di Miur e Agid.

“Presso le nuove generazioni di nativi digitali – ha sintetizzato Franco Patini, Presidente di Aica Lazio, nell’introdurre l’Osservatorio – il ‘mestiere’ dell’informatico sta perdendo gran parte dell’appeal di cui godeva ancora fino a un decennio fa. Anche negli istituti superiori si fa fatica a riempire le aule. Eppure, ora più che mai, si tratta di un mestiere unico e indispensabile, oltre che molto richiesto. Senza queste professionalità e senza una formazione adeguata, non si fa trasformazione digitale: né nelle aziende, né nella pubblica amministrazione”.

Servirebbe quasi il 60% di laureati in più

Secondo le stime dell’Osservatorio (disegnate su due differenti scenari economici, uno più conservativo e uno più espansivo), per il 2018 il fabbisogno di laureati ICT per le aziende sarebbe compreso fra i 12.800 e i 20.500. (figura 1).

Grafico che rappresenta La stima del fabbisogno di professioni ICT
Figura 1 – La stima del fabbisogno di professioni ICT – fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

Ma i corsi universitari dovrebbero laurearne poco più di 8.500: un divario che arriva quindi al 58%. La situazione cambia per i diplomati: nel loro caso, la richiesta delle aziende sarebbe compresa fra i 7.900 e i 12.600 ingressi, mentre il numero di studenti usciti dagli istituti superiori oscilla fra i 3.400 e gli 8.100 (27%) in più rispetto alla domanda.


Nel 2017 i laureati ICT hanno toccato le 7.700 unità, in lievissima crescita rispetto al 2016, mentre sono calati gli specialisti in Informatica e Ingegneria Informatica, con 4.460 neolaureati. (figura 2)

Grafico che rappresenta Il gap tra domanda e offerta di professioni ICT
Figura 2 – Il gap tra domanda e offerta di professioni ICT – fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

Dopo gli anni ruggenti a cavallo del Duemila, insomma, le lauree ICT sembrano aver perso un po’ di attrattività presso i ragazzi delle scuole superiori, per cui l’andamento delle immatricolazioni appare piuttosto oscillante: crescono ancora, ma in misura ridotta (+3,5% contro il +9% nel 2016).
Per di più, le percentuali di abbandono restano elevate: si laurea solo il 40% degli immatricolati nelle triennali, come già nel 2016. A complicare lo scenario c’è anche la discordanza dei trend delle immatricolazioni nei corsi accademici ICT nelle quattro maggiori aree geografiche: Nord-Ovest, Nord-Est e Sud crescono al ritmo del +6% e le isole addirittura del +13%, mentre diminuisce il Centro (-9,2%).
E continua a rimanere molto bassa l’incidenza femminile anche per le immatricolazioni: circa il 19% contro il 53% nella media di tutti i corsi.

Il crescendo della domanda

Sul fronte della domanda, si assiste invece a un vero e proprio crescendo: l’aumento degli annunci web per le professioni ICT prosegue ed emerge inoltre la ricerca di profili nuovi. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio, sono 64.000 gli annunci pubblicati in rete nel 2017: un numero più che raddoppiato negli ultimi quattro anni, con un incremento del +7% rispetto al 2016. E le stime per il triennio 2018-2020 rincarano la dose: fino a 88.000 nuovi posti di lavoro specializzati in ICT.
Con un tasso di crescita del +19% sul 2016 e un’incidenza di annunci sul web pari al 49%, gli Sviluppatori figurano al primo posto nella graduatoria dei ruoli più ricercati, seguiti dai consulenti ICT, richiesti in un annuncio su sei.
In progressione è anche la quota delle nuove professioni connaturate alla trasformazione digitale: come il Service Development Manager, il Big Data Specialist e il Cyber security Officer (figura 3).

Grafico che rappresenta Le professioni ICT più richieste nel 2017
Figura 3 – Le professioni ICT più richieste nel 2017 – fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

A livello geografico, l’incremento più consistente degli annunci web si riscontra nel Nord-Ovest (soprattutto in Lombardia) con una quota della domanda pari al 48% del totale Italia: in quest’area i livelli di richiesta per i Big Data Specialist e i Service Development Manager raggiungono il 60% (figura 4).

Grafico che rappresenta Le professioni ICT per area geografica
Figura 4 – Le professioni ICT per area geografica – fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

Insieme all’ICT, è il settore dei servizi a detenere la quota maggiore (20%) della domanda di professionisti per la trasformazione digitale: i più richiesti sono l’ICT Operation Manager (56%), il Digital Media Specialist (53%) e l’ICT Consultant (45%) (figura 5).
In parallelo all’aumento della domanda, anche le retribuzioni 2017 dei profili IT risultano in crescita: nelle aziende di informatica ed elettronica i quadri registrano un aumento medio del +4,3% e i dirigenti del +6,0%. Nelle aziende di Consulenza e Servizi ICT le retribuzioni degli impiegati salgono in media del +2,5%, mentre quelle dei Dirigenti del +1,9% e dei Quadri del +1,8%.

Grafico che rappresenta le professioni ICT per settore economico
Figura 5 – Le professioni ICT per settore economico – fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

Un mix originale per digital e soft skills

In base al Digital Skill Rate (un indicatore per misurare la pervasività delle competenze digitali utilizzato dall’Osservatorio) la rilevanza di tali conoscenze applicative è in media del 48% per le professioni ICT e del 14% per le professioni non ICT. Più in dettaglio, il Digital Skill Rate varia tra il 30% e il 51% per quasi tutte le professioni ICT, ma supera il 51% nel caso di funzioni più squisitamente tecniche come Database Administrator, Developer, Systems Analyst e Technical e Network Specialist (figura 6).

Grafico che rappresenta il Digital Skill rate per professione ICT
Figura 6 – Il Digital Skill Rate per professione ICT – fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

Diverso è il discorso per le Soft Skill (definibili come le competenze trasversali utili per mettere in relazione più diretta il mondo dell’informatica con le altre funzioni esistenti all’interno dell’azienda), che assumono une crescente rilevanza in tutte le professioni: in media, per le professioni ICT il soft skill rate si attesta al 28%, mentre raggiunge il 35% per le professioni non ICT.
Secondo le stime dell’Osservatorio, le punte di maggiore rilevanza delle soft skill (tra il 38% e il 51%) si rilevano per ICT operations manager, account manager, ICT consultant, project manager, cyber security officer e business analyst.

Quattro gli ambiti strategici su cui lavorare

Quali sono allora gli interventi da mettere in campo per riallineare la domanda delle aziende e l’offerta di competenze e professioni ICT?
Secondo l’Osservatorio, va innescato al più presto un circolo virtuoso di politiche per la formazione e il lavoro delle nuove professioni ICT, lavorando di concerto in quattro direzioni strategiche:

  1. L’aumento di laureati e di esperti informatici con competenze avanzate va perseguito puntando sulla fidelizzazione degli studenti ICT e rafforzando l’attrattività delle lauree e dei diplomi superiori ICT. Va ridotta la dispersione degli studenti ICT nel passaggio da scuola secondaria a università (e, successivamente, nel completamento dei percorsi accademici) e va avvicinato un numero maggiore di studenti dai diplomi non ICT verso i percorsi di studio ICT.
  2. I percorsi di studio ICT vanno rinnovati e riqualificati. Le professioni ICT più richieste sono contraddistinte da un mix articolato di conoscenze tecnologiche a rapida obsolescenza e di competenze sempre più avanzate per governare strategicamente i cambiamenti. Acquisire questo mix di skill tecnologiche, manageriali e soft in tempi rapidi richiede accesso a percorsi di studio più innovativi (anche con tecniche di autoapprendimento) nonché una continua esperienza sul campo.
  3. Vanno potenziati sia l’aggiornamento permanente che la riconversione professionale. Nel mercato del lavoro si assiste a una richiesta di informatici concentrati nelle fasce di età più giovani, mentre aumenta la disoccupazione nelle fasce di età sopra i 35: un fenomeno da bloccare con una maggiore cultura dell’aggiornamento permanente, soprattutto attraverso canali di autoapprendimento, già ampiamente utilizzati nelle economie più digitalmente avanzate
  4. Servono nuovi modelli di contatto e interazione tra domanda e offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT. Tra aziende, scuola/università e ricerca vanno aumentate la circolazione di informazioni e le occasioni di cooperazione, in modo da avvicinare e coinvolgere la domanda nelle iniziative di sviluppo e attrazione dei talenti digitali a diversi livelli.

Giuseppe Aliverti

Giornalista

Giornalista professionista dal 1991, è entrato nel mondo dei computer nel 1983 per colpa di un Commodore 64. Da allora non ha smesso di smanettare su tastiere e mouse per occuparsi degli universi paralleli del marketing, delle indagini e rilevazioni dei consumi nel mass market e delle nuove frontiere dell'economia, della produzione industriale e della comunicazione digitale.

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