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Cio & Vendor: condivisione della visione

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Cio & Vendor: condivisione della visione

07 Nov 2013

di Nicoletta Boldrini

La capacità innovativa, come abbiamo visto, è demandata sempre più spesso a società di ricerca e consulenza esterne, con il rischio che si possa in qualche modo ‘frenare’ la capacità di innescare processi innovativi dall’interno, su cui si costruisce il vero valore differenziale di un’azienda sul mercato.

“L’innovazione è molto soggettiva dal punto di vista aziendale – fa notare Dario Scrosoppi, Corporate Center Ict di Assicurazioni Generali -; di fatto, significa introdurre qualcosa di nuovo che non c’è in azienda e genera valore per essa (ma ciò potrebbe non essere affatto innovativo in senso assoluto). Per riuscire concretamente a prendere questa via, Cio e vendor dovrebbero ‘cambiare rotta’ e intraprendere un percorso di vera condivisione, che oggi manca, e che consenta di lavorare su una visione comune profittevole per entrambi”.
Sulla ‘scarsa visione’ dei vendor, Gianluca Giovannetti, Direttore Sistemi Informativi, Organizzazione e Attuazione Strategica di Amadori, ritiene invece si tratti di una ‘falsa accusa’: “Non è vero che manca la vision, anzi, forse i vendor sono gli unici ad avere una capacità di analisi dei fenomeni a lungo raggio; ciò che forse risulta più complesso è l’execution, ossia la capacità di ‘tradurre’ tale vision rispetto alle esigenze aziendali. Ma è una strada che va costruita con la collaborazione e la reciproca fiducia”.
“La visione rappresenta, di fatto, la strategia grazie alla quale attivare un percorso di efficienza e innovazione”, interviene Giorgio Bongiorno, Delegato in Italia di Finaki. “Ma, se come abbiamo visto, l’innovazione deve partire dalla trasformazione Ict per supportare cambiamenti strutturali di business, ‘visione’ deve diventare ‘condivisione’ con i vendor, che dovrebbero rivedere le proprie strategie verso un approccio più collaborativo, condividendo con le imprese obiettivi, sfide ma anche il valore dell’Ict, ossia intraprendendo percorsi di innovazione comuni, profittevoli per entrambe le parti”.

Condividere il rischio e far percepire il valore
Uno dei suggerimenti presentati da Scrosoppi per identificare gli strumenti utili ad avviare questo percorso di condivisione riguarda il “collegamento tra innovazione e rischio, in modo che il progetto produca valore per tutti, ma con un rischio bilanciato da entrambe le parti. Introdurre innovazione significa avviare un progetto ad alto rischio – spiega Scrosoppi -, nel senso che il risultato è molto incerto. Una premessa simile potrebbe disincentivare i decisori di business quando non si è in grado di far emergere, oltre al rischio, il valore. Bisognerebbe allora creare tavoli comuni di dialogo all’interno delle aziende, in modo che sia il vendor stesso ad aiutare il Cio a trasferire il valore del progetto verso altri interlocutori aziendali”.

Figura 1: Autovalutazione dei Cio circa il proprio ruolo. I compiti e il ruolo del Cio in un contesto di trasformazione crescono in misura esponenziale in modo correlato alla dinamica diffusiva dell’Ict nelle aziende e negli enti pubblici. Tuttavia, la capacità di far percepire il ‘valore’ dell’Ict in azienda non è ancora molto alta. Fonte: web survey Finaki-ZeroUno-NetConsulting – maggio 2013 – campione 72 aziende

Una riflessione che trova conferma da alcuni dati emersi dalle due web survey realizzate a maggio in preparazione alle Tavole Rotonde e al Convegno Finaki 2013: i Cio interpellati giudicano la loro capacità di far percepire il ‘valore’ dell’Ict in azienda ancora medio-bassa (figura 1).
“L’ideale sarebbe poter diffondere un modello di misurazione dei risultati progettuali che non sia tarato solo su profili economici ma sulla capacità, della tecnologia e del progetto di innovazione ad essa connesso, di incrementare la produttività, l’efficienza, il profitto dell’azienda”, sottolinea Marco Romagnoli, Corporate Account Manager di Citrix Systems Italy. “La maggior parte della capacità innovativa dei grandi vendor Ict deriva dalle possibilità di investimento della casa madre (figura 2): un vantaggio enorme sul fronte della capacità di investimento, ma con qualche difficoltà poi sulla declinazione della vision a livello locale, che è invece quella fondamentale per far percepire il valore dell’innovazione, in generale, e del progetto Ict, in particolare”.

Come misurare l’innovazione?

Figura 2: Canali utilizzati dai vendor per introdurre innovazione presso i propri clienti L’obiezione dei Cio, che sostengono che vi sia una perdita progressiva di competenze di elevato livello da parte dei vendor necessaria per supportare progetti innovativi, sembra trovare conferma nelle risposte di questi ultimi che veicolano l’innovazione principalmente attraverso la casa madre.
Fonte: web survey Finaki-ZeroUno-NetConsulting – maggio 2013 – campione 72 aziende

“Bisognerebbe spostare la valutazione di un progetto dai classici concetti del Tco e del Roi al Tvi, Total Value of Investment – suggerisce Annamaria Di Ruscio, Direttore Generale e partner di NetConsulting -; un approccio completamente diverso che focalizza l’attenzione sul valore complessivo dell’investimento, dove ‘valore’ non è la quantità di denaro necessaria per la realizzazione del progetto/percorso ma il suo impatto sull’organizzazione”.
“Il vero problema è creare valore attraverso l’innovazione e misurare poi tale valore”, commenta Francesco Castanò, Cio del Dipartimento del Tesoro, Ministero dell’Economia e delle Finanze. “Innovare significa anche riorientare la spesa Ict verso progetti che generino un valore (sempre misurabile) per il business”.
Aggiunge ‘il fattore tempo’ come metro di valutazione del valore dell’innovazione Antonio Marotta, Lead Corporate Account Manager di Citrix Systems Italy: “Perché si produca valore sul fronte della produttività e della competitività è fondamentale realizzare i progetti nei tempi in cui l’innovazione tecnologica cresce e matura; realizzare ‘ex novo’ un progetto per fornire agli agenti di vendita strumenti di supporto in mobilità fra 4 anni, non è innovazione. Potrà essere un progetto in grado di accelerare i processi anche fra 4 anni, ma sul piano della forza e del differenziale competitivo, non sarà affatto innovativo”.

Pa: basta con la gara al prezzo più basso

Figura 3: Avvenimenti che, nelle aziende della PA, avranno maggiore impatto sull’Ict. Nonostante la razionalizzazione della spesa pubblica sia al primo posto tra le priorità di business della Pa con maggior impatto sul fronte Ict, l’Agenda Digitale sta creando, se non ancora conseguenze immediate, una serie di aspettative per le significative ricadute che avrà sull’Ict centrale e locale.
Fonte: web survey Finaki-ZeroUno-NetConsulting – maggio 2013 – campione 72 aziende

Un’interessante evoluzione del dibattito legato alle criticità insite nel rapporto tra Cio e vendor si trova quando le aziende in questione sono pubbliche, alle prese con una pressante politica di spending review ma, al tempo stesso, impegnate in importanti progetti di valore per il Paese come l’Agenda Digitale (figura 3). E proprio in virtù di quest’ultimo aspetto, dai rappresentati della Pa non sono mancate proposte concrete di azione che vedono l’intento, per esempio, di spostare la modalità di procurement dalla ‘gara’ (gara pubblica o gara competitiva nei contesti privati) al ‘dialogo preliminare’ per focalizzare l’oggetto delle richieste/proposte su idee e contenuto, non sul prezzo (pre-commercial procurement, first procurement, ecc.).
“Nel nostro caso – porta ad esempio Antonio Samaritani, Cio di Regione Lombardia – stiamo cercando di rivedere il processo di valutazione delle gare d’appalto focalizzando l’attenzione sul valore complessivo del servizio, non tanto inteso come prezzo economico (la cui incidenza vorremmo non superasse la soglia del 30% nella valutazione), quando piuttosto sulla sua capacità di produrre valore per noi. Un impegno ambizioso, perché questo tipo di valutazione richiede capacità di analisi completamente differenti rispetto alle competenze attualmente a disposizione”.
E parla di ‘first procurement’ Castanò spiegando come “le aziende del settore pubblico dovrebbero lanciare gare di appalto sulle idee per rispondere a un’esigenza e non sulla soluzione; quella può venire anche dopo”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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