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CIO, il difficile arriva adesso

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CIO, il difficile arriva adesso

25 Giu 2008

di Stefano Uberti Foppa

Uno studio internazionale del Center for Cio Leadership individua i “milestone” che contraddistingueranno la nuova figura del Cio nei prossimi anni. Le sfide? Aprire l’azienda, attraverso l’Ict, a una maggiore collaborazione esterna ma anche sapere diffondere nelle Line of Business un efficace utilizzo della tecnologia ai fini del business. Entrati negli Executive team delle imprese, ora viene il momento per i Cio di riuscire a supportare efficacemente organizzazione e competitività d’impresaIl Center for Cio Leadership è un organismo che raggruppa executive leader ed esperti internazionali (ha quindi una base di partecipazione mondiale) con l’obiettivo di migliorare l’utilizzo delle tecnologie Ict finalizzate alla creazione di valore per il business nonché di contribuire all’evoluzione professionale della figura del Cio. Annualmente il Center realizza un’accurata indagine a livello mondiale (i cui risultati ci sono stati inoltrati da Ibm, tra i partner fondativi del Centro) per capire le tendenze di utilizzo dell’Ict e il percorso evolutivo del Cio. Lo scorso anno, in collaborazione con l’Harvard Business School e il Mit Sloan Center for Information Systems Research (Cisr) l’indagine ha riguardato 175 Cio tra le principali imprese distribuite a livello mondiale.
La prima cosa importante che emerge dalla ricerca è la certezza di un passaggio: quello del Cio come figura di riferimento per il supporto all’innovazione del business. Un passaggio non scontato. Infatti, lo scorso anno i Cio avevano dichiarato che il livello executive delle proprie imprese, quello del senior management, faticava non poco a comprendere le potenzialità di cambiamento e innovazione insite nella tecnologia e soprattutto non apprezzava più di tanto il contributo che il Cio potesse dare a supporto del business. La ricerca 2007 afferma invece con chiarezza il cambiamento avvenuto: il senior management riconosce ormai alla tecnologia Ict un ruolo centrale nel processo di innovazione e di vantaggio competitivo e come primo risultato di questa evoluzione culturale del top management ecco che le risposte indicano un crescente numero di Cio entrare a far parte degli executive teams, sedendosi quindi ai “tavoli decisionali”, giocando un ruolo centrale e attivo nelle decisioni strategiche di business. L’80% dei Cio ha infatti risposto di essere una figura del senior leadership team, con il 69% che segnala “significativi coinvolgimenti” nei processi decisionali (vedi figura 1).

 

Figura 1. Fonte: Center for CIO leadership – Ricerca 2007 (cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)


Focus Cio: Ict verso l’esterno e verso le Lob
Lo studio sintetizza anche i punti cardine attorno ai quali, secondo le risposte, si focalizzeranno le principali iniziative dei Cio nel prossimo periodo e che rappresenteranno quindi elementi di pressione nel cambiamento delle proprie caratteristiche professionali.
Per primo, dicono le risposte, l’obiettivo sarà quello di estendere il miglioramento delle performance di impresa, ottenuto anche grazie ad una maggiore efficienza derivata da un utilizzo diffuso di Ict, all’esterno dell’impresa stessa, coinvolgendo i partner aziendali per una reale espansione di mercato. Oggi solo il 10% delle risposte afferma di applicare in modo esteso l’IT per migliorare le capacità di prestazioni e l’interazione con i propri partner. Sarà questa, nel futuro immediato, un’area di profonda attenzione (e investimento) considerando che proprio da una recente indagine Ibm (Global Ceo Study) si affermava l’indispensabile ruolo della collaborazione esterna con partner e clienti quale fonte preziosa di idee innovative, al di là dell’attività strutturata di ricerca e sviluppo interna. Le “external relationships” subiranno senz’altro un accelerazione in termini di investimenti, anche alla luce del diffondersi di soluzioni di communication e collaboration che rientrano oggi sotto il grande cappello del social networking, fenomeno che le aziende stanno guardando con attenzione (e sperimentandone modelli e tecnologie) verso un obiettivo di Enterprise 2.0 che prevede un’impresa partecipativa, trasparente e collaborativa con le diverse comunità che contribuiscono/condizionano il modo di essere dell’impresa sul mercato.
Secondo punto: si dovrà affrontare la carenza di competenze IT riuscendo a sviluppare, al contrario, un IT staff di alto livello. Si tratta di un aspetto da non sottovalutare anche se, sottolinea lo studio, è una preoccupazione che emerge forte, dalle risposte soprattutto nell’area degli Stati Uniti e Canada, legata all’elevato numero di baby boomers (generazione di persone nate subito dopo la Seconda Guerra mondiale) che hanno sviluppato una profonda esperienza IT e che oggi sono alla soglia della pensione.
Infine, terzo e molto complesso aspetto da affrontare, riguarda la capacità di estendere la collaborazione che attualmente i Cio stanno costruendo con gli executive teams anche alle linee di business (Lob) della propria azienda. E questo è senz’altro uno dei compiti più difficili. L’interazione, i modelli di relazione, gli impatti sulla struttura IT che deve saper recepire le diverse istanze e trasformarle, all’interno della propria organizzazione, in risposte che siano efficaci (e utilizzate) dagli utenti, non è davvero cosa facile, rileva il rapporto. Questa evoluzione, che potrà portare l’IT a dare un reale contributo di innovazione sui modelli, prodotti e servizi di impresa, passa necessariamente dalla capacità del Cio e delle sue persone di diventare “profondi conoscitori” dei processi di business. La sfida sarà quindi quella di saper individuare i processi core dell’azienda e aggiungervi valore attraverso l’erogazione di servizi IT pensati in funzione di una reale dialettica con gli stakeholder presenti nelle Lob.
Il compito non è facile. La ricerca rileva infatti come i Cio considerino le interazioni con le Lob un fattore molto importante ma al contempo mostrano alcuni dubbi sulla qualità attuale di queste interazioni. Il 53% delle risposte considera la necessità di promuovere un’efficace collaborazione tra IT e Lob come la più alta priorità. Certo solo il 15% afferma l’esistenza di una collaborazione estremamente efficace già oggi con le Lob, mentre circa un terzo (23%) fornisce una risposta di valore nella media o poco al di sotto di essa (vedi figura 2).

Figura 2. Fonte: Center for CIO leadership – Ricerca 2007 (cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)


Si tratta di un punto molto delicato. La pervasività dell’IT passa infatti attraverso la piena accettazione e utilizzo delle Lob (e dei partner) della tecnologia IT, se a questa si vuole effettivamente riconoscere il ruolo di driver dell’innovazione. I risultati dell’indagine, peraltro, confermano una tendenza forte: se nell’inchiesta del 2006 l’84% delle risposte ribadiva una impostazione soprattutto di tipo culturale (“la tecnologia sta significativamente cambiando il settore e le imprese ma la nostra azienda non ha ancora identificato le leve giuste per avvantaggiarsi da questo potenziale di innovazione”), nel 2007 le risposte confermano invece che questo potenziale di trasformazione dell’Ict ha penetrato molti ambiti dell’attività di business delle imprese (vedi figura 3). L’IT  è utilizzato il modo esteso per “migliorare l’efficienza dei processi”, mentre una seconda grande area di applicazione emersa riguarda il “miglioramento della qualità nella gestione delle informazioni interne all’azienda”, confermando una tendenza che va emergendo da alcuni anni legata alla necessità di disporre di strumenti e soluzioni di business intelligence che dai livelli più bassi di controllo e reporting arrivino fino alla gestione delle performance aziendali (Business performance management).

 

Figura 3. Fonte: Center for CIO leadership – Ricerca 2007 (cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)


Sviluppare necessariamente “softer skills”
Ma il Cio, l’abbiamo detto, è una professione che sta ampliando il proprio orizzonte di riferimento, per estendersi anche alla gestione di quegli “intangibles” che se adeguatamente gestiti possono portare grandi benefici alla propria azione. Ecco allora che lo studio rileva l’aumento di importanza dell’attenzione a “softer skills”, compreso lo sviluppo di competenze legate alla “gestione del cambiamento” (change management) e ad una “sensibilità politica” (political savvy), un buon senso, che viene descritto come la capacità del Cio di saper effettivamente capire gli altri nella loro attività lavorativa ed usare questa conoscenza e sensibilità per influenzare gli atteggiamenti delle persone in un modo che sia efficace ai fini degli obiettivi organizzativi dell’azienda (nonché per la propria capacità di gestire le persone). (vedi figure 4 e 5).

 

Figura 4. Fonte: Center for CIO leadership – Ricerca 2007 (cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Figura 5. Fonte: Center for CIO leadership – Ricerca 2007 (cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)


In conclusione non va scordato un aspetto importante ma di difficile soluzione: la misurabilità. Come rilevare il livello di contribuzione dell’Ict all’innovazione del business dell’impresa è un elemento di forte criticità. Solo un terzo dei rispondenti all’indagine crede che l’IT performance sia ampiamente e chiaramente misurabile utilizzando metriche ben definite e condivise. Per tutti gli altri l’IT è un “sistema linfatico”, vitale per lo sviluppo dell’azienda ma la cui misurabilità e impatto sull’organizzazione e sulle persone è sempre un problema rilevare. E’ però importante constatare come questi studi finalizzati a dare una fotografia di un fenomeno – il ruolo del Cio e il suo rapporto con la tecnologia e il business –  in costante evoluzione, certifichino ormai, anno su anno, un cambiamento culturale importante nella considerazione della tecnologia e delle persone che la gestiscono in azienda (il Cio in primis), verso un ruolo sempre più integrato con l’attività e l’organizzazione di impresa. Probabilmente anche a causa di un quadro economico complesso, che richiede risposte rapide ed efficaci, aumenta la sensibilità nei confronti della tecnologia. Ma un altro elemento di sensibilizzazione verso l’Ict deriva dall’evoluzione stessa della società e del mondo, che vede in un utilizzo diffuso della tecnologia una delle leve attraverso le quali aumentare la conoscenza, la collaborazione tra persone, imprese, culture; insomma, tutto ciò sta ridefinendo un ruolo dell’IT come elemento primario di supporto al cambiamento e all’innovazione del business rispetto al quale il Cio non può, non deve e probabilmente non vuole nemmeno sottrarsi. Il tema è: “essere artefice del cambiamento oppure farsene sopraffare”.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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