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AdottUP: per un modello italiano di nuova imprenditoria

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AdottUP: per un modello italiano di nuova imprenditoria

10 Set 2014

di Elisabetta Bevilacqua

Lo ha proposto il presidente di piccola industria di Confindustria, in occasione degli Stati Generali dell’ecosistema startup, presentando il progetto di adozione di una giovane impresa da parte di un’azienda matura che otterrebbe così un’iniezione di innovazione e contribuirebbe al tempo stesso a contenere l’alta mortalità che caratterizza la prima fase di vita delle startup: un nuovo modello di imprenditorialità

 “Invece di pensare solo a incubare le startup, dobbiamo pensare di portare le nuove imprese al loro mercato di destinazione”, sostiene Alberto Baban, Presidente di Piccola Industria di Confindustria. In un Paese come l’Italia, dove sono presenti poco più di 3mila grandi imprese, contro 3,5 milioni di piccolissime (con meno di 5 dipendenti) e 230mila medie imprese, quello della dimensione delle aziende è un vero problema in termini di capacità di innovazione e di essere competitivi.

Alberto Baban, Presidente di Piccola Industria di Confindustria

“La scarsa capacità di investimento e di managerializzazione si traduce nella difficoltà ad agganciare mercati distanti: le piccole imprese o si affermano in micro-nicchie o restano ingabbiate nei confini nazionali e muoiono per asfissia come conseguenza del calo dei consumi locali”, dice, proponendo di costruire l’ecosistema di business italiano iniettando le startup nel sistema imprenditoriale che c’è già. “250mila imprenditori sono pronti per accogliere le startup; la premessa è però un’accelerazione mentale e la creazione di una situazione di convenienza, per queste imprese, da parte del governo”, aggiunge.
Per queste ragioni Confindustria, ha lanciato il programma AdottUP, operativo dall’aprile 2013, per monitorare le startup che si presentano, formare quelle valutate interessanti e metterle in una vetrina per stimolare le aziende ad adottarle.
“Siamo figli dei distretti che hanno generato spin-off dal dopoguerra in poi. I grandissimi casi di successo erano aziende create da dipendenti capofabbrica che avevano voglia di rischiare; si sono messi in proprio restando nella stessa filiera e spesso hanno superato la casa madre – ricorda – Oggi è il momento dello spin-in: i distretti non ci sono più, ma ci sono ecosistemi, filiere, nicchie; e l’Italia non può e non vuole permettersi la grande mortalità delle nuove imprese che riscontriamo oggi”.
I due sistemi, quello delle imprese tradizionali e quello delle startup, messi insieme, possono sviluppare grandi potenzialità. Confindustria propone un patto fra imprese mature e nuove realtà che, evidenziando la difficoltà di fare impresa in Italia, consenta alle giovani aziende di poter contare sulle imprese esistenti: “Queste ne avranno grandi vantaggi importando innovazione a basso costo, ma aiuteranno al tempo stesso le nuove imprese, riducendone anche la mortalità”, dice Baban.
Nell’ambito del progetto AdottUp, le nuove imprese che si propongono, dopo una prima valutazione, vengono “messe in vetrina” in modo che le imprese di Confindustria possano indentificare la startup da adottare. Sul sito di Confindustria sono presenti tutti i dettagli.
 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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