Tierra sceglie l’iperconvergenza per digitalizzare l’agrifood con agilità | ZeroUno

Tierra sceglie l’iperconvergenza per digitalizzare l’agrifood con agilità

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Tierra sceglie l’iperconvergenza per digitalizzare l’agrifood con agilità

Semplicità, velocità e risparmio di tempo, anche nella fase di configurazione e di adozione di competenze per la gestione: questi sono i vantaggi più immediati dell’iperconvergenza che però in breve tempo riesce anche a portare ad una considerevole diminuzione dei costi nascosti e ad una maggiore agilità nello sviluppo di nuove applicazioni e progetti scalabili. Grazie a questa soluzione, un’azienda come Tierra Telematics è pronta ad affrontare al meglio le sfide del mercato in cui opera, quello delle soluzioni IoT per l’agrifood, che nel 2020 ha registrato una significativa crescita del 17%.

06 Lug 2021

di Marta Abba'

La sua mission è digitalizzare le aziende supportandole nella realizzazione di un’agricoltura sostenibile e redditizia e Tierra Telematics, per continuare a farlo con la massima agilità possibile accogliendo le nuove sfide di un mercato in piena evoluzione e che nemmeno la pandemia ha rallentato, ha già compiuto anni fa la scelta giusta: l’iperconvergenza. Accogliendo la proposta del suo fornitore “storico” Elmec, l’azienda torinese oggi si trova a disposizione in casa, in pochi clic, un cloud senza necessità di competenze tecniche e specifiche.

Tierra Telematics, pronta per le nuove sfide dell’Agricoltura 4.0

Nata nel 2008, da una joint venture tra Topcon Positioning Systems e Divitech, Tierra Telematics oggi conta un team di circa un centinaio di persone e si occupa di telematica principalmente legata a macchine per il movimento terra o agricole. “I nostri clienti hanno la necessità di controllare i propri mezzi sul campo, ad esempio i trattori, per sapere quanti ne hanno a disposizione, come stanno operando e se hanno bisogno di manutenzione – spiega Devis Caliò, Infrastructure and Technical Operation Manager di Tierra – attraverso dei dispositivi IoT da noi progettati e installati sui veicoli, raccogliamo i dati spesso attraverso il CanBus e li trasmettiamo tramite connessione cellulare ad un server dove un software li rende disponibili ai clienti. L’agricoltore, acquistando il nostro servizio, accede ad un portale in cui può monitorare tutte le informazioni che desidera sui propri mezzi ed eventualmente utilizzarli per fare analisi e statistiche”.

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Devis Caliò, Infrastructure and Technical Operation Manager di Tierra

Le soluzioni come quelle proposte da Tierra, per il monitoraggio e il controllo di mezzi e attrezzature agricole, sono proprio quelle che nel mercato dell’Agricoltura 4.0 attirano più investimenti (36%) a quanto emerso dalla ricerca elaborata dall’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia. Analizzando il panorama dell’IoT, questa volta grazie all’Osservatorio Internet of Things 2021, si nota che il comparto con la crescita più significativa nel 2020 è la Smart Agricolture (140 milioni di euro, +17%) sempre trainata dalla medesima tipologia di soluzioni.

Ci si trova di fronte ad una doppia conferma di quanto il contesto in cui Tierra opera richieda e richiederà anche in futuro agilità ed efficienza per rispondere alle esigenze crescenti di un settore agricolo sempre più digitalizzato. Ciò significa ritrovarsi a dover gestire in modo progressivamente più efficiente una mole di dati e informazioni in continuo aumento e la sua scelta di puntare sull’iperconvergenza, compiuta nel 2018, in tempi non sospetti, si rivela vincente perché è un approccio che garantisce un servizio completo e facile, con un’interfaccia intuitiva per l’utente.

Data Center in a box e un software intelligente: ecco l’iperconvergenza

Dopo aver utilizzato con successo gli storage tradizionali, Tierra desiderava trovare un’alternativa che garantisse la stessa efficacia ma senza una forte complessità di gestione per ogni espansione dell’infrastruttura. “Il nostro software prima girava su macchine hardware poste in un data center a Torino, la parte computazionale era affidata a dei server mentre la parte di storage era affidata ad altre macchine dedicate, queste due componenti erano collegate e si scambiavano i dati. Non c’erano delle particolari criticità in questo tipo di infrastruttura che è in alcuni casi ancora utilizzata – spiega Caliò – abbiamo però accolto con piacere la proposta di Elmec Informatica di passare ad una infrastruttura iperconvergente per acquisire maggiore agilità e autonomia ed è proprio quello che è successo quando hanno costruito per noi un ambiente virtualizzato completo senza alcuna necessità di conoscenze tecniche o di impegno per la sua configurazione”.

“Il concetto di iperconvergenza può essere sintetizzato con quello di data center in a box – spiega Mattia Ballerio, Business Developer di Elmec Informatica – tutte le componenti strutturali logiche di un data center moderno, server, storage, network, protocolli e software di virtualizzazione collassano in una appliance modulare governato da un unico software intelligente che gestisce tutti gli aspetti, compresa la ridondanza dello storage, rendendo ogni macchina virtuale in grado di resistere a un guasto del sistema e garantendo quindi alta affidabilità”.

Mattia Ballerio, Business Developer di Elmec Informatica

L’apparato fisico dedicato, storage, di Tierra “è stato quindi virtualizzato, o meglio softwarizzato” e, grazie alle soluzioni iperconvergenti si è creato un insieme di risorse condivise di elaborazione e archiviazione, progettate per un consumo conveniente e massima affidabilità. Si è passati ad una logica di piattaforme a servizio presso il proprio data center come per esempio container, VDI, object storage e file services.

L’iperconvergenza di cui oggi Tierra sta sperimentando i vantaggi, può essere considerata un ulteriore raffinamento del concetto di infrastruttura convergente in cui già si intravvedevano i benefici di questo tipo di approccio. In quel caso però all’azienda veniva consegnato un insieme preconfigurato di hardware e software in un singolo chassis per minimizzare i problemi di compatibilità fra differenti componenti e semplificare la gestione delle infrastrutture stesse. La maggiore integrazione che caratterizza l’iperconvergenza permette di avere tutto ciò che serve a una sala server o a un data center in un unico appliance, gestito con un solo software e con supporto erogato da un unico fornitore. È immediatamente evidente l’aumento della semplicità d’uso, ma l’esperienza di Tierra mostra che esistono anche molti altri vantaggi.

Semplicità e velocità: l’iperconvergenza libera tempo e risorse

L’automatizzazione e la standardizzazione di tutti i processi, insite nel passaggio all’iperconvergenza, “hanno semplificato e velocizzato il nostro lavoro – racconta Caliò Ad esempio, il tempo per la creazione e l’esportazione di una partizione viene abbattuto dai 30 minuti necessari con uno storage on premise a 1 minuto attraverso lo storage virtualizzato”. La maggiore fruibilità è certamente uno dei vantaggi più immediatamente evidenti, già dalla fase di configurazione iniziale che non richiede la presenza di tecnici specializzati. “Prima bisognava sistemare le diverse macchine, configurarle, connetterle e verificare che si parlassero tra loro, con iperconvergenza i server hanno tutto al loro interno, li si collega allo switch e la soluzione è pronta. Gli ultimi li abbiamo montati senza l’aiuto di Elmec mentre prima abbiamo sempre dovuto chiedere supporto esterno, soprattutto per essere certi di ottenere le prestazioni massime dalle macchine”.

Anche il passaggio successivo, quello della “curva di apprendimento” rivela i vantaggi del nuovo approccio scelto perché l’utilizzo del data center in a box e del software intelligente non richiede competenza tecniche specifiche. “Il passaggio all’iperconvergenza dura poco, è una migrazione indolore” confessa Caliò sottolineando anche la facilità d’uso nel day by day, una facilità uso che si traduce in un significativo vantaggio quantificato da Tierra come un risparmio del 20% nei tempi di gestione dell’infrastruttura informatica. A proposito di risparmio, c’è anche quello economico che emerge in un secondo tempo perché riguarda i costi nascosti. “In termini di investimento puro front end del cliente, tra approccio tradizionale e iperconvergente non c’è grande differenza anzi costa forse di più il secondo ma il vero beneficio in termini economici riguarda i costi di operations che vengono giustificati da operation più smart da portare avanti nel day bay day – spiega Ballerio di Elmec – è naturale che, interfacciandomi solo con un software di gestione della mia infrastruttura, qualsiasi attività e intervento risulti più facile e veloce da portare avanti rispetto ad una situazione in cui si ha a che fare con un hardware fisico”.

Sviluppo più rapido e sicuro garantito da un approccio software oriented

Oltre alla promessa, mantenuta, di una maggiore agilità, quello che caratterizza e che più spinge sul mercato le soluzioni di iperconvergenza secondo Ballerio è “la loro natura software oriented che le porta ad evolvere facilmente, ottenendo nuove features e nuovi miglioramenti senza dover mettere mano all’hardware e né compiere passaggi complessi. Mi slego dal concetto di apparato fisico e sono più agile”. Si tratta di una caratteristica che rende questo tipo di soluzioni adatte non solo alle aziende che cercano semplicità ma anche a quelle che mirano a crescere, sviluppare la propria offerta e presentarla sul mercato tenendo alta la qualità ma allo stesso tempo mostrando una buona reattività rispetto ai bisogni colti dagli utenti.

“L’iperconvergenza ci permette poi di testare e modificare le applicazioni per i nostri clienti utilizzando i container, quindi in modo virtualizzato, ad una velocità tripla rispetto al passato” racconta Caliò aggiungendo ulteriori vantaggi sempre relativi allo sviluppo delle applicazioni di Tierra che tra l’altro avviene su un cloud pubblico, in un data center privato oppure su un PC, senza dover necessariamente riavviare – a ogni aggiornamento – il server dove l’applicazione risiede.

C’è anche un tema di sicurezza importante, per prima cosa perché ogni modifica viene eseguita, testata e messa in produzione automaticamente partendo dal codice generato sul pc dallo sviluppatore, passando poi per il repository dove vengono mantenute tutte le versioni di controllo. Se lo sviluppo non va a buon fine, quindi, è possibile fare un rollback e tornare alla versione precedente dell’applicazione. In seconda battuta va sottolineata anche, come fa Ballerion la minimizzazione dei rischi legati alle migrazioni: “tendenzialmente sono attività da eseguire in modo oculato e poterle fare con una facilità d’uso evoluta e anche in tempi ristretti, fa sì che si abbatta la probabilità di riscontrare problemi”.

I sistemi di virtualizzazione iperconvergenti non solo permettono alle aziende, in maniera semplice e sicura, di avere applicazioni che non si fermano mai, spendendo lo stretto necessario, ma si dimostrano in grado di seguirle nel loro processo di crescita. “Sono soluzioni duttili e malleabili, adatte anche a chi deve scalare perché la modularità di un data center in a box fa sì che basti aggiungere un altro pezzo dello stesso e il gioco è fatto. Il software intelligente è in grado di gestire in autonomia la scalabilità, ogni volta che serve”. Dando risposta ad ogni possibile obiettivo delle aziende, che sia di sviluppo di nuove applicazioni o del loro intero business, non stupisce sapere che il mercato dell’iperconvergenza, secondo la stima di MarketsAndMarkets, aumenterà di circa il 33% anno su anno, partendo dai 4.1 miliardi di dollari del 2018 per arrivare ai 17.1 miliardi del 2023.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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