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Ibm: oltre Cognos verso l’Information management

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Ibm: oltre Cognos verso l’Information management

01 Lug 2008

di Stefano Uberti Foppa

L’acquisizione di Cognos riempie un vuoto nell’offerta Ibm in area Business Intelligence. Dando nuova linfa e organicità a quell’enorme potenziale di business rappresentato dalla vasta offerta di soluzioni Ibm che vanno sotto il cappello di Information Management. Ora il problema si sposta sui modelli di go-to-market

DEN HAAG (L’Aja) – Probabilmente sono valide entrambe le cose: da un lato una sempre crescente complessità competitiva induce  le aziende ad una maggiore attenzione nella fase di valutazione e di scelta delle proprie strategie, cercando di evitare decisioni che se non opportune, o peggio ancora errate, possono portare gravi problemi sul mercato. Dall’altro lato il continuo aumento di dati disponibili (generati dalle applicazioni aziendali e anche dalla continua apertura dell’azienda a Internet e ai diversi tipi di device mobili con cui sempre maggiori persone lavorano) sta creando un pericoloso overload informativo nel quale rischiano di perdersi anche le informazioni più preziose. In entrambi i casi, quasi sempre presenti contemporaneamente nella vita delle aziende, la capacità di analizzare i dati per ottenere informazioni utili al business, distribuendole in relazione alle diverse esigenze e tipologie di utenti aziendali, sta diventando l’elemento strategico e centrale per dare valore ai servizi e ai prodotti proposti dall’impresa sul mercato.
Non è un caso se dopo anni di crescita, in termini di investimenti effettuati dagli utenti in tecnologie di business intelligence, ancora oggi Gartner preveda un tasso di crescita medio nel periodo 2006-2011 dell’8,6%.
E non è neppure un caso se il 2007 si è chiuso come l’anno di maggiore turbolenza per il settore della business intelligence. In luglio Oracle ha completato l’acquisizione di Hyperion (di cui a livello di sinergie organizzative e tecnologiche ancor poco, in realtà, si è saputo); Sap, in Ottobre ha annunciato l’acquisizione di Business Objects (di cui, sempre a livello di strategia, si è saputo ancor meno); Ibm, a novembre 2007, ha annunciato l’acquisizione di Cognos (la quale ha accettato di essere acquisita mentre lei stessa stava completando l’acquisizione di Applix e della sua tecnologia Olap), chiusasi formalmente lo scorso gennaio, operazione che va a colmare una evidente lacuna della società di Armonk nelle soluzioni di business intelligence e performance management, dando nuova linfa, visibilità e maggiore organicità a quell’enorme potenziale di business rappresentato dalla vasta offerta di soluzioni Ibm che vanno sotto il cappello di Information Management. Si tratta di tecnologie di data management, content management, information integration, Warehousing and management e che trovano oggi sbocco e ulteriore coerenza nella complementarietà con il “cappello” dell’analisi, rappresentata appunto dalle soluzioni di business intelligence e performance management (scorecard e dashboard, reporting, analytics, planning, forecasting and budgeting) dell’acquisita Cognos (oggi “an Ibm company”).
E va dato atto a Ibm dello sforzo di comunicazione di strategia che la società ha compiuto presso i propri clienti e business partner organizzando lo scorso giugno a Den Haag, vicino ad Amsterdam, un evento Emea di una settimana dedicato all’information on demand (e alla business intelligence con l’integrazione di Cognos) con annunci, analisi di prodotti e di strategie, dibattiti e presentazioni varie dinnanzi a circa 2000 persone, con decine di sessioni parallele di approfondimento.
A parte alcuni annunci di prodotto, peraltro significativi, (vedi riquadro) a noi spetta il compito, non semplice in verità (per l’ampia articolazione dell’offerta) di analizzare la vision e la strategia della società in quest’area. Per questo abbiamo ascoltato presentazioni e incontrato alcuni executives Ibm che stanno cercando di trasferire ai propri clienti e al canale distributivo un disegno organico che proprio per la numerosità delle tecnologie coinvolte e per le differenti modalità di go-to-market di una realtà complessa come Ibm, non sarà semplice spingere sul mercato.

COSTRUIRE LA STRADA PER LA BUSINESS OPTIMIZATION
Il concetto base su cui tutti e tre i manager che abbiamo incontrato, Ambuj Goyal (nella foto a destra) General Manager, Information Management Software, Ibm Software Group,  Mychelle Mollot (nella foto a sinistra), Vice President of market strategy di Cognos ed Enrico Durango, Director Information Management, Ibm software Group Italia hanno insistito è il seguente: primo, serve aiutare le aziende ad elevare la gestione delle informazioni ad un livello superiore, quello che riesce a dare valore al business, riducendo al contempo la complessità. Dalla prospettiva dell’impresa utente, questo significa partire dalla soluzione di intelligence di cui si pensa di avere bisogno (leggi progetti di data warehousing, soluzioni di performance management, di enterprise content management, applicazioni di Crm, data quality e quant’altro, per la quale è stato stanziato un budget) avendo però chiaro il ruolo strategico che in azienda può avere una gestione globale delle informazioni ai fini del business. E inserire logicamente questo progetto da cui si parte in quel “disegno di intelligent enterprise” complessivo che nel tempo, quando ci sarà il budget disponibile e le condizioni, consentirà all’azienda di fare un altro passo avanti nella fruibilità delle informazioni (in qualsiasi area serva operare per poter gestire in modo efficace i dati strutturati e non strutturati). Non si tratta, dalla prospettiva di Ibm, di semplice cross selling (certamente anche questo), ma di saper portare avanti con gli utenti una strategia di crescita del ruolo delle informazioni in impresa come asset fondamentale del business. “Partendo – precisa Goyal – da un nostro punto fermo: nel rapporto con i clienti la nostra azione è orientata esclusivamente alla soluzione del problema. Non vogliamo predefinire nulla, non vogliamo operare attraverso schemi di offerta teorici”.
Secondo punto: solo Ibm, sostengono con convinzione i tre manager, dispone oggi di un’offerta di tecnologie e di soluzioni nelle diverse aree dell’information management che possono essere considerate il vero backend robusto per consentire un reale percorso verso una Knowledge enterprise. “l’estensione del nostro portfolio di tecnologie e soluzioni, sviluppate per diversi segmenti di mercato, relative a data integration, Etl, meta data management, data quality, data warehousing, text mining, enterprise content management ed ora, con Cognos, alla business intelligence e al performance management ci consente, e solo a noi, di proporci sul mercato con una robustezza, una  copertura funzionale e servizi in grado di poterci affiancare all’utente sostenendo i suoi percorsi di innovazione verso una business optimization che si realizza attraverso un nuovo livello di gestione delle informazioni aziendali” afferma Durango (nella foto a destra). E quello dei diversi ruoli, diversi ma in partnership, tra utenti e Ibm è un punto su cui anche Goyal si è soffermato non poco perché, ha tenuto a precisare: “La capacità di innovazione è nelle mani del cliente, non nostre. E’ lui che conosce bene il suo mercato e il tipo di risposte che deve dare. Noi dobbiamo sostenere e facilitare una visione di integrazione per aumentare il livello strategico delle informazioni come elementi di ottimizzazione del business”. E Mychelle Mollot rafforza il concetto: “Il tema della gestione delle informazioni in azienda è molto complesso. Diversi sono infatti gli ‘entry point’ dai quali un’azienda parte per affrontare questa problematica. Per ognuno di questi ambiti Ibm riesce a dare una risposta profonda, in termini di soluzioni articolate di Information Management, all’interno di un disegno organico che vede le informazioni come asset primario per il supporto al business. In questa direzione sempre maggiore importanza avrà la capacità di saper integrare la business intelligence all’interno dei processi consolidati dell’impresa; per farla diventare parte integrante dei processi stessi”.

EDUCARE I PARTNER A PROGETTI DI VALORE
Ma la vita e’ dura! E ci hanno pensato subito due utenti, peraltro entusiasti della business intelligence, una banca tedesca ed un ente governativo inglese a ricordarci la difficile realtà quotidiana: “Puntiamo a sviluppare soluzioni di business intelligence per dare servizi di Crm ai nostri clienti, ma il Roi è sicuramente a lungo termine e per questo serve una sponsorship da parte dei Ceo che spesso tarda ad arrivare”. E ancora: “C’è una grande potenzialità nell’utilizzare le informazioni in modo proattivo per sviluppare il business, ma bisogna saper motivare e coinvolgere gli utenti ad utilizzare le informazioni: siamo pieni di informazioni, ma spesso non vengono per nulla usate”. Intanto spesso i progetti di business intelligence soffrono della stessa “sindrome dei silos” che ha colpito moltissimi progetti It oggi presenti nelle aziende. Mentre lo scenario, in termini di overload informativo, non promette nulla di buono: “La maggior parte delle informazioni che le aziende utilizzeranno nei prossimi anni per gestire il business saranno informazioni destrutturate” ha detto Lee Roberts, General Manager, Ibm Enterprise Content Management, Ibm software Group guardando il problema dalla prospettiva della gestione dei contenuti. Senza dimenticare l’ondata 2.0 in arrivo, che spinge verso quella che Gartner definisce la “consumerizzazione” dell’informazione, cioè il fatto che gli utenti stanno incominciando ad aumentare la consapevolezza di un utilizzo e di una gestione delle informazioni secondo la loro convenienza individuale. Tutto ciò porta a validare il concetto delle informazioni come asset strategico, da saper inquadrare, però, in un indispensabile progetto organico di impresa.
Grande lavoro, da questo punto di vista, Ibm dovrà riuscire a portare avanti con i propri partner “educandoli maggiormente – dice Goyal – alla realizzazione di progetti di valore. Servono percorsi di crescita di competenze e di approcci che vanno dalle conoscenze ormai consolidate su Db2 a concetti più sfumati ma ad alto impatto come l’information management”. Serviranno, aggiungiamo noi, non solo percorsi culturali, ma strumenti finanziari, formativi e di business partnership con quelle realtà di canale in grado di “portare il verbo” delle soluzioni integrate di intelligence presso ogni tipo e dimensione di impresa. E non sarà facile.
Ma Ibm, da un punto di vista tecnologico e di business model ritiene oggi di avere in mano le carte giuste da giocare. Gli altri big player possono dire altrettanto?

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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