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I Big Data e la “rivoluzione culturale”

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I Big Data e la “rivoluzione culturale”

02 Lug 2014

di Nicoletta Boldrini

Il tema portante della nona edizione del Sas Forum Italy è il Big Bang dei dati, capaci di produrre informazioni e conoscenza per creare innovazione. Non senza qualche ‘rivoluzione culturale’.

MILANO – Mobilità, Real-time, sicurezza e cloud, applicati ai più svariati ambiti, dall’Energy al Finance, passando per la Ricerca, il Marketing e il Social. Sono questi gli elementi cardine attorno cui ruota il ‘Big Data Bang’, cioè, nella visione di Sas, una cultura degli Analytics che sta rivoluzionando il modo stesso di fare business e che ha fatto da fil rouge alla nona edizione dell’evento annuale aziendale, il Sas Forum Italy. Ad aprire i lavori è stata Emanuela Sferco, Marketing Director South East Europe Region, la quale ha esordito affermando che “l’analisi dei dati trasforma il business”, oggi più che mai. L’intuizione umana e le capacità imprenditoriali che hanno ‘concesso’ grandi scoperte e sviluppato nuovi mercati sono innegabili ma oggi, dice Sferco, “le tecnologie di High Performance Analytics permettono di rivelare i codici nascosti della conoscenza”.

Emanuela Sferco, Marketing Director South East Europe Region di Sas

Conoscenza che “genera valore solo se crea cultura ed è condivisa”, spiega Marco Icardi, Vice President South East Europe Region, nel suo intervento, citando il Big Bang e come ogni teoria e scoperta “necessiti di essere verificata”. Oggi i dati per effettuare queste ‘verifiche’ e consentire alle aziende di innovare e competere meglio sul mercato esistono; il problema è riuscire ad analizzarli e interpretarli. “Come Sas vogliamo portare innovazione e conoscenza alla portata di tutti e in ogni settore; vogliamo essere il capofila di una community che aggrega competenze e tecnologie per l’innovazione”, ha sottolineato il numero uno di Sas Italia. E per dimostrare come, sul palco si sono alternate una serie di testimonianze dirette.
Particolarmente significativa quella di Alberto Di Meglio, Cto di Cern Openlab: “Il Cern è forse il più grande laboratorio al mondo dove lavorano più di dieci mila scienziati provenienti da sessanta paesi. Il Large Hadron Collider (Lhc) è il più potente acceleratore di particelle costruito dall’uomo attorno al quale operano numerosi ‘detectors’ (microscopi speciali che pesano diverse migliaia di tonnellate) che generano milioni di dati (decine di petabyte prodotti ogni anno) impossibili da analizzare, gestire e archiviare con i metodi e le tecnologie tradizionali: eppure, è proprio nei dati che risiede il valore della ricerca. Nessuna scoperta sarà possibile senza la capacità di conservare e analizzare questi dati e senza capire cosa contengono”.

Marco Icardi, Vice President South East Europe Region di Sas

La sfida riguarda certamente l’evoluzione tecnologica, ma non si esaurisce qui. “Un sistema intelligente di reporting è utile per comprendere i fenomeni di business ma anche per indirizzarli”, commenta Valerio Cencig della Direzione Centrale Pianificazione e Controllo di Intesa Sanpaolo. “Il report è un punto di partenza, non di arrivo”.
Parla di ‘cultura del dato’ Roberto Monachino, Cfo Head di UniCredit Group: “La cultura del dato deve aumentare e diventare pervasiva nell’azienda perché la ‘costruzione dell’informazione’ è fondamentale per estrarne conoscenza. Un dato che arriva in ritardo rispetto al processo di business non produce informazioni ed è quindi inutile”.
Lezione sul concetto di innovazione, invece, da parte di Tomás R. Blázquez, Head of Ict Application Development and Maintenance – Global Ict di Enel Group, secondo il quale l’innovazione non è solo un fatto tecnologico, ma culturale; presuppone un nuovo modo di pensare la realtà: “Utilizzare i big data per fare innovazione significa sfruttare i dati per fare meglio qualcosa, oppure per fare qualcosa che prima non si faceva”. Insomma, anche a livello culturale, serve un bel Big Bang.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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