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Ibm Software Group: il middleware protagonista della ripresa

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Ibm Software Group: il middleware protagonista della ripresa

18 Mar 2011

di Rinaldo Marcandalli

Il software, e nello specifico il middleware, è sempre più centrale alla strategia Ibm. Steve Smith, Vp Software Group Ibm Italia, fa il punto a partire dalle strategie per il 2011, fino ai piani di acquisizioni e di ricerca e sviluppo per un valore di venti miliardi di dollari in un quinquennio

Chi meglio di Steve Smith, da un anno e mezzo Vp Software Group Ibm Italia, da sette nel Software Group (è stato tra l’altro a capo dello sviluppo di WebSphere), può fare il punto sulla strategia Ibm nel software, da una prospettiva sia globale e di medio periodo, sia di mercato italiano sia congiunturale? “Ci sono segnali di tenuta nel mercato italiano del software” esordisce: è proprio il software l’area che, dopo un 2009 positivo, persiste con un +2,7% nel 2010 e un +1,9% nel 2011 (dati Assinform).
Così Steve Smith riscopre ragioni di ottimismo: scompone il +2,7% in software applicativo, che crescerà di un magro 1,4%, e in middleware, che invece segnerà un robusto +5,6%. È dalle scelte effettuate nel 2001 da Steve Mills, Senior Vice President and Group Executive dell’azienda, che il middleware è il cavallo di battaglia di Ibm con una strategia che è stata da sempre puntare ad aree di valore, dismettendo le commodity. E la strategia ha pagato: nel 2009 il Software Group ha toccato i 22,3 miliardi di dollari di fatturato, contribuendo per il 43% agli utili aziendali. “Il +5,6% del middleware ‘calamita’ gli investimenti della società – dice Steve Smith – e mette il software al centro della strategia Ibm. Il Software Group ha speso solo dal 2007 al 2009, 9 miliardi di dollari in acquisizioni (65 società acquisite nel decennio trascorso) e 8 miliardi di dollari in R&d; e conta su altri 20 miliardi di dollari di cui 15 in acquisizioni e 5 in R&d nel piano strategico 2010-2015. Così il piano, dopo aver raddoppiato nel quinquennio 2005-2010 l’utile per azione da 5 a 10 dollari, punta a un altro raddoppio da 10 a 20 dollari. Con un dettaglio: portare entro il 2015 il contributo del Software Group agli utili dal 43 al 50%, obbiettivo ambizioso ma fattibile”, dice Steve Smith.
Analizzando l’andamento del middleware, i dati del terzo trimestre a livello worldwide evidenziano che Websphere (+14%), Tivoli (+9%) e Information Management (+5%) sono quelli che crescono di più.
La strategia di Software Group nel 2011 si articola su quattro filoni: Business Analytics, Data Center Transformation, capacità d’offerta di valore per industry e il concetto di “smarter planet” caro a Sam Palmisano, (che abbraccia orizzontalmente i primi tre per “favorire ovunque il cambiamento”). La capacità di offerta di valore per industry poggia su un “industry framework”, man mano arricchito da prodotti frutto delle varie acquisizioni. Ibm ha già avviato iniziative specifiche, per esempio, nel mondo fashion, sanitario (acquisizione di Initiate), legale (acquisizione Pss Systems). L’idea, sottolinea Smith, è “specializzarsi nei singoli mercati sui problemi del business, ma con un modello replicabile in modo trasversale, aperto al dialogo con i clienti, privilegiando le aree di crescita per le soluzioni”.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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