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Watson è pronto per fare business

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Watson è pronto per fare business

07 Mag 2014

di Giampiero Carli Ballola

Nella prima settimana di gennaio Ibm ha annunciato la costituzione di una nuova business unit, che è stata chiamata Watson Group in riferimento al sistema di cognitive computing presentato nel 2011 e che a sua volta porta il nome del primo storico presidente della società.

Scopo del nuovo Gruppo, che avrà sede a New York e sarà guidato da Michael Rhodin, già Senior Vicepresident del Software Solutions Group, è quello di sviluppare e commercializzare soluzioni di cognitive computing erogabili come servizi cloud, nonché di promuovere la ricerca nel campo delle tecnologie cognitive. Quest’attività sarà svolta sia in modo diretto, grazie a una forza-lavoro di circa duemila persone provenienti sia dall’esterno sia da altre divisioni Ibm; sia sostenendo, anche economicamente, un ecosistema di imprese e start-up impegnate nel creare applicazioni cognitive alimentate da Watson e fruibili via cloud. Di conseguenza, lo stesso Watson (nato come sistema stand-alone) verrà ridisegnato per essere implementato su SoftLayer, il provider d’infrastruttura cloud che Ibm ha acquisito lo scorso anno per (si dice) due miliardi di dollari e che conta 13 data center nel mondo.
La creazione di una business unit non è un avvenimento di tutti i giorni, specie se, come è stato comunicato, vi verrà investito più di un miliardo di dollari. Evidentemente, il cognitive computing non è più per Ibm una prospettiva tecnologica, ma una concreta opportunità di nuovo business. Lo dimostra il fatto che, contestualmente all’annuncio del Watson Group, sono stati annunciati i primi “Watson Services”, cioè servizi cloud che si avvalgono delle tecnologie e dell’infrastruttura Watson, dedicati ad estrarre un maggiore valore informativo dall’analisi dei big data. Il primo, Watson Discovery Advisor, rivolto in particolare ai gruppi editoriali e alle aziende farmaceutiche e biotech, legge e analizza milioni di articoli e studi in modo da individuarne connessioni logiche utili ad accelerare il lavoro dei ricercatori. Ad un più ampio spettro di utenza si rivolge invece Watson Analytics, che esamina grandi volumi di dati eterogenei e fornisce rappresentazioni visive di contenuti non evidenti (i cosiddetti ‘insight’) non estraibili tramite i classici strumenti di BI basati su viste e modelli statistici predefiniti. Di ampio uso è anche Watson Explorer, che offre una visione unificata di tutte le informazioni disponibili all’interno e all’esterno di un’impresa e fornisce agli utenti uno schema utile a sviluppare applicazioni analitiche che, basandosi appunto su una vista completa e contestualizzata, risultano di alto contenuto informativo. Un quarto servizio, Watson Engagement Advisor, il cui roll-out è previsto per metà 2014, ha già trovato un cliente nella DBS Bank, gruppo asiatico leader nei servizi finanziari, che se ne servirà per affinare le sue attività di consulenza e wealth management.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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