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E se pensate che il cognitive serva…

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E se pensate che il cognitive serva…

07 Mag 2014

di Giampiero Carli Ballola

Da Gartner breve guida sui vantaggi che l’azienda può trarre dagli “smart advisor”.

Gli analisti di Gartner hanno stilato una breve guida per chi, a conoscenza delle possibilità degli “smart advisor”, come Gartner chiama i sistemi cognitivi, voglia avere un’idea sui vantaggi che ne potrebbe tratte l’azienda. Si tratta di sei domande cui bisogna rispondere prima di prendere una qualsiasi decisione in merito:
1. Quali peculiari patrimoni di conoscenza ha l’impresa?
2. Che business si potrebbe fare grazie all’aiuto che uno smart advisor può dare servendosi appunto di questo patrimonio di conoscenza?
3. Ci sono altre expertise che combinate a quelle dell’impresa potrebbero creare un nuovo business o dare un vantaggio competitivo?
4. Dove e come potrebbero sfruttare i dirigenti le informazioni di uno smart advisor?
5. Che potrebbe succedere se ad avere questo aiuto fossero i dirigenti della concorrenza?
6. Che tipo di smart advisor personale gli impiegati potrebbero portare in azienda?
Va notato che, per quanto riguarda l’ultima domanda, Gartner presuppone lo sviluppo di servizi cognitivi erogati via cloud pubblico e fruibili su un device portatile da chiunque sia interessato a uno strumento di consultazione e guida calibrato su una propria area di conoscenza, non necessariamente legata alle attività dell’impresa. Anche se tecnicamente ciò è possibile già adesso, non crediamo che possa accadere prima della diffusione dei sistemi cognitivi aziendali, il cui inizio Gartner stima nel 2017.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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