Artificial Intelligence Index Report: gli impatti sull'economia | ZeroUno

Artificial Intelligence Index Report: gli impatti sull’economia

pittogramma Zerouno

Prospettive

Artificial Intelligence Index Report: gli impatti sull’economia

Nuovo appuntamento con l’analisi dello studio 2021 realizzato dalla Stanford University. Quali i contraccolpi sul piano economico delle tecnologie di Intelligenza Artificiale? Nonostante il Covid 19 resta elevata la domanda di competenze di AI, con un rallentamento nella penetrazione di questi skill nei mercati più maturi. Confermato l’investimento privato in startup ma con dinamiche di consolidamento e di aziende finanziate attraverso una più rigida selezione. Le imprese mantengono in gran parte le dinamiche di adozione di tecnologie di AI anche nel difficile 2020. Tutte ancora da sviluppare, invece, sia la consapevolezza dei rischi associati all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale in tema di privacy sia una sensibilità rispettosa degli aspetti etici

29 Lug 2021

di Stefano Uberti Foppa

Terzo articolo di analisi dello studio “Artificial Intelligence Index Report 2021” della Stanford University (vedi i due articoli precedenti Studio AI Stanford University: le tecnologie migliorano, ma attenzione a frodi e impatti sociali e Affrontare la difficile relazione fra intelligenza artificiale e robot) che, giunto alla sua quarta edizione fotografa i diversi aspetti ed elementi dell’intelligenza artificiale da differenti prospettive.

Dopo Ricerca&Sviluppo e Technical Performance, ci occupiamo ora di Economy, cioè degli impatti economici che l’applicazione delle tecnologie di AI nei diversi ambiti possono determinare sul piano dei benefici e delle opportunità di business, dall’incremento di produttività attraverso sistemi intelligenti di automazione al disegno personalizzato di prodotti derivato dall’utilizzo di specifici algoritmi frutto dell’analisi dei dati e quant’altro.

Un tema tutt’altro che semplice e che lo studio affronta a partire dalle sfide che le imprese, alla ricerca di nuova efficienza e produttività promessa dalle tecnologie di AI, devono affrontare sul piano, ad esempio, della ricerca e del mantenimento di competenze e di talenti, nella consapevolezza, indispensabile per chiunque investa in modo capillare in soluzioni di intelligenza artificiale, di attuare anche quelle misure di mitigazione del rischio che queste tecnologie impongono. A maggior ragione oggi, considera sempre lo studio, in cui un parametro “disruptive” come la pandemia da Covid-19 obbliga le imprese a ripensare spesso radicalmente modelli competitivi e culture per muoversi in un contesto economico globale di incertezza e di ripensamento continui.

Impatti ed evoluzione su profili di lavoro, investimenti e applicazioni in impresa sono quindi le tre direttrici di analisi considerate.

Cresce la domanda di competenze AI. Nonostante il Covid

Lo studio analizza la crescita di profili lavorativi con skill di intelligenza artificiale basandosi sul parametro del tasso di assunzione considerato sul numero di profili LinkedIn, suddivisi nei differenti paesi, da cui emergono skill di AI e relative nuove occupazioni in rapporto al numero totale dei membri LinkedIn del paese analizzato (con compensazioni e aggiustamenti statisticamente ponderati).

WHITEPAPER
Security as a service, scopri le soluzioni più innovative della sicurezza gestita
Intelligenza Artificiale
Sicurezza dei dati
Fig.1

Ne emerge un quadro in cui negli anni dal 2016 al 2020 (figura 1) Brasile, India, Canada, Singapore e Sud Africa rappresentano i paesi con il maggiore tasso di crescita di assunzioni in area AI, mentre nel 2020, nonostante la pandemia, il tasso di assunzione per competenze in intelligenza artificiale è risultato in crescita sull’intero campione dei 14 paesi considerati (2,2 volte superiore a quello registrato nel 2016 – (figura 2).

Fig. 2

Lo studio si sofferma anche sull’analisi della domanda di posti di lavoro con skill AI analizzando i dati (aggiornati al 2020) della società Burning Glass, specializzata nella raccolta di questo tipo di informazioni su oltre 45000 siti di ricerca/offerta di lavoro, svolgendo in aggiunta un’opera di pulizia in merito alla deduplica e alla incompletezza dei dati.

Ne emerge un quadro con una domanda di lavoro in specializzazione AI (rispetto agli altri lavori) cresciuta di ben cinque volte negli ultimi sette anni (figura 3), con Singapore che registra una crescita di questi profili rispetto a tutte le altre funzioni di ben 13,5 volte sul 2013. L’unica nazione che vede una decrescita 2019-2020 nella ricerca di lavoro per questi skill sono gli Stati Uniti (l’8,2%, il primo calo dopo sei anni: ora il peso degli annunci di lavoro a skill AI sul totale degli annunci è dello 0,8%), un effetto giudicato dai ricercatori della Stanford University direttamente collegato all’effetto combinato della pandemia Covid-19 e di un mercato del lavoro di skill di AI più maturo di altri.

Fig. 3

Interessante notare, analizzando sempre il dato degli Stati Uniti compreso della “frenata Covid-19” del 2020, l’andamento delle diverse figure professionali ricercate nel periodo 2013-2020, con una rapida crescita di skill AI sul totale dei lavori: dallo 0,1% allo 0,5% in skill di machine learning e dallo 0,03% allo 0,3% per skill in Artificial Intelligence (figura 4). Altrettanto indicativo della tendenza degli skill richiesti, la segmentazione per settore merceologico, sempre negli USA (figura 5).

Fig. 4
Fig. 5

L’impatto sull’occupazione degli skill di AI sul totale delle competenze (penetration rate) vede, dall’analisi dei dati aggregati nel periodo 2015-2020, il maggiore peso occupazionale appartenere all’India (2,83 volte la media globale), seguita dagli Stati Uniti (figura 6).

Fig. 6

Investimenti e startup: crescite e assestamenti

Che ci sia un’accelerazione nella diffusione pervasiva di tecnologie di AI in numerose applicazioni e che questa “intelligence” cominci ad essere trasversale a prodotti e soluzioni distribuite sui mercati e nella società è evidente anche dall’attenzione dimostrata dai crescenti investimenti in AI, aumentati del 40% nel 2020 rispetto al 2019, per un totale di 67,9 miliardi di dollari (figura 7).

Fig. 7

La situazione di difficoltà legata alla diffusione della pandemia ha colpito maggiormente le realtà meno strutturate operanti in business di nicchia, e questo ha favorito la crescita di attività di M&A (merger & acquisition), aumentate del 121,7% nel 2020 rispetto all’anno precedente, e di consolidamento di numerosi settori, voci che hanno guidato la maggior parte degli investimenti delle aziende in AI.

La situazione del mondo startup specializzate in AI è invece alquanto fluida. Gran parte degli investimenti privati sono stati canalizzati verso poche startup, registrando, nonostante il Covid, un aumento degli investimenti del 9,3% nel 2020 rispetto al 5,7% del 2019. Sempre nel 2020 si è raggiunto il record di investimenti privati in AI startup di circa 40 miliardi di dollari che ha determinato quella crescita prima citata del 9,3%, significativa ma notevolmente più contenuta se rapportata agli anni del boom di investimenti privati in startup di AI registrato tra il 2017 e il 2018 quando l’aumento rilevato fu del 59% (figura 8).

Fig. 8

Continua il processo di selezione e consolidamento nel numero delle aziende finanziate che si rileva in calo per il terzo anno consecutivo rispetto al picco del 2017 (figura 9). Gli Stati Uniti restano il principale paese di destinazione di investimenti privati con oltre 23,6 miliardi di dollari in finanziamenti a startup di AI registrati nel 2020 (in costante crescita dal 2015 (figura 10), di gran lunga superiori ai 9,9 miliardi di dollari di Cina e a 1,9 miliardi del Regno Unito (figura 11) .

Fig. 9
Fig. 10
Fig. 11

Va però considerato, da un’analisi più di dettaglio, che se pur il confronto tra Usa, Cina e paesi dell’Unione Europea aggregati vede gli Stati Uniti mantenere la propria posizione dominante per investimenti privati in AI startup, la Cina ha destinato importantissimi investimenti in AI nel 2018 ma nel 2020, anno centrale della pandemia, gli investimenti cinesi sono stati meno della metà degli Stati Uniti (figura 12).

Fig. 12

Non va inoltre scordato come sia fondamentale e predominante in Cina il peso degli investimenti pubblici in progetti di ricerca e sviluppo di AI da parte del governo centrale e dei governi locali. Davvero molto interessante vedere la scomposizione per aree di investimento nel 2020 in rapporto all’anno precedente, con l’area della ricerca farmacologica che ha raggiunto i 13,8 miliardi di dollari di investimenti privati in AI, cifra maggiore di 4,5 volte rispetto al 2019, in gran parte a causa dell’esplosione della pandemia Covid-19 (figura 13).

Fig. 13

Le scelte di AI delle imprese e i contraccolpi della pandemia

Chiudiamo questa disamina sugli effetti economici generati dallo sviluppo dell’AI guardando alle principali scelte di implementazione di soluzioni di AI da parte delle imprese, con le best practice adottate, il valore di business generato, gli impatti derivati dalla pandemia sull’attuazione dei piani di investimento in AI.

Fig. 14

Lo studio della Stanford University utilizza in questa sezione i dati di una recente survey effettuata da McKinsey & Company (The State of AI in 2020) su un campione di 2395 rispondenti con diverse funzioni, tra imprese di differenti dimensioni in svariati ambiti merceologici. Non si è rilevato un aumento significativo nell’adozione di tecnologie di AI nel 2020 rispetto all’anno precedente. Oltre il 50% dei rispondenti ha affermato che la propria azienda ha adottato soluzioni di AI in almeno una funzione di business. L’area Asia-Pacific guida l’implementazione aziendale di AI (figura 14) e la scomposizione per funzioni vede nel 2020, come per il 2019, la predominanza di adozione di soluzioni di AI in area High tech/Telecom, seguita dai Servizi Finanziari e da Automotive and Assembly (figura 15). In generale, pur nella specificità delle differenti adozioni nei vari settori merceologici, le aziende hanno utilizzato soluzioni di AI nel 2020 per Service Operation (quali field services, customer care, backoffice), Sviluppo prodotti e servizi nonché per Marketing e Vendite, ribadendo l’impostazione di utilizzo rilevata nel 2019.

Fig. 15

Ancora scarsa è la “cultura del rischio”, cioè quella consapevolezza dei rischi associati all’utilizzo delle soluzioni di AI che vede, nella rilevazione McKinsey, solo una parte minoritaria di aziende avere questa attenzione che si traduce poi in relativi investimenti (figura 16). Nulla è cambiato rispetto al 2019 e viene confermata una rilevante considerazione, e conseguenti investimenti, nella cybersecurity. Altrettanto scarsa, anche se molto dibattuta, l’attenzione sul piano etico dell’AI, con pochi investimenti dedicati alla limitazione dei conseguenti contraccolpi negativi (in termini di immagine e di potenziali mancati guadagni).

Fig. 16

Anche nel 2020 le aziende non sentono ancora come rischio derivato dall’adozione di AI le tematiche di privacy. Positivo il fatto che nonostante la pandemia e il conseguente rallentamento economico globale, circa la metà dei rispondenti abbia dichiarato di non aver ridotto i propri investimenti in AI, con un 27% che ha addirittura aumentato le risorse destinate a queste tecnologie. Soltanto meno di un quarto delle imprese nei diversi business ha ridotto i propri sforzi economici nell’implementazione di tecnologie di AI (figura 17).

Fig. 17

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

Argomenti trattati

Approfondimenti

I
Intelligenza Artificiale

Articolo 1 di 4