Big Data al servizio delle Smart City: quali dati valorizzare

pittogramma Zerouno

News

Big Data al servizio delle Smart City: quali dati valorizzare

Analisi dei dati e infrastrutture sono alla base del fenomeno Smart City, la cui avanzata è ormai inarrestabile. Ma quali sono le sfide che un Comune deve affrontare nel percorso verso il paradigma data-driven e qual è la situazione attuale? Cosa impedisce a tutte le città di essere già “intelligenti”? Ne abbiamo parlato con l’Ing. Antonio Degan, BI Analytics

29 Mag 2020

di Emanuele Villa

Da qualche anno, l’espressione Smart City ha smesso di evocare scenari fantascientifici e ha imboccato la strada della concretezza: sono sempre di più le municipalità che accolgono progetti e sperimentazioni di servizi smart che, di fatto, applicano il paradigma data-driven al governo della citta e, soprattutto, ai servizi dedicati ai cittadini. Non sappiamo se la previsione di IDC, secondo cui nel 2020 avremo un +18,9% degli investimenti, si avvererà o meno (la ricerca è pre-covid), ma la certezza è che l’argomento sta diventando molto concreto e tangibile.

È peraltro vero che quando si parla di Smart City si tende a identificarla con i servizi, cioè con la gestione intelligente del traffico e dei mezzi pubblici, con l’illuminazione smart che riduce i costi per il Comune, aumenta la sicurezza e abilita i VAS (servizi a valore aggiunto), con la gestione 2.0 dei rifiuti, dei parcheggi e via dicendo; ma visto che gli scenari applicativi sono sostanzialmente infiniti e che quelli ipotizzati e implementati oggi sono una frazione di quelli che vedremo domani, il minimo comun denominatore del paradigma restano loro: i dati, che vanno raccolti (IoT), trasmessi, centralizzati, normalizzati ed elaborati in modo tale da fornire un servizio che supporti le esigenze di oggi, ma soprattutto che renda sostenibile la città di domani. E non dimentichiamo un’ultima cosa, ma non meno importante delle altre: i dati, vanno protetti.

Smart City: tema caldo, ma manca un po’ di lungimiranza

Qual è dunque la situazione del binomio Big Data – Smart City? Il concetto di valorizzazione del dato è sufficientemente diffuso e compreso? Quali sono le sfide più importanti che gli operatori, pubblici e privati, devono affrontare nel percorso verso la città 2.0? Ne abbiamo parlato con l’Ing. Antonio Degan, BI Analytics di Alosys, l’azienda italiana vincitrice di un Digital360 Awards con il dispositivo Alosys Switch: “Oggi siamo già abituati [ma magari non consapevoli di entrare nel dominio dei Big Data, ndr] a verificare la situazione del traffico e a considerare gli spostamenti non per la distanza ma per il tempo di percorrenza.

Le informazioni che riceviamo per ottimizzare i nostri “percorsi sono ormai considerate delle “commodities”, alla stessa stregua della corrente elettrica o dell’acqua che arriva nelle nostre case. Nessuno si chiede quale sia la complessità tecnica per ottenere queste informazioni, ma è sufficiente averle con una semplice richiesta e al momento opportuno.

foto Antonio Degan
Ing. Antonio Degan, BI Analytics di Alosys

L’analisi dei dati permette di capire in quanto tempo possiamo arrivare a destinazione, e questo è possibile tramite infrastrutture in grado di raccogliere e trasmettere l’informazione, e infrastrutture in grado di modellare e analizzare il dato e interpretarlo per metterlo a disposizione di un beneficio concreto, al momento opportuno.

I Comuni sono molto spesso interessati al paradigma delle smart city e la osservano principalmente nell’ottica dei servizi e della semplificazione, hanno l’interesse nel mettere a sistema un valore chiaro e riconoscibile per il cittadino.

La trasformazione digitale e di processo, di erogazione di servizi, che opera il concetto stesso di smart city porta con sei il concetto di Data Driven, ovvero usare il dato per trovare il “percorso alternativo” (o l’ottimizzazione di processo) che possa portarci alla meta destinata nel modo più veloce”

La cultura dell’analisi dei dati inizia ad essere diffusa e sono sempre di più le municipalità che accolgono positivamente sperimentazioni, dimostrando di credere nella trasformazione digitale della città. Tutto perfetto, dunque? In realtà no, perché – ci conferma lo stesso Ing. Degan – manca un po’ di lungimiranza (che condiziona gli investimenti): le municipalità guardano ai servizi smart per risolvere problemi attuali, ma l’opportunità che offre un dato è anche di natura predittiva (predictive analytics) ovvero anticipare problemi futuri. Questo modo di approcciare il fenomeno non coglie la sua reale finalità, ovvero quella di rendere la crescita delle città sostenibile sul lungo periodo nonché un sistema funzionante ed efficiente per chi le abita.

Le sfide da affrontare: valorizzare e proteggere i dati

Di fronte a importanti prospettive, esistono sempre sfide da affrontare. Dover “convincere” un Comune sul valore dell’analisi dei dati al fine di erogare nuovi servizi per i cittadini o per ottimizzare gli esistenti non rappresenta (o non rappresenta più) un ostacolo, a patto, ovviamente che i benefici siano dimostrabili e raggiungibili in tempi brevi.

Talvolta, però, il Comune ha bisogno di muovere i primi passi in tal senso: in questo caso, ci conferma Degan, il Comune ha bisogno di avere visione delle proprie infrastrutture, deve cioè riconoscere quali siano abilitate alla raccolta e alla trasmissione dei dati e quali possano esserlo. “[Il Comune deve, ndr] attivare una rete di messa in comune dei dati sviluppati, oltre a predisporre sistemi, come sensori o più in generale dispositivi, che riescano a generare valore aggiunto, e ad attivare sistemi di trasmissione del dato raccolto. Un’infrastruttura del genere è la base di qualsiasi servizio innovativo e ci permette di iniziare l’opera di normalizzazione dei dati, cioè di trasformazione al fine di renderli omogenei e gestibili per l’analisi vera e propria”.

Parlando di sfide, ne vengono in mente due: la capacità di analisi, senza la quale il concetto di stesso di valorizzazione del dato non potrebbe esistere, e la protezione del dato, in termini di sicurezza e riservatezza: “nella gestione dei grandi dati abbiamo due aree di competenza che descrivono chiaramente il Ciclo di vita dei Big Data: la gestione del Flusso (Big Data Mangament) e la competenza Analitica (Big Data Analytics).

Se nel primo flusso il dato viene acquisito e memorizzato e nel secondo analizzato e interpretano è chiaro che questa materia prima (il DATO) debba essere tutelato perché da esso dipende il valore che possiamo generare.

Sistemi e tecnologie come strutture blockchain, sistemi BRDT (Biometric Right Data Treatment) e i sistemi di crittografia basati su algoritmi di difficile intrusione” sono fra le fra le soluzioni che hanno la funzione di tutela degli ecosistemi informativi.”

Alosys e Smart City: analisi dei dati, infrastruttura e… uno switch

Nell’universo Smart City, l’azienda italiana entra in gioco sia nell’analisi dei dati sia come abilitatore di infrastrutture. Nel descrivere il ruolo della sua azienda, infatti, Degan sottolinea “abbiamo lavorato sulle Smart Grid in un’ottica di Digital Divide, per questo modello, economico e tecnologico, siamo stati premiati ai Digital 360 Awards.

Siamo partiti dall’idea Smart (applicata in molti paesi) di utilizzo della rete di illuminazione come Backbone dei servizi a valore aggiunto e l’abbiamo realizzata in un’ottica sostenibile riducendo sensibilmente i tempi e gli investimenti di implementazione” – e qui sta il vero plus della soluzione.
In questo modo, le città possono sfruttare la capillarità della rete di illuminazione per “associare” ai vari pali sensori, punti di accesso radio (Wi-Fi o 5G, per esempio), colonnine di ricarica per mezzi elettrici, totem informativi per cittadini e turisti oppure, per andare sull’attualità, sensori che rilevano assembramenti e/o il mancato rispetto del distanziamento sociale.

“Alosys ha un brevetto internazionale – conclude Degan – e una cultura per i dati applicata alla Data Analytics questo che ci ha permesso di creare interazioni e di sviluppare progetti molto interessanti sia per municipalità che per grandi multinazionali, apparteniamo a ecosistemi informativi dove in dato sviluppa valore quando viene ben interpretato, sono un uomo di numeri e questa prospettiva è appassionante.”

V

Emanuele Villa

Giornalista

Appassionato di tecnologia da sempre, ho deciso che avrei impegnato il mio tempo raccontandola e lo faccio dal lontano 2000. Dopo un lungo percorso nel mondo della tecnologia consumer, ora mi occupo soprattutto di Digital Transformation.

Argomenti trattati

Approfondimenti

P
predictive analytics
Big Data al servizio delle Smart City: quali dati valorizzare

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    LinkedIn

    Twitter

    Whatsapp

    Facebook

    Link

    Articolo 1 di 3