Sanità Digitale, uno sguardo al 2022: trend e prospettive

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Sanità Digitale, uno sguardo al 2022: trend e prospettive

Dopo un 2021 da record in quanto ad investimenti in sanità digitale, il 2022 promette ulteriori passi avanti grazie alle risorse del PNRR. Telemedicina e monitoraggio remoto, AI e blockchain sono i trend di maggiore interesse

31 Gen 2022

di Emanuele Villa

Il 2021 è stato un anno importante nella sanità digitale. Riferendosi al mercato americano, Rock Health parla infatti di “grandi cambiamenti nell’healthcare” con riferimento alle infrastrutture, ai modelli di business e anche alla maggiore disponibilità di talenti, che renderanno ancor più tangibili gli effetti della trasformazione digitale a partire da quest’anno.

Un mercato in fortissima crescita in tutto il mondo

I dati testimoniano che il primo anno della pandemia (2020), contraddistinto da forti investimenti in digital health, non è stato eccezionale come da più parti ipotizzato. Il 2021 ha infatti proseguito lungo la stessa lunghezza d’onda: se nel 2020 i finanziamenti (USA) avevano toccato quota 14,9 miliardi di dollari, nel 2021 si è passati a 29,1 miliardi con più di 729 aziende finanziate e un particolare interesse per il settore della ricerca in biopharma e medtech. Gli ambiti più finanziati sono quelli della salute mentale, del diabete e delle patologie muscoloscheletriche. A livello mondiale, le previsioni di Statista sono rosee: il mercato della global digital health crescerà con un CAGR di quasi 25% fino al 2025.

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E in Italia? Pur con una spinta meno marcata, il mercato della sanità digitale è in crescita anche da noi. Partendo dai 3 miliardi del 2020 (di cui 1,6 riconducibili all’ICT) dovremmo registrare una crescita dell’8% sui dati del 2021 ed è previsto un ulteriore +8% nel 2022, raggiungendo i 4 miliardi di spesa intorno al 2024. Importanti aspettative sono riposte nei fondi del PNRR, tra cui i 7 miliardi per reti e telemedicina e poco meno di 9 per innovazione, ricerca e digitalizzazione del SSN.

Dalla telemedicina a blockchain, i trend del 2022 in sanità digitale

Le aspettative per il 2022 sono dunque rosee. E questo nonostante l’healthcare debba scontare dei limiti dovuti alla frammentazione del sistema e all’assenza di un reale approccio ecosistemico. Tutto ciò si ripercuote anche sugli aspetti più tecnologici e innovativi del comparto, rallentando – a titolo d’esempio – la valorizzazione dei dati a beneficio dei pazienti, delle strutture e dell’intero sistema. Anche sotto questo profilo, la capacità di indirizzare i fondi del PNRR verso progettualità efficaci è – e sarà – determinante per il futuro di un settore che, pur con tutte le sfide da affrontare, resta uno dei più frizzanti dal punto di vista innovativo. Di seguito, alcuni trend che ci accompagneranno lungo l’intero corso del 2022.

Telemedicina, arriva la Piattaforma Nazionale

L’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano ha rilevato una forte crescita di interesse sul tema della telemedicina, introdotta nel Servizio Sanitario Nazionale a

dicembre 2020 e seguita a fine 2021 dalla teleriabilitazione, intesa quest’ultima come attività rivolta ad abilitare, ripristinare o migliorare lo stato psicofisico delle persone. La telemedicina è uno dei grandi ambiti di digitalizzazione del sistema sanitario, nonché uno dei destinatari dei fondi del PNRR. Quest0’ultimo andrà infatti a finanziare una Piattaforma di Telemedicina Nazionale che centralizzerà e riunirà in un unico ambiente tutte le soluzioni di telemedicina delle strutture italiane, sviluppando sinergie tra le stesse.

Secondo l’Osservatorio, la pandemia ha portato a un forte incremento nell’uso di sistemi connessi per la relazione medico-paziente. A partire dal tele-consulto, utilizzato dal 21% dei medici specialisti prima della pandemia e dal 47% in era covid. La crescita non stupisce, ma è interessante rilevare come il tema interessi all’86% dei MMG, quando prima della pandemia solo il 12% di loro impiegava tali sistemi. Il tele-consulto resta il principale comparto di telemedicina, anche per la maggiore semplicità di implementazione, mentre meno impiegati sono la tele-visita e il tele-monitoraggio, che diventano tendenze molto interessanti per il prossimo futuro.

Secondo McKinsey, oggi i servizi di telemedicina sono utilizzati 38 volte di più dell’era pre-pandemica, nonostante il netto (e ovvio) ridimensionamento rispetto al periodo di emergenza. Tutto ciò comporta la proliferazione di paradigmi di assistenza sanitaria virtuale e nuovi modelli di business che abbandonano le dinamiche dell’urgenza per passare ad un’assistenza pervasiva, a 360 gradi, abilitata e agevolata da sistemi smart e tecnologie connesse. Il tutto, orientato ad un modello ibrido che vuole perfezionare l’accessibilità, il patient journey e, cosa tutt’altro che secondaria, la sostenibilità delle strutture e del sistema.

L’anno delle terapie digitali

Quello delle terapie digitali è un’altra grande tendenza da monitorare con attenzione. L’espressione stessa “terapia digitale” necessita però di un approfondimento. Non sono infatti terapie digitali né i wearable e neppure i patient support programs o le ‘app per il benessere’, sempre più popolari e diffuse in ogni parte del mondo.

Le terapie digitali sono vere e proprie cure, basate su sperimentazioni cliniche, autorizzate ed erogate attraverso sistemi digitali di diversa natura: le app, ma anche piattaforme di realtà aumentata o addirittura i videogame. Le terapie digitali si distinguono dai fitness tracker o dalle app di monitoraggio delle pulsazioni perché vengono prescritte da medici e possono rientrare nel SSN. Al momento non si registrano terapie digitali autorizzate in Italia, ma l’interesse è forte: secondo l’Osservatorio Sanità Digitale, i medici specialisti vorrebbero disporre di terapie digitali soprattutto nell’ambito dell’alimentazione e dell’attività fisica, ma esiste una barriera legata alla poca chiarezza del percorso di validazione delle cure stesse. Il dialogo è destinato a infittirsi nel corso 2022.

Remote Patient Monitoring

Il monitoraggio remoto dei pazienti è uno dei grandi comparti della telemedicina, su cui si concentrano investimenti e le speranze di un’assistenza territoriale migliore e proattiva. RPM nasce per migliorare l’accesso alle cure e abbattere i costi di sistema, soprattutto con riferimento alle patologie croniche. Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale, l’interesse a utilizzarlo riguarda addirittura l’82% dei MMG e il 64% dei medici specialisti, per quanto l’adozione sia poi decisamente più ridimensionata: 43% per i MMG e 28% per gli specialisti.

Attraverso appositi dispositivi, il nuovo paradigma permetterebbe di rilevare in tempo reale informazioni essenziali sui percorsi di cura e di prevenzione, e di condividerle con medici e strutture attraverso database centralizzati. La barriera tecnica è rappresentata dalla frammentazione dei sistemi, che dovrebbero invece convergere verso un’unica piattaforma di monitoraggio del paziente con elevate capacità di valorizzazione dei dati. In tal senso, la citata Piattaforma di Telemedicina Nazionale potrebbe avere un ruolo determinante.

La centralità della Patient Experience

Gli strumenti e le tecnologie che migliorano l’esperienza del paziente all’interno del suo journey sanitario saranno sempre di più alla base del successo delle varie strutture. Ci riferiamo a un ecosistema di soluzioni che vanno dalla prenotazione da remoto di visite ed esami agli strumenti di check-in in struttura, che eliminano le code e accorciano le liste d’attesa. Tutto ciò, senza dimenticare i dispositivi di digital signage, i punti di contatto digitali, la comunicazione mirata, il ricorso al teleconsulto nel follow up e molto altro.

Decentralizzazione dei dati sanitari

Il 2022 non sarà l’anno dell’affermazione dei decentralized health data, ma di sicuro se ne parlerà con una certa insistenza. La decentralizzazione, che fa rima con i registri distribuiti e quindi con blockchain, è come sempre connessa al tema della sicurezza e della trasparenza del dato. I pazienti sono disposti a concedere i propri dati in cambio di garanzie di controllo e anche di sicurezza, che una tecnologia come blockchain assicura in modo nativo.

Intelligenza Artificiale sempre più pervasiva

Nel 2022, l’Intelligenza Artificiale continuerà ad essere protagonista in sanità. Il valore complessivo delle soluzioni AI in healthcare era di 6,7 miliardi nel 2020 ed è previsto in crescita con un CAGR addirittura del 41% fino al 2028. Il motivo è la pervasività del fenomeno: AI in sanità può indirizzare le diagnosi, i percorsi di prevenzione e di cura, ma può anche intervenire a livello di governance delle strutture, con il fine di renderle più efficienti e produttive. Può inoltre indirizzare il patient journey nel modo più soddisfacente ed engaging per il paziente stesso. A ulteriore giustificazione dell’interesse e degli investimenti sul tema, AI riguarda svariati attori del settore healthcare: i medici, i pazienti, le strutture e le istituzioni.

Tra gli ambiti di maggiore interesse, due paiono molto promettenti: l’analisi delle immagini e del testo, entrambi rientranti nella categoria dei dati non strutturati. In particolare, l’analisi dell’imaging radiologico può supportare i professionisti nelle diagnosi di routine e – attraverso tecniche avanzate come radiomica e radiogenomica – accelerare il percorso verso la medicina di precisione.

Infine, l’Intelligenza Artificiale può essere adottata dagli ospedali per migliorare il flusso operativo dei pazienti, per automatizzare i task di routine dell’attività sanitaria, ma anche per identificare e sviluppare nuovi farmaci e percorsi terapeutici personalizzati.

Emanuele Villa

Giornalista

Appassionato di tecnologia da sempre, ho deciso che avrei impegnato il mio tempo raccontandola e lo faccio dal lontano 2000. Dopo un lungo percorso nel mondo della tecnologia consumer, ora mi occupo soprattutto di Digital Transformation.

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