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Energia: dalla tripla crisi si esce puntando sulle rinnovabili

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Energia: dalla tripla crisi si esce puntando sulle rinnovabili

Quella innescata dall’emergenza sanitaria nel settore energia si può rivelare una tempesta perfetta da cui si può uscire percorrendo la via delle rinnovabili, via già in parte imboccata a seguito del presentarsi in contemporanea di due fenomeni pervasivi quali la servitizzazione e la digitalizzazione

02 Dic 2020

di Marta Abba'

Calano in tutta Europa durante il lockdown i consumi di energia con percentuali a due cifre (in media dell’11%) assieme al PIL (-14%) ma in questo scenario, grazie anche all’aumento della generazione solare, il contributo delle fonti rinnovabili al mix energetico dell’UE raggiunge il record del 43%. È quanto riportato nel rapporto trimestrale pubblicato dalla Commissione Europea riferito al periodo di aprile-luglio 2020. Il Covid-19 sta causando uno dei più profondi sconvolgimenti del mercato degli ultimi decenni, lascerà cicatrici profonde anche nel settore energetico ma ad oggi non è possibile prevedere se aiuterà oppure ostacolerà l’accelerazione verso l’energia pulita e il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici internazionali. Dipende tutta da come e da quanto rapidamente i governi sapranno gestire le due principali sfide, quelle dell’emergenza sanitaria e della decarbonizzazione.

Il Covid-19 una tempesta perfetta per l’Energy?

Ad esplorare i possibili scenari dei prossimi anni è stato nel mese di settembre ‘Agenzia internazionale dell’energia (AIE, in lingua inglese International Energy Agency, IEA) nella sua pubblicazione-bandiera, il World energy outlook, in cui prevede nel 2020 un calo del 5% sulla domanda globale di energia accompagnato da una diminuzione delle emissioni di CO2 pari al 7%. Crolleranno anche gli investimenti nel settore, almeno del 18%, ma gli impatti negativi si concentreranno soprattutto su petrolio e gas mentre le rinnovabili segneranno un lieve rialzo, pronte per il balzo in avanti degli anni successivi in cui arriveranno a coprire l’80% della crescita della domanda al 2030 grazie soprattutto all’energia solare e ai forti progressi tecnologici che rendono già oggi questa energia sempre più economica.

Se quest’ultima previsione assieme al crollo delle emissioni possono sembrare un orizzonte roseo (e green) a cui guardare, l’AIE invita a non giungere a conclusioni affrettate perché un’economica debole come quella descritta non fa che frenare i profondi cambiamenti in atto nel settore energetico e rallentare gli investimenti in efficienza. Se non si vogliono rivedere nel 2030 le stesse emissioni per-pandemia, sono necessari investimenti extra di mille miliardi di dollari all’anno, non solo per espandere e rafforzare la presenza delle rinnovabili, ma anche per migliorare le reti elettriche che, nel nuovo immaginato scenario, potrebbero rivelarsi l’anello debole del sistema.

L’innovazione è già in atto grazie alle startup

Quella che oggi potrebbe apparire una tempesta perfetta, arrivata per accelerare l’avanzata verso rinnovabili di un mondo ancora troppo timido nell’abbracciare queste fonti di energia, coglie il settore in un momento di già profondo cambiamento. A fotografarlo è l’Energy Innovation Report realizzato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano in un report che analizza le dinamiche di mercato dal 2015 ad oggi. Ben due sono infatti i fenomeni che già prima del Covid-19 stavano impattando fortemente sulle dinamiche del settore energia: la digitalizzazione e la servitizzazione.

In modo contemporaneo e pervasivo, hanno portato a cambiamenti radicali dei business esistenti e soprattutto all’ingresso di nuovi player, agili e capaci di introdurre consistenti elementi di innovazione: le startup. Di operanti nel settore Energy il report ne analizza 600, geograficamente situate in gran parte in Europa, USA ed Israele e attive soprattutto nella Smart Mobility (34%), un segmento che vedremo quasi sempre primeggiare, seguito da quello del Renewable Energy (15%) e dell’Energy Storage (13%). In Italia si registra una presenza significativo di realtà di Energy Efficiency/Facility Management ma questo trend nazionale non arriva ad influenzare quello mondiale perché nel nostro Paese sono solo 18 le startup censite. Si tratta tra l’altro di realtà che faticano a decollare per via delle difficoltà di accesso ai capitali e sono quindi costrette a far dipendere la propria crescita dai bandi europei e regionali oppure a iniziative di equity crowdfunding.

Quanto si sta investendo in innovazione?

Per comprendere l’importanza delle startup nel settore e il modo in cui la loro carica innovativa sia stata accolta dal mercato, è necessario guardare agli investimenti di Corporate Venture Capital (CVC) e alle acquisizioni realizzati nell’ultimo quinquennio. I numeri del’Energy Innovation Report raccontano di un mondo energy aperto e confermano come le rinnovabili fossero già un segmento sotto osservazione e in crescita anche prima dell’emergenza sanitaria ed economica che stiamo affrontando.

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Utility/Energy

Dal 2015 al 2019 sono stati fatti investimenti di Corporate Venture Capital per oltre 25 miliardi di dollari, segno che questo fenomeno rappresenta una leva sempre più strategica per le grandi imprese per avere accesso a nuove tecnologie e nuove idee, ma anche a nuove competenze che al proprio interno non vogliono o non possono sviluppare preferendo percorrere la via dell’Open Innovation.

L’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano ha considerato tre tipi di imprese, i gruppi automotive, i fornitori di tecnologia e le utilities. I più attivi si sono dimostrati essere i primi con 248 deal, quasi tutti in startup di Smart Mobility e di Energy Storage, come prevedibile. Se i fornitori di energia hanno mostrato interessi molto diversificati, sono le utilities con i loro per 2,2 miliardi di dollari di investimenti a manifestare una certa attenzione per il segmento Renewable Energy oltre che per quelli Smart Mobilty e Smart Building.

Analizzando le acquisizioni di startup innovative nel mondo Energy si vedono i numeri quadruplicare dal 2015 al 2019 passando da 11 a 45 con il segmento Renewable Energy al 9%, un buon risultato anche se non paragonabile con quello dello Smart Grid (18%) e men che meno con lo Smart Mobility (55%) che passa da 4 a 25 acquisizioni, sempre sostenuto dalle imprese automotive che nei recenti anni hanno fatto una campagna acquisti importante.

Brevetti e ricerca scientifica: le traiettorie dell’innovazione

Si può parlare di investimenti, di tempo, energie e risorse umane oltre che economiche, andando a guardare il numero assoluto dei brevetti. In questo frangente la Smart Mobility non fa più la parte del leone ed emergono quelli che potrebbero essere i nuovi trend del mercato, già annunciati nelle previsioni “post-pandemia” dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e che finora abbiamo visto solo in parte confermati dai numeri dell’attuale scenario. In cima alla classifica possiamo infatti trovare il segmento delle rinnovabili, soprattutto con il solare sia fotovoltaico che termico, fonte che sempre secondo l’agenzia dovrebbe diventare il “nuovo re” del futuro mercato energetica, anche a fronte dei rapidi e importanti processi tecnologici che ne stanno abbattendo il costo rendendolo già ampiamente competitivo rispetto ad altre fonti quali gas e petrolio. Il numero di brevetti registrati nel campo delle energie rinnovabili, sia per il solare che per l’eolico, anche se in scala minore, è in crescita senza sosta dal 2014. Di pari passo vanno anche i segmenti dell’Energy Efficiency e dell’Energy Storage e quest’ultimo segna una accentuata accelerazione mostrando un tasso di crescita annuo del 17%.

Se i brevetti anticipano i trend di medio periodo, è la ricerca scientifica ad aiutarci a fare delle previsioni di lungo periodo. Per comprendere quindi se gli scenari post pandemia tracciati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia nel suo World energy outlook trovano riscontro nei dati raccolti nell’ultimo quinquennio è necessario entrare nei laboratori di ricerca analizzando il numero di pubblicazioni scientifiche realizzate. L’Energy Innovation Report realizzato dell’Energy& Strategy Group del Politecnico di Milano prende quindi in considerazione la crescita annua del numero di pubblicazioni e le principali tematiche emergenti nei vari ambiti tecnologici dal 2010 e il 2019, attraverso metodologie di analisi bibliometrica centrate sul database Web of Science, di Clarivate Analytics. Quello che si riscontra è una forte crescita delle pubblicazioni in generale relative all’energia pari al 15,8% (CAGR), segno che il settore è in gran fermento in ogni contesto e non solo in quello industriale. Entrando nel merito dei temi trattati dagli articoli emerge che oltre il 75% di essi è focalizzato sul Renewable Energy (sia che si tratti di solare che di biomasse) e sull’Energy Storage, segmento in qualche modo legato all’ultilizzo di queste nuove fonti di energia oltre che in stretta connessione con la Smart Mobility che qui però non segna grandi numeri. Anche dai laboratori della ricerca scientifica di base quindi ci arriva la conferma che il tema delle energie rinnovabili è sempre più al centro del settore, non solo nel mondo delle imprese. Per sapere se nei prossimi anni potremmo registrare un’accelerazione di questo trend oppure un suo arrestarsi proprio sotto i nostri occhi è necessario osservare – e per quanto possibile anche influenzare – la scelta della direzione che il mondo prenderà per uscire dall’attuale e tripla crisi globale, sanitaria, economica e climatica.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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