Covid-19: ecco gli effetti della pandemia sul commercio

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Covid-19: ecco gli effetti della pandemia sul commercio

Confimprese-EY ha pubblicato i risultati dell’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento e non food che evidenziano le gravi flessioni dei primi mesi del 2020

03 Set 2020

di Redazione

Trend negativo sul totale dei consumi (escluso l’online) pari al -57% a maggio 2020 rispetto al 2019 e una flessione del -46% nei primi 5 mesi del 2020 in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono i dati registrati dall’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento e non food elaborato da Confimprese-EY.

I dati dell’Osservatorio Consumi di mercato Confimprese-EY

La pandemia ha colpito fortemente il commercio, che aveva già un trend in decrescita nei mesi precedenti il lockdown. Nell’analisi dell’Osservatorio Confimprese-EY sull’andamento di mercato emerge che già il semestre luglio-dicembre 2019 chiudeva l’anno a – 4,4%, influenzato da un novembre nero (-10%). Partenza in salita anche per i primi due mesi 2020 con -0,6% a gennaio e -3,4% a febbraio, e definitivo crollo con l’inizio del lockdown.

L’abbigliamento è il settore che ha sofferto di più con un andamento del -49%, seguito dalla ristorazione -45%, da altro non food -40%, settore questo che mostra trend migliori grazie all’apertura anticipata di alcune merceologie rispetto ad altre tipologie e alla spinta dell’online.

Il campione dei negozi e-commerce ha registrato un incremento del 136% a maggio e 110% complessivamente nei primi 5 mesi dell’anno di cui +171% nel bimestre aprile-maggio.

«Dalle prime risultanze post lockdown – ha spiegato Mario Maiocchi, consigliere delegato Confimprese – si evidenziano significativi mutamenti nei modelli di consumo che, in alcuni casi, permangono anche dopo la fine delle limitazioni normative. Mi riferisco in particolare all’accelerata propensione verso i canali digitali, che impone forti riflessioni da parte degli operatori per affrontare finalmente con la dovuta attenzione e urgenza la trasformazione digitale e l’omnicanalità. Da rilevare, inoltre, una rinnovata attenzione allo shopping di prossimità e un’inversione di tendenza a favore dei giorni infrasettimanali rispetto ai fine settimana. Tutti fenomeni in continua evoluzione da osservare attentamente e con conseguente adeguamento delle politiche commerciali».

I risultati per aree geografiche

Su base geografica i dati dei primi 5 mesi 2020 vs lo stesso periodo 2019 mostrano andamenti di poco differenti tra un’area e l’altra con flessioni contenute tra -47% dell’area Nord-Ovest al -44% dell’area Sud: il Nord-Ovest flette del 47%, Nord-est e Centro del 46%, il Sud del 44%.

Nello spaccato per regioni il Centro Nord riflette la medesima situazione creata dalla pandemia a livello sanitario, anche se nello scenario geografico si inserisce a sorpresa la Sardegna.

Nel ranking il primo posto va alla Toscana, che registra la flessione peggiore -48,8% con Firenze a -50,4% e Livorno a -46%.

In seconda posizione la Lombardia in flessione del -48,3 per cento. Tra le città lombarde, Mantova registra i risultati peggiori, – 53%, seguita da Monza e Brianza -51%, Brescia -50%, Como -49%, Pavia -48,4%, Milano -48%, Bergamo -46,5%, Cremona -45%.

Segue il Veneto con un decremento del -47,6 per cento. Non stupisce che la città più colpita sia Venezia con un crollo del -52%, seguita dalle altre mete turistiche della regione come Verona (-46%), Padova (-45,5%), Treviso (-44%), Vicenza (-43,8%).

A flettere con gli stessi numeri del Veneto è la Sardegna, -47,6%: Sassari (50%) e Cagliari (47%) le città peggiori.

Liguria, Lazio, Emilia-Romagna mostrano andamenti simili con un trend negativo del -46,6%. Il capoluogo ligure, Genova, si attesta a -47%, nel Lazio Frosinone con -48,7% e Latina -47,4% performano peggio di Roma, che chiude il pentamestre a -47 per cento.

In Emilia-Romagna i trend più negativi si registrano a Modena con -49%, Rimini -48,5%, Forlì-Cesena -47%, Bologna -45%, Parma -41%.

Risultati negativi anche per il Piemonte fermo a -45,8%: Torino la città peggiore con -48%, seguono le altre province Alessandria -45%, Novara -43%, Cuneo -40%. Nel Nord-Est Friuli-Venezia Giulia (Udine -41%) e Trentino-Alto Adige mostrano andamenti altrettanto negativi, in flessione rispettivamente del -43,8% e -43%.

Uno sguardo alle regioni del Centro-sud mostra un peggioramento dei trend di vendita rispetto ai dati diffusi dall’Osservatorio Confimprese-EY in maggio, dovuto in parte alla difficoltà di ripresa delle attività commerciali e a un diverso atteggiamento del consumatore, orientato in questa fase a spendere solo per i beni di primaria necessità.

Campania, Sicilia, Abruzzo hanno, infatti, flessioni di vendita simili alle regioni del Nord comprese tra -44 e -45%, mentre Umbria, Basilicata, Marche si distaccano con -38 per cento.

I trend relativi ai canali di vendita

I dati dei trend per canale di vendita, tutti fortemente negativi, sono coerenti con l’evoluzione delle disposizioni governative e l’atteggiamento dei consumatori, molto prudenti nel riprendere le abitudini pre-lockdown, anche dal punto di vista lavorativo che al momento predilige ancora lo smart-working (30% dei lavoratori).

Nei primi 5 mesi del 2020 sullo stesso periodo 2019 il travel (aeroporti, stazioni) mostra il trend peggiore con -54%, seguono staccati di 4 punti percentuali i centri commerciali (-50%), gli outlet (-48%), i centri città e high street con -45,3 per cento. Il quadro sopra descritto riflette i cambiamenti dei modelli di consumo, lo shopping è di prima necessità, possibilmente di vicinato e durante la settimana.

«I centri commerciali e gli outlet – ha commentato Paolo Lobetti Bodoni, business consulting leader Italy EY – sono quelli che hanno sofferto di più rispetto ai punti vendita delle città in quanto hanno subito la totale chiusura delle loro attività, tuttavia osserviamo un ritorno all’acquisto nelle ultime settimane. A livello cittadino le vie dei centri città più importanti hanno subito un calo maggiore rispetto ai negozi posizionati più in periferia o nelle città più piccole. Questo calo è dovuto alla mancanza dei cittadini stranieri e alla mancanza del flusso dei lavoratori negli uffici delle principali città, complice anche la diffusione dello smart-working. Sperando in un celere ritorno dei turisti nei nostri centri principali, vi è da chiedersi come invece il modello di lavoro in ufficio e da remoto cambierà le abitudini dei consumi nei centri cittadini».

R

Redazione

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