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Covid-19: quanto si son sentiti soli gli italiani?

Più di un quarto degli italiani intervistati (47%) concorda sul fatto che le restrizioni sociali introdotte a seguito del Covid-19 li abbiano portati ad acquisire maggiore dimestichezza con la tecnologia rispetto a prima

10 Ago 2020

di Redazione

Il 55% degli italiani intervistati si è sentito più solo durante il lockdown, mentre il 40% ha dichiarato che si sentiva solo anche prima della pandemia Covid-19. Sono alcuni dei dati rilavati durante l’indagine promossa da Kaspersky e realizzata da Arlington Research in 12 Paesi europei e in Giappone, coinvolgendo circa 10mila intervistati.

Molte persone sono state costrette a trascorrere la maggior parte del loro tempo a casa e questo le ha spinte ad affidarsi ulteriormente alla tecnologia. Il 77% degli italiani (contro il 71% degli europei) concorda sul fatto che la tecnologia li abbia aiutati a sentirsi più vicini ad amici o familiari che si trovavano lontani. Lo stesso vale per l’80% dei Millennials italiani (75% a livello europeo) e per il 92% delle famiglie italiane composte da persone di diverse generazioni (78% per quanto riguarda le famiglie multigenerazionali europee) cioè famiglie composte da partner, figli, genitori o altri parenti più anziani che possono essere aiutati quando incontrano difficoltà legate alla tecnologia.

Più di un quarto degli italiani intervistati (47%) concorda sul fatto che le restrizioni sociali introdotte a seguito del Covid-19 li abbiano portati ad acquisire maggiore dimestichezza con la tecnologia rispetto a prima. Il 36% se guardiano ai dati europei. Questa percentuale sale al 52% se guardiamo ai Millennials italiani (43% il dato europeo) e al 63% delle famiglie italiane multigenerazionali (53% a livello europeo), a dimostrazione di come il maggior tempo trascorso in casa abbia portato ad una maggiore dipendenza dalla tecnologia.

Kathleen Saxton, psicoterapeuta e fondatrice di Psyched, è convinta che anche se la tecnologia è stata di grande aiuto durante la pandemia, la solitudine rimarrà la più grande epidemia per gli esseri umani e questa sensazione di solitudine rimarrà a lungo anche dopo la crisi attuale.

La Dott.ssa Saxton ha commentato: “Anche se a volte ci si sente quasi disturbati dalla tecnologia, dopo questi ultimi mesi, non possiamo che esserle grati. Ovviamente la tecnologia non potrà mai sostituire il contatto umano, ma è anche vero che ci ha fatto sentire molto meno soli in un periodo davvero difficile. Forse è vero che i robot stanno arrivando ma è probabile che portino con sé doni positivi”.

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L’isolamento causato dalla pandemia da Covid-19 ha avuto un ulteriore impatto psicologico sulle persone e ha messo sotto pressione diversi settori della società. Infatti, oltre la metà degli italiani (55%) contro il 53% degli europei ha dichiarato di aver avvertito una sensazione di solitudine in misura maggiore rispetto a prima.

Se guardiamo alle regioni di Italia nelle quali la solitudine è stata avvertita maggiormente troviamo in testa il Trentino (75%), seguito da Calabria e Abruzzo (73%), Molise (68%), Sardegna (64%), Marche e Lombardia (59%) e Lazio (56%). Le regioni in cui la sensazione di solitudine è stata avvertita meno sono Umbria (25%), Friuli Venezia Giulia (43%) e Piemonte (44%).

Il risultato più sorprendente è quello che rivela come a sentirsi più sola sia stata proprio la Generazione Z. Il 73% degli italiani intervistati (68% in tutta Europa) che rientrano in questa fascia d’età ha ammesso di essersi sentito solo durante il “blocco” almeno per una parte del tempo (a partire da aprile 2020), rispetto ad appena il 42% della Silent Generation (37% guardando ai dati europei). Questo può essere spiegato dal fatto che, in generale, le persone più anziane sono più abituate a rimanere da sole e in situazioni di emergenza come queste ricevono supporto da governi e comunità per evitare che vengano isolate, mentre i giovani e le persone in età lavorativa sono solite avere una vita attiva e molti contatti con le altre persone ed essendo considerate in grado di provvedere alle proprie necessità non ricevano un sostegno specifico dalle istituzioni in queste situazioni.

Tuttavia, anche se la tecnologia si sta dimostrando un enorme vantaggio, non tutti sono così esperti di tecnologia come vorrebbero. Il 55% delle persone intervistate (52% a livello europeo) che ha dichiarato di essersi sentite sole durante tutto il lockdown, avrebbe voluto avere maggiore dimestichezza nell’utilizzare la tecnologia, perché questo avrebbe consentito loro di sentirsi meno sole.

“Non credo – ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky – che ci sia mai stato un momento nella nostra storia in cui si sia vista un’adozione così rapida e diffusa della tecnologia. Solitamente, la tecnologia tende ad entrare nella vita degli individui in modo più graduale, ma l’attuale situazione di crisi ha costretto anche le persone che prima si tenevano alla larga dalla tecnologia a doverla utilizzare per diverse attività. Alcuni servizi, come le videochiamate o la spesa online, che un tempo venivano utilizzati occasionalmente, sono ora diventati essenziali. Nonostante sia una notizia positiva quella che le persone che prima temevano o disprezzavano alcune tecnologie ora ne stanno apprezzando i benefici è anche vero che la loro consapevolezza rispetto ai rischi online può essere notevolmente in ritardo rispetto alla loro dimestichezza con la tecnologia. Dobbiamo assicurarci, quindi, che rimangano connessi in modo protetto. Se utilizzati in modo sicuro, gli strumenti online e digitali che oggi abbiamo a disposizione possono rappresentare un ottimo rimedio alla solitudine. Siamo fortunati a poter rimanere connessi online anche in questo periodo e siamo sicuri che questa abitudine continuerà anche dopo l’abolizione di ogni residua misura di distanziamento sociale. È importante creare abitudini online sicure fin dall’inizio per essere sicuri di non cadere vittima dei criminali informatici proprio in un momento in cui il coronavirus ci rende più dipendenti dalla tecnologia”.

R

Redazione

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