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Tecnologie storage per un data center allo stato dell’arte

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Tecnologie storage per un data center allo stato dell’arte

22 Dic 2015

di Riccardo Cervelli

In un business come quello bancario è estremamente importante che le operazioni di manutenzione garantiscano il minor impatto possibile sul servizio. Il concetto di zero downtime è dunque mandatorio per Cedacri, il cui parco clienti è costituito principalmente da banche, servite da un data center in grado di gestire oltre 30.000 utenti e 50 milioni di transazioni.
Per garantire l’affidabilità e la flessibilità necessarie, lo storage rappresenta un tassello fondamentale

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50 milioni di transazioni e 30.000 utilizzatori del sistema gestiti quotidianamente. Sono i numeri di Cedacri, azienda specializzata in servizi di outsourcing completo, facility management, soluzioni software, system integration e business process outsourcing per il settore bancario, nata nel 1976 come società di servizi di cinque istituti bancari.

Cedacri

Con il suo data center, che i portavoce dichiarano essere il terzo in Italia per scala operativa (30.000 Mips di potenza elaborativa mainframe e 6000 server tra fisici e virtuali), Cedacri supporta sia applicazioni di tipo transazionale, appoggiate tipicamente su database relazionali (procedure di sportello, di core banking, di home banking ed Erp), sia soluzioni di virtualizzazione desktop e di servizi IaaS e PaaS in modalità cloud. “Mentre lo storage per le applicazioni di tipo transazionale è gestito in architettura San (Storage Area Network) tutti i servizi erogati in modalità cloud File Sharing e la Vdi (Virtual Desktop Infrastructure) si appoggiano su tecnologie Nas (Network Storage Infrastructure). Da quando abbiamo iniziato a lavorare con NetApp, circa cinque anni fa, tutto il mondo Nas ha il marchio di questo vendor”, spiega Alessandro Spigaroli, Responsabile Progettazione Sistemi ed Architettura Tecnica della società con sede a Collecchio (Parma).

Alessandro Spigaroli

Responsabile Progettazione Sistemi ed Architettura Tecnica, Cedacri

L’ultimo censimento parla di 700 TB di dati memorizzati su apparati NetApp. Oltre alle applicazioni per la condivisione di informazioni fra utenti, questa infrastruttura serve circa 4.000 postazioni Vdi fra hosted e shared. Fra le macchine ospitate nel data center Cedacri spiccano due Fas 8040, sistemi di classe enterprise che girano con il sistema operativo NetApp Clustered Data Ontap, pensato appositamente per fornire la massima scalabilità orizzontale (scale-out), il minore downtime e il supporto ad ambienti cloud privati, pubblici e ibridi. Il primo di questi sistemi è stato acquistato nel 2014 e il secondo quest’anno. Questa evoluzione ha corrisposto anche a quella da sistema operativo 7-Mode a Clustered Data Ontap 8. “Un cambiamento – precisa Spigaroli – che a parità di hardware ci permette di accedere a numerose nuove funzionalità Nas”.

Un’architettura Nas ad alta affidabilità

“Quando investiamo in una soluzione Nas – continua Spigaroli – miriamo soprattutto a tre obiettivi: affidabilità, flessibilità e riduzione massima del downtime. In un business quale quello bancario è estremamente importante che le operazioni di manutenzione garantiscano il minor impatto possibile sul servizio”. Cluster Data Ontap 8, del resto, ha fra i propri principali benefici dichiarati quello di ridurre a zero il downtime per la manutenzione dello storage, operazioni legate al ciclo di vita dell’hardware e aggiornamenti del software. L’impossibilità di prevedere interruzioni del servizio è una criticità, peraltro, strettamente legata al fatto che queste infrastrutture sono pensate per supportare contemporaneamente carichi di lavoro eterogenei, per conto di più business unit di uno stesso cliente o più tenant.

Sono cinque milioni i clienti finali che giornalmente vengono gestiti e utilizzano i servizi (per esempio, home banking)  forniti dalle realtà (bancarie soprattutto, ma anche aziende industriali e società di servizi) per cui opera Cedacri. Nel concetto di affidabilità, inoltre, è incluso anche quello di Disaster Recovery. “Le norme imposte al settore bancario in questo ambito sono sempre più stringenti”, fa notare Spigaroli. “L’infrastruttura di Disaster Recovery e Business Continuity, basata su un’architettura three-site con un’infrastruttura di Business Continuity erogata in Campo e un sito di Disaster Recovery a 180 km di distanza, si pone ai vertici nel mercato italiano per garanzia di continuità operativa, sicurezza e affidabilità”.

Flessibilità tecnologica e ottimizzazione dei costi

Accanto all’affidabilità e alla tendenza a ridurre a zero il downtime, riveste un carattere di massima importanza la flessibilità, responsabile a sua volta anche di una parte consistente del contenimento dei costi. Il software NetApp Clustered Data Ontap 8 nasce, oltre che all’insegna del massimo scale-out, anche a quella dell’unificazione dello storage. Supporta, infatti, ambienti sia San sia Nas, e come protocolli sia Smb (Cifs) sia Nfs. “Le macchine che abbiamo acquistato – aggiunge Spigaroli – consentono di implementare molte configurazioni differenti. È possibile utilizzare contemporaneamente stack di dischi diversi per tipologia (tiering): per esempio, si possono destinare dischi costosi e ad alte performance al Vdi, agli application e ai web server. Per i repository di contenuti di grandi dimensioni, ma di minore frequenza di accesso, possono essere invece utilizzati dischi capacitativi più economici. Tutto questo, unito al fatto che si possono riservare le San solo per gli ambienti più computazionali e connessi ai database, consente di bilanciare meglio i costi dello storage e, in ultima analisi, risparmiare”.

Il passaggio dalla piattaforma 7-Mode a Custered Data Ontap 8 ha comportato una iniziale criticità a livello di test. “La sostituzione di un sistema operativo – conclude Spigaroli – è un cambiamento più importante di quello di un hardware. È necessario prevedere una fase di pre-test più lunga. Con Clustered Data Ontap 8 non diminuiscono, ma aumentano, i comandi presenti sulla console di management, ma le novità si apprendono nel giro di poco tempo. Inoltre, lo staff di NetApp ci ha sempre supportato sia fornendoci l’adeguata formazione sia rispondendo con tempestività a specifiche esigenze emerse in fase di implementazione”.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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